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LEARNING OBJECTS

Learning Object: dal dire al fare

E-learning, pedagogia, modelli formativi che stanno alla base della progettazione dei Learning Object: scuola e ambienti online si avvicinano

di Massimo Faggioli
18 Luglio 2005

Edoardo Persico che legge - particolare - Dia Indire La tematica relativa ai Learning Object (LO) al centro di unampia discussione. Dopo una prima fase di avvio su piccola scala delle sperimentazioni di e-learning, ci si resi conto che le piattaforme di formazione che nascono per soddisfare le esigenze di singoli progetti hanno un forte tendenza centrifuga, tendono cio a modellarsi sul contesto per cui sono state progettate.

Il fatto pu rappresentare un forte ostacolo per la riusabilit dei contenuti e dei materiali formativi e compromettere uno dei pi allettanti vantaggi commerciali  delladozione di sistemi di formazione online: leconomia di scala, la possibilit di usare i componenti in formato digitale riassemblandoli in nuovi contesti.
Lidea vincente sembra essere allora quella di separare la piattaforma di formazione, con la sua struttura, lorganizzazione gerarchica dei moduli, dai contenuti finali, dagli oggetti di insegnamento/apprendimento.
Ecco quindi comparire questa nuova entit, il LO, definito come un oggetto:

 in formato digitale
 destinato in modo esplicito allapprendimento,
 autoconsistente,
 modulare
 riusabile
.


Proprio perch il LO nasce come un oggetto la cui caratteristica fondante la riusabilit, lanalisi si orientata in primo luogo sulla definizione di un linguaggio condiviso per lindicizzazione che ne permettesse la recuperabilit in un sistema di database online, e, in secondo luogo, sulla definizione di uno standard per la descrizione della struttura interna. Sia nel primo caso (metadata) che nel secondo (SCORM e altri standard) si tratta di sistemi capaci di adattarsi a oggetti che nascono in contesti diversi e con intenzioni educative anche molto distanti.

Dia IndireMa il limite pi grande di questi sistemi sta forse nel fatto che essi sono pensati per favorire un sistema globale di distribuzione, quindi pi mirati sugli aspetti esterni del LO, come la modularit o lautoconsistenza, mentre tralasciano del tutto gli aspetti interni. Del resto, allidea di LO si accompagna il disegno (o lutopia?) di un sistema di repository interconnessi su Internet, contenenti LO che possono essere ricercati (magari via XML), scaricati e riassemblati per comporre nuovi corsi. Si arriva cos a parlare di un sistema di mattoncini di lego, oggetti educativi che offrono gli incastri naturali per una ricomposizione infinita di entit pi complesse.

E naturale associare un sistema di questo tipo alle intuizioni di Ted Nelson, che a met degli anni sessanta prefigurava un sistema ipertestuale di interconnessione tra nodi di conoscenza, che riassumesse e rendesse disponibile tutto il sapere. Xanadu, lipertesto globale di Nelson, non stato mai realizzato, ma ha rappresentato una tappa fondamentale nello sviluppo dellidea di ipertesto e di rappresentazione reticolare della conoscenza. Non a caso si tornati a parlarne ancora quando, 30 anni dopo, si verificato il vertiginoso sviluppo della rete Internet con il World Wide Web. Anche in questo caso si verificato un fenomeno capace di prefigurare la realizzazione dellipertesto globale, con conseguenti facili entusiasmi per la presenza di una rete capace di rendere potenzialmente disponibile per tutti la conoscenza a costo zero.

Ma   evidente che anche  loverflow di informazione offerto dalla rete pone nuovi problemi allutente che ricerca informazioni e materiali e che cerca di riorganizzarli nellambito di propri obiettivi di conoscenza. Sono i problemi che derivano dal rapporto informazione/rumore (quante, tra le informazioni che trovo, sono quelle che mi servono veramente?), i problemi dell attendibilit delle fonti (quanto sono certo che linformazione che trovo sia corretta?), i problemi di significativit degli oggetti (quale consistenza, quale qualit ha linformazione che ho trovato?). Non a caso stiamo assistendo a continui tentativi per creare strumenti di ricerca sempre pi raffinati, che operino in modo intelligente, dalle strategie del web semantico ai motori basati sui modelli dellintelligenza artificiale.

Dia IndireQuando si passa da un sistema globale altamente eterodiretto come la rete Internet a uno fortemente indirizzato al mondo delleducazione e della formazione come quello che dovrebbe sostenere la distribuzione dei LO, il problema ancora pi complicato. La rete Internet, scandagliata in modo mirato, pu rappresentare un repository diffuso e potenzialmente infinito di tasselli di conoscenza utili per costruire LO.

Tuttavia i L.O. non sono costituiti da semplici somme o combinazioni di informazioni, sono invece materiali che nascono con esplicite intenzioni formative, messe in gioco da coloro che li progettano e li realizzano; queste intenzioni si imprimono allinterno del LO e ne modellano la struttura e il senso. E poich indubbio che non esista una forma univoca di intenzione formativa, ma che al contrario proprio su questo punto che si sostanzia la differenza tra le varie teorie pedagogiche di sfondo, altrettanto indiscutibile che chi progetta e modella LO vi imprima la propria strategia educativa, che il prodotto porter con s.

Sarebbe molto utile allora, non limitare lanalisi dei LO ai loro caratteri esterni (sono autoconsistenti? Sono modulari? Quale il livello di granularit che li qualifica?...) ma portare la discussione anche su quelli interni (quale strategia formativa portano con s? Quali modelli di apprendimento propongono? Come interagiscono con il contesto? Sono indirizzati allautoformazione individuale o al lavoro di una comunit di apprendimento?).

Unindagine di questo genere porterebbe sicuramente a concludere che i mattoncini di lego non si incastrano poi cos bene come crede chi pensa di aprire un mercato del LO distribuito per via telematica, con laccesso a oggetti che sono potenzialmente i frammenti di unenciclopedia planetaria. Questa  infatti una visione che d per scontato un azzeramento delle problematiche che forzosamente e giustamente gli educatori/i formatori  si pongono, accingendosi a introdurre nuove tecnologie della comunicazione nel proprio contesto professionale.

Se queste  problematiche sono al centro dellattenzione nel mercato delle-learning, che proprio per questo stenta a decollare nel nostro paese, a maggior ragione lo sono nel mondo della scuola. Qui infatti il modello pedagogico sempre al centro della ricerca e dellinnovazione e le infatuazioni tecnologiche in quanto tali sono destinate a vita breve. LO destinati alla scuola, sia per la formazioni dei docenti e in genere del personale scolastico sia per il sostegno al lavoro degli studenti, devono nascere in modo coerente con le linee di sviluppo di un ambiente abituato a crescere e a evolversi con la ricerca pedagogica.

Dia IndireSarebbe dunque un avvilimento dellidea stessa di e-learning il ridurne il ruolo a strumento che assembla corsi costituiti da dispense elettroniche di informazioni, magari utilissime di per s, ma che non interagiscono con il contesto della formazione. Sarebbe un ritorno allidea dei sistemi di e-learning basati sul paradigma delleconomia, per cui la formazione a distanza sarebbe essenzialmente un modo per raggiungere in modo economico ed efficiente un gran numero di soggetti in formazione geograficamente lontani.

Questo aspetto, che pure non va sottovalutato, rappresenta oggi un punto di partenza da cui avviare la progettazione. I passi successivi sono lindividuazione delle modalit con le quali dare attuazione allidea del learning by doing, la creazione di modelli di integrazione delle attivit del gruppo in aula e della comunit virtuale in un processo di blended learning, lo sviluppo di comunit di pratiche in cui la conoscenza che entra dallesterno viene messa in rapporto con quella che deriva dallesperienza professionale dei soggetti in formazione ed elaborata in nuovi processi di sintesi.

Aprire i LO, andare a vedere come affrontano questi aspetti o  il loro modello pedagogico di riferimento  pu portare a ridurre molto le  superfici di incastro. E tuttavia questo un passaggio ineliminabile se si vuole suscitare un interesse reale da parte del mondo della scuola verso un contesto come quello delle-learning che viene  accolto in modo ancora tiepido da chi si occupa di educazione.

Lesperienza condotta da Indire, con lo sviluppo dellambiente PuntEdu, partita con luso di una piattaforma erogativa su software commerciale, che tuttavia conteneva gi ambienti e suggestioni per attivit di tipo laboratoriale. Il primo impatto con lutenza scolastica ha rafforzato questo approccio, fornendo gli stimoli per sviluppare una ricerca di soluzioni innovative, sempre pi vicine alle esigenze del mondo della scuola. La riflessione e la ricerca sul modello di formazione ci ha portati a definire lambiente di apprendimento come un sistema a legami deboli, un luogo in cui lindividuo e il gruppo di cui fa parte non vengono messi di fronte a un percorso obbligato, ma sono invitati a svolgere un ruolo attivo nella personalizzazione del percorso formativo e nellelaborazione della conoscenza.

Di nuovo c la ricerca di un modello formativo coerente con il modo di operare del docente nel proprio contesto professionale: un processo di costruzione della conoscenza che si muove in modo circolare, che si alimenta con le migliori esperienze professionali, le rielabora in un contesto attivo e le mette in relazione con gli sviluppi della ricerca teorica elaborando sintesi condivise. 

PuntoeduTutto ruota quindi intorno alla riflessione sui modelli operativi: primo fra tutti il concetto di learning by doing, come garanzia che il nuovo sapere possa effettivamente tradursi in nuovi comportamenti professionali. Ecco dunque che fin dalle prime esperienze di e-learning, sempre in modalit blended, nellambiente PuntoEdu stata introdotta una distinzione tra laboratori, i LO veri e propri, oggetti che propongono al soggetto in formazione attivit da svolgere, e i materiali di studio, contenenti informazioni e contributi teorici utili allo sviluppo delle conoscenze. Tra le due categorie stato creato un rapporto di dipendenza ben preciso: al centro dellambiente sono state collocate le proposte di attivit, i materiali di studio sono collegati ai percorsi di laboratorio per essere consultati dal corsista  nel momento in cui ne rileva la necessit, quando sente lesigenza di un supporto teorico per lo svolgimento del compito.

E una scelta di campo molto forte che approfondisce il concetto di LO legandolo alla dimensione dellattivit. La ricerca condotta da Indire ha dunque come esito la proposta di un definizione di  LO che identifica questa entit non solo per il fatto di essere un oggetto formativo autoconsistente,  modulare e riusabile, ma anche e soprattutto perch propone una strategia operativa, un percorso di learning by doing.

E un passaggio che ci porta a ridurre in modo significativo la compatibilit tra gli oggetti, e quindi la riusabilit, la possiblit di creare gli incastri dei mattoncini. Questi incastri  funzionano infatti solo se gli oggetti condividono, accanto ai caratteri esterni (la descrizione, i termini usati per lindicizzazione)  linee guida interne, il modello operativo, lidea di formazione. E un prezzo da pagare per riportare il tema dellinteroperabilit e dello scambio di LO in una dimensione realistica e praticabile.


di Massimo Faggioli [m.faggioli@indire.it]

 
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