INTRODUZIONE
La seconda edizione del monitoraggio: differenze e conferme.
Il monitoraggio sulla sperimentazione dell’autonomia è stato esteso, anche quest’anno, a tutte le scuole italiane di ogni ordine e grado. Non si è trattato, quindi, di un’analisi "a campione", ma di una vera e propria fotografia dell’intero sistema che nell’anno scolastico 1998-99 aveva interessato il 52% delle scuole e che, nel 1999-2000, si è estesa fino al 69.19%. Il primo anno della sperimentazione, infatti, l’indagine si era limitata soltanto ai cosiddetti "progetti complessi". Dopo una prima ricognizione generale erano stati approfonditi soltanto i progetti che contenevano elementi di novità e specifiche attività in qualche modo legate ad una più o meno ampia riorganizzazione. Molte scuole, infatti, si erano limitate quasi semplicemente a dichiarare di voler sperimentare l’autonomia ottenendo le risorse previste. I dati dell’ultimo anno, elaborati e presentati in questo rapporto, sono invece riferiti a 8.661 scuole di 98 province italiane.
Siamo di fronte, quindi, ad una fotografia complessiva del sistema (69.19%) ed i dati che sono stati presentati offrono numerosi spunti interpretativi della fase che la scuola sta attualmente attraversando. Dalle tabelle riportate in appendice a questo rapporto, emergono però anche alcuni vuoti e, per alcune province, percentuali di ritorno decisamente insoddisfacenti. E’ mancato a questo proposito soprattutto il supporto alle scuole, ma anche un’efficace azione di illustrazione dell’operazione nel suo complesso. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che questa parte del monitoraggio mirava anche alla creazione del primo nucleo del sistema di documentazione, GOLD, dedicato ai Piani dell’Offerta Formativa di tutte le scuole italiane.
Questo è il primo aspetto che è necessario sottolineare perché il monitoraggio che sempre di più vuole affermarsi come una attività di documentazione "di" e "per" e non "su" la scuola, sia invece apparsa come una delle tante schede da compilare, in ultima analisi, un semplice adempimento formale. Questa percezione è stata in un certo senso confermata dal fatto che il riferimento delle scuole era la struttura amministrativa provinciale che, in difficoltà per le vicende di ristrutturazione che sta attraversando il sistema scolastico, non è stata, inoltre, in grado di fornire quest’anno un efficace supporto. Soprattutto è emerso chiaramente come il monitoraggio non debba essere proposto alle scuole come un’operazione amministrativa e come, quindi, sia necessaria una diversa struttura di riferimento per le scuole.
Un’altra considerazione generale si riferisce alla necessità di coordinare la raccolta dei dati dalle scuole. Queste ultime sono, infatti, letteralmente perseguitate da schede e questionari che, a livello nazionale, ma anche locale, richiedono un lavoro continuo di cui non si condividono spesso i risultati.
Il monitoraggio del secondo anno di sperimentazione dell’autonomia ha prodotto una grande quantità di dati che vanno dalle dotazioni di strumenti, attrezzature e laboratori presenti nelle scuole, alle diverse dimensioni dell’organizzazione didattica. Questi stessi dati hanno, quindi, potenzialmente un target molto diversificato ed un coordinamento generale dei monitoraggi potrebbe consentire anche un migliore utilizzo della raccolta dati basata su un linguaggio controllato ed omogeneo. E’ anche necessario arrivare ad un consolidamento degli strumenti usati in modo da consentire alle scuole di acquisire una certa familiarità con schede e software proposti.
Tra i risultati del monitoraggio dei due anni emergono alcune conferme ma anche differenze che evidenziano come la scuola stia entrando in una nuova fase nella quale l’autonomia rappresenta una realtà piuttosto che una semplice sperimentazione.
Prima di tutto i nuovi dati confermano come l’autonomia non rappresenti per la scuola un’occasione per semplici aggiustamenti tecnici, amministrativi, ma sia un’opportunità che tocca direttamente i principali aspetti qualitativi del fare scuola. L’adattamento dell’orario e del calendario sono i due ambiti meno interessati dalla sperimentazione dell’autonomia. Le scuole hanno invece orientato la propria attività verso la "collaborazione" (la costituzione cioè di reti sul territorio, sia con altre scuole che con enti ed istituzioni), verso la continuità, l’articolazione flessibile della classe e l’inserimento, nel Piano dell’Offerta Formativa (POF), di insegnamenti integrativi. L’aspetto della "flessibilità" risulta, quindi, la dimensione più sviluppata insieme a quella della "responsabilità".
Che la scuola sia entrata, in questo secondo anno, nella nuova dimensione dell’autonomia è testimoniato, ad esempio, dal fatto che le percentuali delle diverse tabelle siano in generale molto più alte. Poiché le scuole avevano la possibilità, per quasi tutte le domande, di selezionare più di una risposta, il fatto che tra i due monitoraggi ci sia, mediamente, questo rilevante aumento nelle percentuali, testimonia come le attività collegate all’autonomia siano complessivamente molto cresciute nelle scuole. Si tratta di un dato costante in molte tabelle che dimostra come, dopo il primo anno di sperimentazione, che oltre tutto aveva trovato impreparate le scuole, si sia aperta una nuova fase nella quale gli accordi di rete, la flessibilità e le altre dimensioni dell’autonomia sono notevolmente aumentate anche se in misura diversa tra loro.
La scuola percepisce l’autonomia come una novità reale. Le maggiori difficoltà, non a caso, sono l’inadeguatezza professionale ed il conflitto tra vecchio e nuovo e quindi la paura che si mantengano comportamene vecchi in una dimensione nuova della scuola. Anche molti dei luoghi comuni del dibattito che da anni si sta svolgendo sull’autonomia, dalla scuola-azienda al rischio di localismo, non vengono invece percepiti dalla scuola come problemi reali.
Dall’analisi delle aspettative e dei rischi connessi con l’attuazione dell’autonomia emerge anche una grande e diffusa richiesta di sostegno e di supporto. Non si tratta solo o tanto di aggiornamento professionale, ma di un sostegno operativo alla didattica, alla riorganizzazione del curricolo, alla valutazione magari condotto in situazione: Da questo punto di vista non possiamo non raccordare questo alle altre due dimensioni del monitoraggio. La diffusione delle esperienze e dei materiali (il sistema di documentazione GOLD) e il monitoraggio in situazione. Il primo, che è stato avviato nei primi mesi di quest’anno, ha già raccolto molte esperienze e materiali ed il secondo è al centro dell’interesse delle scuole che lo vedono come una occasione di supporto e di confronto sulle attività, sulla progettazione realizzata: due dimensioni complementari entrambe, però sviluppate "per" la scuola e non "su" la scuola.
L’assunzione condivisa delle responsabilità e la costituzione di un gruppo di progetto per l’elaborazione del POF rappresentano un elemento costante in tutte le scuole, così come, nello stesso tempo, è ancora poco presente la valutazione. Moltissimi sono comunque gli indicatori che sono stati utilizzati e questo secondo rapporto si caratterizza anche proprio dalla quantità di dati che sono stati trattati. Anche la presentazione dei dati è stata mantenuta in una forma leggibile per tutti proprio per favorirne la lettura nelle scuole evitando, in questa sede, analisi statistiche troppo sofisticate, che sarebbero risultate di difficile interpretazione.