Nel primo pomeriggio di ieri, 19 giugno, è venuto a mancare Enzo Petrini, storico direttore del Centro Didattico Nazionale di Studi e Documentazione di Firenze, uno dei tanti nomi con i quali è stato chiamato in passato l'istituto di Palazzo Gerini. La notizia è giunta improvvisa in Agenzia. Erano ormai molti anni che aveva lasciato la guida del nostro istituto, ma il suo ricordo era rimasto vivo, per le profonde doti di umanità, intelligenza e rigore morale che avevano contraddistinto il suo lungo mandato. Enzo Petrini era nato nel 1916 a Siena, ma aveva vissuto fin da ragazzo a Brescia. Nel 1938 conseguì presso l’Università Cattolica di Milano la laurea in Lettere e Filosofia. Nel 1939 iniziò l’attività di insegnante nei licei e l’attività di ricerca nell’ambito della Filologia romanza, seguito da Luigi Sorrento. Tutto questo venne però interrotto dalla lunga parentesi del servizio militare prima e della Resistenza dopo, nelle file delle Fiamme Verdi bresciane. Nell’immediato dopoguerra – oltre a riprendere l’insegnamento – divenne noto come critico, pubblicista e scrittore. Nel 1946, ispirandosi al periodo della lotta partigiana, scrisse il libro per l’infanzia «Piccole fiamme verdi» (Brescia, 1946), recentemente ristampato. Nel 1952 ottenne il Premio Trieste; in seguito all’incontro con Jeanne Cappe entrò a far parte del Conseil International de litterature de jeunesse, e quindi del Kuratorium per i libri per ragazzi, che sarebbe divenuto l’International Board on Books for Young People (IBBY).
Il 1952 fu anche l’anno in cui venne nominato direttore del Centro Didattico Nazionale di Studi e Documentazione di Firenze. In quella sede, fu decisivo l’incontro con l’insigne pedagogista Giovanni Calò, fondatore del Museo Didattico Nazionale e dello stesso Centro, che divenne il suo vero maestro e lo indirizzò in via definitiva agli studi pedagogici. Nel 1953 – sull’esempio di Bruxelles e Zurigo – Petrini diede vita presso il CDNSD a «Schedario», prima rivista critica in Italia sulla letteratura giovanile. Dal 1955 al 1960 fu direttore del Servizio Informazione e Documentazione (AEDE), realizzando una rete internazionale di informazione nel settore dell’educazione anche grazie al ricorso a quelle “nuove tecnologie” ancora quasi del tutto sconosciute in Italia. Nello stesso periodo diresse la rivista internazionale «L’enseignant européen» e collaborò con saggi e rassegne bibliografiche a numerosi periodici italiani.
Fu presidente dell’IBBY per il biennio 1956-1958 e nel 1958 – anno di costituzione della Sezione italiana dell’IBBY – fu nominato alla presidenza di tale sezione. Fino al 1960, la sua attività di saggista di letteratura giovanile, di scrittore per ragazzi e di pedagogista fu molto fervida. Sul versante della critica fu autore di numerose monografie, tra cui «Idee sulla letteratura educativa» (Firenze, 1956) e «Avviamento critico alla letteratura giovanile» (Brescia, 1958); scrisse anche alcune monografie dedicate a scrittori per l’infanzia, quali Carlo Lorenzini (Rovigo, 1954), Capuana (Firenze, 1954) e lo Stoppani (Firenze, 1955).
Nel campo degli studi pedagogici, Petrini fu tra i promotori europei della documentazione pedagogica e incoraggiò studi e ricerche di storia della scuola e dell’educazione. A partire dagli anni Sessanta fu direttore di alcuni periodici per ragazzi (tra cui «Hobby» e «ESP») e di alcune collane editoriali (tra cui «Saggi critici di letteratura giovanile»). Lasciata Firenze, a partire dal 1975 Enzo Petrini fu docente di Pedagogia presso la Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Trieste e convinto promotore del Dipartimento dell’Educazione, che guidò dal 1984 al 1991, lasciandolo quindi ad Armando Savignano, docente di Filosofia morale.
Ritiratosi a vita privata, si trasferì a Bassano del Grappa, amorosamente accudito dalla moglie Giovanna Maria – compagna di tutta una vita – e circondato dall’affetto di famigliari ed amici. Il “Centro Didattico” – come egli continuava a ricordare il nostro istituto, nonostante i frequenti cambiamenti di nome – esprime tutto il proprio profondo rammarico per la scomparsa di una delle intelligenze più vive della pedagogia italiana del Novecento, che ha saputo affrontare con spirito innovativo e moderno le innumerevoli sfide che il cosiddetto “secolo breve” ha posto alla nostra società, convinti che la sua lezione costituisca un patrimonio indiscusso al quale fare riferimento in un’epoca di mediocrità e relativismo.
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