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LINGUAGGI DELLA COMUNICAZIONE

Strappate quella pagina

Giovanni Biondi, direttore di Indire: le ragioni di un nuovo Master, offerto anche alla scuola, ripercorrendo il complesso rapporto fra scritture e digitale

di Stefania Chipa
18 Novembre 2004

Carla Accardi, Blurosso, 1963, Dia IndireDopo il grande passaggio dalloralit alla scrittura, unaltra tappa fondamentale ha segnato la storia del testo e della comunicazione: la rivoluzione digitale ha inciso profondamente sul significato e sulla funzione della scrittura.
Con internet e le nuove tecnologie della comunicazione il testo ha acquistato nuovi e pi complessi significati, ha assunto in s codici e regole diverse.
I mezzi elettronici hanno prefigurato possibilit non immaginate prima, hanno rivoluzionato molti dei convincimenti in fatto di lettura e scrittura, hanno agito profondamente sulle forme della testualit, sul ruolo del lettore e dello scrittore, sul significato stesso di testo.
Ne abbiamo parlato con Giovanni Biondi, direttore di Indire, uno degli istituti pi rappresentativi in Italia per la documentazione e la ricerca educativa.

David Bolter (Writing space, 1993), ha descritto per la prima volta la scrittura in termini di luoghi prima che parole. Scrittura come struttura, organizzazione logica e spaziale dei contenuti.
Scrittura, quindi, come progetto. Che cosa pensa di questa affermazione?

Recuperare la dimensione della progettualit nella scrittura un elemento fondamentale.
Pensare la scrittura come progetto non significa solamente strutturare il proprio pensiero, ma strutturarlo in funzione del medium che si vuole utilizzare.
La scrittura del passato (e sto pensando in particolare a quella dellOttocento) era una scrittura lineare, che si organizzava in modo sequenziale, rispecchiando unorganizzazione della conoscenza di questo tipo.
Oggi lorganizzazione del sapere si complicata, diventata di tipo reticolare e la scrittura deve necessariamente riflettere questa complessit. E per farlo ha bisogno di recuperare la dimensione della progettualit.
Quale la salute della scrittura oggi? Riesce a rappresentare questa reticolarit di pensiero?
La mia opinione che ci sia ancora un po di strada da percorrere.
Ragnaleta, Dia IndireLa saggistica piuttosto accademica, la letteratura scientifica stampata abbastanza inadeguata. Non un caso che il World Wide Web sia stato ideato proprio in ambiente scientifico (CERN di Ginevra) per rispondere alle esigenze dei ricercatori in fisica di diffondere e condividere con altri studiosi le proprie conoscenze.
I nuovi media hanno quindi aperto nuove vie per organizzare la conoscenza in modo reticolare.

Scrittura come leggerezza, rapidit, esattezza, visibilit, molteplicit. Queste erano le proposte di Calvino per la scrittura del nuovo millennio (Lezioni americane, 1985).
Quegli aggettivi possono descrivere la scrittura di oggi?

Sentendola citare questa affermazione di Calvino, la mia mente di letterato ha richiamato subito un riferimento: Braudel.
Fernand Braudel stato una grande storico del passato che riuscito a scrivere in modo leggero.
La scuola delle Annales alla quale si rifaceva ha introdotto un nuovo modo di comunicare la storia: non pi evenemenziale (e quindi, in un certo senso, sequenziale), ma con un approccio globale. Il racconto storico, quindi, come rappresentazione globale della storia umana, alla cui ricostruzione concorrono tutte le scienze sociali.
Anche il linguaggio, e quindi la scrittura, hanno dovuto adeguarsi a questo modo diverso di rappresentare e comunicare i contenuti.
Una scrittura che ha dovuto cercare nuove vie: di leggerezza, di rapidit, di molteplicit.

Scrittura e scuola: che tipo di scrittura quella della scuola? Che uso ne fa? Come la insegna?

La scuola italiana ha ancora un po di cammino da percorrere per riuscire a fare proprio questo modo nuovo di scrivere.
Deve prima di tutto vincere la sua tendenza ad impermeabilizzarsi ai cambiamenti per, al contrario, poterli vivere da protagonista.
A sentire gli insegnanti, gli elaborati di italiano degli studenti di oggi tendono ad una sorta di elementarizzazione; luso insistito della coordinazione, rispetto alla subordinazione, riflette una strutturazione pi elementare del pensiero.
Questo non deve farci pensare che dobbiamo scrivere in modo complicato. Il mondo anglosassone utilizza un temine preciso per indicare una scrittura faticosa, che non si dipana in modo leggero: nested (annidiata).
Non la complicazione della scrittura, ma la sua complessit.
Quando Calvino parlava di scrittura lineare e leggera immaginava una scrittura in grado di assorbire questa complessit, di farla propria. Pensava ad una scrittura meditata, progettata, pensata; una scrittura capace di adottare e di adattarsi a nuovi media, una scrittura che reclama a chi scrive un ruolo da protagonista.

Adesso voglio che strappiate quella pagina. Mi avete sentito? Strappatela! () Strappate, stracciate, rompete, frantumate, non voglio sentire altro che gli strappi. Ed ora, miei adorati, imparerete di nuovo a pensare con la vostra testa, ad assaporare parole e linguaggio. Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo!.

La scuola italiana deve comportarsi come gli studenti de Lattimo fuggente: deve strappare quella pagina, riappropriarsi della scrittura e della lettura, rimettersi al centro, tornare protagonista come educatrice.

La scrittura come strumento di comunicazione della scuola e per la scuola: la scuola racconta se stessa, i propri progetti, le proprie iniziative.

Nonostante gli sforzi, la scuola ha molta difficolt a raccontare se stessa.
Un esempio riuscito di racconto della scuola su di s il libro di Paola Mastrocola, La scuola raccontata al mio cane, un racconto-riflessione scritto da un insegnante di letteratura sul mondo della scuola italiana e sul mestiere di insegnante.
Se analizziamo i modi in cui la scuola racconta agli altri le proprie iniziative e attivit (e Indire, con la banca dati GOLD, uno scrigno delle migliori esperienze didattiche delle scuole italiane) ci rendiamo conto che utilizza un registro comunicativo piatto.
E questo proprio il suo problema. La scuola quando si racconta lo fa in modo distaccato, come se non stesse parlando di se stessa.
Sembra raccontare fatti accaduti in altri luoghi e in altri tempi, fatti che stanno fuori della sua storia.
La via che dobbiamo percorrere quella del recupero del protagonismo nella scrittura, lessere dentro le cose che si comunicano, che ci che rende vivo un racconto.

Plinio Mesciulam, Alba del penultimo giorno, Dia IndireIndire collabora con il Dipartimento di Scienze dellEducazione e dei Processi Culturali e Formativi e con il Laboratorio di strategie della comunicazione dellUniversit di Firenze allorganizzazione di un Master, Digital writing Scrivere per i nuovi media. Uniniziativa originale nel panorama dellofferta formativa degli atenei italiani.
Quali sono state le motivazioni che hanno spinto a sostenere questo progetto?

La voglia di aiutare la scuola a trovare dentro se stessa le motivazioni e gli strumenti per partecipare da protagonista al processo di cambiamento della scrittura.
Lesigenza di arrivare a produrre contenuti efficaci sul piano comunicativo.
La necessit di potenziare la scrittura, facendola dialogare con codici diversi: alfabetico, iconico, sonoro, audiovisivo.
La consapevolezza che la difficolt che la scuola e gli studenti incontrano a raccontarsi un problema di rappresentazione, di organizzazione, di comunicazione delle conoscenze.
Ed su questi tre versanti che necessario lavorare per riorganizzare il sapere e il modo di comunicarlo attraverso la scrittura, per cambiare la prospettiva e innovare la scuola dallinterno.

 
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