L’Istituto Pedagogico Ladino (Bolzano) in collaborazione con l’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica, nucleo territoriale del Friuli Venezia Giulia, ha recentemente presentato il progetto INFO, nato per dare una prospettiva più vasta all’azione delle lingue meno diffuse in ambito scolastico. Questo concetto è stato ribadito nella relazione di apertura di Alessandra Missana, Direttore del Nucleo Regionale Friuli Venezia Giulia de l'Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica, che ha ricordato come l’istituto ha da sempre attivato progetti volti alla diffusione del plurilinguismo e attenti alla diversità linguistica, intesa come ulteriore sostegno ad un apprendimento linguistico integrato (vedi Programma). Roland Verra, Presidente dell’Istituto Pedagogico Ladino, ha evidenziato con forza come “la lingua minoritaria non debba essere vista soltanto quale valore culturale da tutelare e da promuovere, ma anche quale elemento fondante di una competenza plurilingue necessaria in ambito europeo e rappresentante un plus-valore metalinguistico, spendibile in tutti gli ambiti di istruzione”.
La spendibilità della conoscenza delle lingue minori è stata sottolineata anche dall’Assessore alla cultura della Regione Friuli Venezia Giulia, Roberto Antonaz, il quale ha ricordato le leggi regionali a favore dello sloveno e del friulano, lingue che sono parte integrante della storia e della cultura della regione. Ugo Panetta, Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, ha sottolineato l’importanza del coinvolgere le scuole del territorio in questo processo di educazione plurilingue, che oltre alla conoscenza linguistica mira alla formazione del cittadino europeo, aperto alla diversità linguistica e culturale. Antonio Degasperis, in rappresentanza del MPI -Direzione Generale per gli Affari Internazionali, ha ribadito l’interesse della Direzione per il progetto che ben si inserisce nell’azione di sostegno alla creazione di un ‘ambiente più favorevole alla valorizzazione, impiego e insegnamento delle lingue’. Il lavoro, come ha sottolineato Olimpia Rasom-coordinatrice del progetto, è il frutto di una ricerca - finanziata in un primo momento dal MPI-Direzione Generale per gli Affari Internazionali dell’Istruzione Scolastica ed in seguito dalla Commissione europea, nell’ambito di Comenius 2.1 - condotta da nove istituti partner i quali, dopo aver individuato i bisogni degli/delle insegnanti operanti in 11 areee plurilinguistiche, hanno congiuntamente individuato le linee guida per un modello di formazione per insegnanti in servizio che, “evidenziando gli elementi di qualità di un percorso professionalizzante, consentano all’insegnante di disporre di strumenti didattici, conoscenze e atteggiamenti e di utilizzare approcci metodologici e strategie, tali da realizzare al meglio la pratica didattica e promuovere appieno le possibilità di crescita delle alunne e degli alunni parlanti lingue meno diffuse”.
Il percorso di formazione è rivolto principalmente agli insegnanti della scuola primaria che intendono attivare un'iniziativa o un progetto in lingua minoritaria, ma la flessibilità di approccio che lo caratterizza permette la sua trasferibilità ad altri livelli e situazioni di insegnamento/apprendimento che intendono “confrontarsi con una didattica plurilingue” in dimensione europea. L’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica, grazie al sapiente coordinamento della Prof.ssa Marilena Nalesso, ha partecipato attivamente alla ricerca, durata oltre tre anni, fotografando la realtà regionale e contribuendo a far emergere le necessità degli insegnanti che si trovano in contesti plurilinguistici e la cui azione è volta a significare il valore aggiunto di una regione le cui istituzioni scolastiche operano in stretto contatto con altri sistemi di istruzione propri dei paesi confinanti. Insegnare in aree con presenza di lingue meno diffuse implica una professionalità specifica oltre ad una sensibilità orientata alla tutela di beni intellettuali e culture che vanno ad arricchire il panorama linguistico e la volontà d’integrazione delle varie regioni. Le relazioni che si sono succedute hanno illustrato i vari momenti del percorso formativo e gli aspetti caratterizzanti il modello plurilingue, il cui scopo prioritario è l’integrazione dell’insegnamento della lingua minoritaria con l’insegnamento e l’uso di altre lingue. Sono stati individuati alcuni ambiti tematici in grado di rispondere ai bisogni formativi emersi dall’indagine preliminare e che possono diventare comuni a docenti che operano in aree plurilingui. Il corso ha quindi approfondito i seguenti aspetti: gestione di progetti didattici, aspetti normativi, politica linguistica della attività scolastiche, educazione plurilingue ed insegnamento della lingua minoritaria, produzione di strumenti didattici e materiali.
La seconda parte dei lavori è stata dedicata agli ultimi due ambiti attraverso la presentazione dei progetti elaborati ed attivati dai docenti nelle rispettive aree di provenienza. Le proposte didattiche, improntate ad elementi condivisi da tutti i partecipanti, offrono varietà di approcci e di indicazioni sia sotto forma di materiali per l’ insegnante sia di esempi di attività di classe. Fra i materiali utili alla progettazione dell’insegnante vengono suggerite delle linee guida per progetti che si propongono di coinvolgere l’ambiente scolastico, le famiglie ed il territorio. Nella prospettiva dell’introduzione della lingua minoritaria nei curricoli scolastici non bisogna sottovalutare l’importanza di una sensibilizzazione di tutti coloro che, a vario titolo e con responsabilità diverse, sono chiamati a fornire il loro sostegno. Il coinvolgimento dell’ambiente scolastico e, in prospettiva, del territorio e dell’intera comunità che parla la/e lingua/e minoritaria/e è considerato dagli insegnanti un elemento fondamentale nella progettazione dell’intero percorso. La capacità di “attivare strategie di promozione e di attualizzazione della lingua minoritaria e di attivare processi di interiorizzazione delle motivazioni per la promozione della lingua minoritaria e del plurilinguismo” è, del resto, uno degli elementi di qualità individuati dal gruppo di progetto che devono connotare un’esperienza in lingua minoritaria. La maggior parte dei progetti ha sviluppato dei percorsi di apprendimento/insegnamento con obiettivi ben definiti volti all’inserimento della lingua minoritaria nei rispettivi contesti di apprendimento. Le proposte, pur con le variabili determinate dai diversi sistemi scolastici e curricoli, possono essere utili come riferimento per la progettazione di lezioni e di unità di apprendimento, che permettono di “sviluppare un discorso didattico vicino ai bambini”. Il bambino diventa l’attore principale del proprio apprendimento e viene guidato e coinvolto in prima persona, attraverso la riflessione sul proprio ‘fare’, nelle diverse fasi, con compiti ben precisi. L’aspetto metacognitivo dell’apprendimento viene in questo modo sviluppato negli allievi, che potranno in seguito applicare il procedimento riflessivo ad altre situazioni.
L’accento è costantemente posto sulla necessità di un’educazione interculturale per una riflessione sulla diversità tra culture diverse, sul problema dell’intolleranza e sul fattore negativo del pregiudizio. Interessanti sono anche le attività, strumenti e materiali predisposti ed utilizzati nella pratica di classe, che evidenziano la capacità dei docenti corsisti “di elaborare strumenti che presentano caratteristiche di incisività ed efficacia per la promozione della madrelingua e del plurilinguismo…il saper applicare la varietà di strumenti didattici nelle diverse realtà plurilinguistiche”. Fra le attività didattiche maggiormente utilizzate dai rispettivi insegnanti i giochi sono stati considerati i più adatti a stimolare i bambini ad apprendere la lingua minoritaria in un contesto stimolante e vicino ai loro interessi. Il ricorso alle storie ha rappresentato un’altra modalità, seguita da parecchi insegnanti, per l’introduzione e/o l’approfondimento della lingua minoritaria. Le storie vengono usate, oltre che per l’apprendimento della struttura della lingua, come opportunità di “…esprimere le proprie opinioni” e soprattutto per la loro valenza culturale, con il riferimento a personaggi e tradizioni locali. Dalla presentazione dei molteplici aspetti in cui si è articolato il percorso progettuale sembra di poter cogliere indicazioni e individuare alcuni punti chiave condivisi da quanti a vario titolo vi hanno partecipato che potranno, in futuro, essere ripresi ed adattati ad altri contesti in lingua minoritaria nella strutturazione di un percorso formativo.
Fra questi ricordiamo:
- La scelta di un approccio metodologico di tipo comunicativo, che pone l’accento sulle abilità orali e sul ‘saper fare’ e si propone di migliorare lo standard della lingua parlata
- L’uso di modalità e tecniche di insegnamento innovative, improntate alla flessibilità, attente agli stili individuali e alle strategie di apprendimento degli alunni
- La didattica laboratoriale come modalità di lavoro adatta alla scuola primaria
- Il ricorso ad attività didattiche motivanti didatticamente e affettivamente per coinvolgere il bambino in prima persona, sollecitare il suo interesse per la propria lingua e la curiosità verso altre lingue e culture
- L’uso di una grande varietà di materiali, la maggior parte dei quali prodotti autonomamente dai corsisti per rispondere in modo mirato alle diverse esigenze dei bambini e per sollecitare la loro curiosità verso le proprie origini e tradizioni culturali
- L’utilizzo delle nuove tecnologie (CD Rom, power point, Interactive White Board…) in tutti i progetti, a sostegno di una maggiore interazione fra i bambini
- La visione della lingua come veicolo privilegiato di cultura, come stimolo per il plurilinguismo; apprendimento linguistico ma anche educazione interculturale
- La consapevolezza che l’integrazione linguistica e l’integrazione con altri linguaggi sono alla base di un percorso che dia dignità e forza alla lingua minoritaria verso un curricolo veramente plurilingue
Emerge inoltre un profilo abbastanza articolato delle competenze professionali qualificanti per un “docente che intende operare, in contesti multilingui, per il rafforzamento della propria lingua di minoranza, secondo un’ottica di plurilinguismo, che vede nell’integrazione e nello scambio di esperienze i suoi momenti più importanti”.
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