A partire dalla metà del mese di Aprile 2009, l’Agenzia Nazionale per lo
Sviluppo dell’Autonomia Scolastica (ex-Indire) ha aperto le iscrizioni ai
nuovi progetti “Lingua, letteratura e cultura nella
dimensione europea” ed “Educazione Scientifica I ciclo”
nell’ambito del Programma Operativo Nazionale 2007-2013
FSE “Competenze per lo Sviluppo”. Entrambi i progetti
sono destinati ai docenti della scuola secondaria di primo grado delle
quattro regioni Obiettivo Convergenza (Campania, Calabria, Puglia,
Sicilia).
L’Agenzia ha attuato per questi piani un modello formativo di tipo
collaborativo, validato scientificamente e consolidato da tempo: già
nel 2007 con il progetto “Apprendimenti di Base” si inaugura “un
nuovo modello di formazione in e-learning più direttamente ispirato alla
filosofia del costruttivismo sociale e basato su strategie di apprendimento
collaborativo, grazie alle quali l'aspetto empirico e l'approccio fattivo,
obiettivi strategici di questo progetto, sono potenziati al massimo. Il
modello proposto evolve e pone al centro del processo e dell'ambiente non il
singolo individuo, bensì un gruppo, una piccola comunità di docenti che
sperimenta gli stimoli e le risorse fornite, attraverso un processo in cui sia
le esperienze che le riflessioni sono continuamente discusse e condivise. Questo
scenario è maggiormente praticabile quando i docenti coinvolti insegnano la
stessa disciplina, perchè condividono gli stessi obiettivi e sono portati già in
partenza ad identificarsi come una precisa comunità.”
Il modello adottato si fonda sull’integrazione e la sinergia della
formazione on line con incontri in presenza (blended
e-learning), consentendo così al docente di organizzare e personalizzare il
proprio percorso di formazione in completa autonomia. La sinergia tra le
differenti forme di comunicazione - online, presenza e sperimentazione -
definita anche “triangolo della formazione”, permette un
livello di collaborazione e condivisione con il tutor e i
colleghi che difficilmente si può raggiungere con un corso
svolto unicamente on line. Ad esempio, per quanto riguarda la
didattica laboratoriale, costituirebbe un limite vedere esclusivamente un video
on line piuttosto che non provare con le proprie mani in una situazione
reale. La metodologia proposta viene applicata direttamente in classe dai
docenti e discussa periodicamente in appositi spazi on line, in tal modo la
formazione non rimane ad uno stadio puramente teorico. Per tali motivi
l’ambiente on line viene vissuto sia come spazio di formazione e collaborazione,
sia come spazio di produzione e sperimentazione, ovvero un ambiente nel quale
vengono valorizzati tanto gli aspetti teorici (riflessione e ricerca), quanto
quelli pratici (esperienza svolta in classe).
Un altro aspetto innovativo del modello collaborativo consiste nell’aver
modificato la tipologia dell’attività richiesta al docente la quale non si
esaurisce nello svolgimento di un elaborato, di una simulazione o esercitazione
on line (come proposto dai passati ambienti Puntoedu), la “lezione
appresa” si esplicita in un vero e proprio progetto editoriale
collaborativo, che rispecchia in maniera più significativa la filosofia
del learning by doing.
Dal monitoraggio svolto dall’équipe del prof. Pier Cesare
Rivoltella della Università Cattolica di Milano, in merito al progetto
DiGiScuola 2007-2008 (Report Luglio 2008) emerge chiaramente
come “la formazione superi il modello della trasmissione culturale e si
orienti decisamente verso il formato della progettazione, in modo da saldare
strettamente tra loro il momento dell’elaborazione culturale e della riflessione
con quello dell’azione in contesto”.
La fase della sperimentazione in classe viene generalmente vissuta come
il momento centrale della formazione per gli insegnanti; in questa fase il
docente potrà verificare direttamente:
• la sua capacità progettuale per la didattica, applicandola ad un
particolare contesto; • la possibilità di adattare il materiale scelto
alle esigenze specifiche della sua classe; • la funzionalità didattica
delle attività proposte; • la possibilità di realizzare gli obiettivi
previsti dalle attività scelte. Inoltre ogni docente potrà
gestire tutti quei fattori connessi all'interesse e all'apprendimento che la
proposta didattica è capace di stimolare negli studenti.
La sperimentazione
senza dubbio stimola la riflessione nel docente aiutandolo ad attivare in classe
attività didattiche innovative, facilitando lo sviluppo negli studenti di
conoscenze e competenze che permetteranno al ragazzo di affrontare problemi e
compiti analoghi a quelli che gli si presentano nella vita reale. I dati
emersi dalle indagini nazionali e internazionali hanno messo in luce, nel nostro
paese, una situazione poco confortante, caratterizzata soprattutto da un mancato
sviluppo delle capacità critiche negli allievi. Lo stesso Tullio De Mauro
sottolinea che i risultati più deludenti degli studenti sono connessi ad un tipo
di apprendimento nozionistico. Pertanto la pratica didattica fa emergere “le
capacità di produzione degli allievi e lascia in ombra ogni accertamento
specifico della comprensione” (De Mauro, 1997).
Il ruolo di una ambiente online nella fase sperimentale è quindi duplice,
servendo da supporto ai docenti nella fase di
progettazione/sperimentazione delle diverse proposte didattiche e da
stimolo in quanto permette un confronto sia dei risultati
emersi dalle sperimentazioni sia delle diverse modalità di
attuazione di queste in contesti diversi.
L’innovazione è il risultato successivo tanto del fare ricerca che della
sperimentazione.
Diversi docenti hanno più volte sollevato la questione della
riproducibilità dell’ “esperimento” (e per “esperimento” non si
tratta esclusivamente di una verifica in un laboratorio di scienze!) e della sua
applicazione come prassi standard in ogni contesto. La risposta più ovvia
sarebbe che non si può certamente riprodurre tali “esperimenti” ottenendo
medesimi risultati con studenti diversi, in classi diverse o con una diversa
programmazione annuale. Da cosa dipende l’esito positivo o meno di
un esperimento? Il singolo “esperimento” non significa nulla.
Dunque per avere delle risposte più concrete l’ “esperimento” dovrebbe essere
ripetuto un numero sufficiente di volte. Ogni qualvolta l’esito non sarà
positivo o non soddisferà i risultati attesi, certamente verrebbe applicato in
maniera differente la volta successiva… Proprio attraverso la condivisione
delle esperienze i docenti potranno sempre più ottimizzare la loro proposta
didattica. Confrontando la sperimentazione svolta in classe con quella dei
colleghi, ogni insegnante sarà portato a riflettere sulle criticità emerse e sui
risultati conseguiti: sperimentazione e riflessione teorica, intrecciandosi
reciprocamente, potranno favorire una formazione in cui teoria e pratica sono un
“tutt’uno”.
Già con Guba e Lincoln (1989), e più tardi con Pourtois, Desmet e Lahaye
(1993), si rileva come “un’indagine dovrebbe basarsi su un graduale processo
di negoziazione e coinvolgimento costante di tutti i soggetti coinvolti
nell’area oggetto di valutazione” (Calvani, 2001). Dall’indagine attuale
condotta sul progetto DiGiScuola è emerso che “[…] la fase
sperimentale si è avviata in un clima di collaborazione in cui solamente il
9,2% ha dichiarato di proseguire senza avvalersi del supporto o
della collaborazione di alcuno; mentre anche coloro che hanno realizzato il
progetto cartaceo individualmente hanno poi dichiarato di avvalersi in fase di
realizzazione della collaborazione dei colleghi nel 34% dei casi e del supporto
del coach (tutor in presenza) nel 10%”.
La “sperimentazione in classe” sviluppa anche una partecipazione senza dubbio
più attiva degli alunni meno motivati, una maggiore responsabilità individuale e
un più forte rapporto di collaborazione attraverso la socializzazione delle
esperienze e la correzione reciproca. Elemento fondamentale del
Cooperative Learning risulta infatti essere la costruzione di
una “interdipendenza positiva”, dove anche gli alunni svolgono individualmente
il proprio compito finalizzandolo all’obiettivo comune.
“Nella maggioranza dei casi osservati a prevalere sono lo stile
collaborativo e attivo: lo studente è coinvolto non solo in attività che lo
vedono protagonista, ma interviene in modo
partecipativo nel corso della lezione; soltanto in casi sporadici gli studenti
manifestano atteggiamenti passivi. Le dichiarazioni degli studenti testimoniano
che attribuire e riconoscere a loro un ruolo centrale incide in modo
significativo sulla motivazione di ciascuno” (Report DiGiScuola 2008).
In letteratura si legge che “lo sviluppo cognitivo è un processo sociale
e la capacità di ragionare aumenta nell'interazione con i propri pari e con
persone maggiormente esperte” (Vygotsky, 1966). Secondo Vygotsky e Bruner
“l’apprendimento è un processo intrinsecamente individuale e non collettivo.
Dall’altro lo scambio, la negoziazione tra uguali può portare fruttuosi stimoli;
spinge ad esplicitare le argomentazioni sottese all’apprendimento, spinge ad
accogliere punti di vista diversi” (Calvani, 2001). Anche McKeachie
(1994), sostiene che, “interagendo con i propri pari, lo studente opera una
maggiore elaborazione cognitiva e può ammettere e chiarire la propria
confusione”. Comunque sia lavorare in gruppo certamente accresce le
capacità di ragionamento critico.
L’importanza dell' “emozione” sull'apprendimento (Piaget,
1962) è uno dei risultati più interessanti delle moderne ricerche di dinamica
cognitiva. Queste ricerche confermano che noi ricordiamo meglio e amiamo le cose
che attivano la parte del nostro cervello che governa le emozioni.
Suscitare emozioni è proprio ciò che l’approccio sperimentale dovrebbe
riuscire a fare, riproponendo quelle situazioni curiose della vita
quotidiana che attirano l'interesse e stimolano la voglia di capire proprio
perché piacciono.
In merito alle figure formative coinvolte, quella dell’e-tutor del Puntoedu
classico si è logicamente evoluta in una nuova figura professionale: il
“tutor esperto dei contenuti”. La differenza principale risiede
nel ruolo che tale figura ricopre: garantisce un supporto al docente
durante tutta la formazione, anche nel momento in cui quanto
appreso e progettato nella formazione viene applicato concretamente nelle
pratiche didattiche.
Per partecipare ai Progetti PON può consultarsi il sito
dedicato.
Bibliografia
- Calvani, A., Educazione, comunicazione e nuovi media. Sfide pedagogiche e
cyberspazio, Utet 2001.
- Cambi, F., Saperi e competenze, Editori Laterza, Roma-Bari, 2004.
- Camizzi. L., Mosa E., Rossi, F., Un'esperienza di "collaborative learning"
in matematica Contenuti innovativi + apprendimento collaborativo + ambienti
on line = la formula ideale per l'apprendimento e l'insegnamento della
matematica! in IR: Innovazione e Ricerca, 6 Febbraio 2007,
- De Mauro, T., Prefazione, in: Lucisano, P., Alfabetizzazione e lettura in
Italia e nel mondo, Tecnodid, Napoli, 1997.
- Guba, E.G., Lincoln, Y.S., Fourth Generation Evaluation, Sage Publications,
Newbury Park, 1989.
- Iommi, T., La Formazione Digiscuola 2008: il report. Gli stili di
apprendimento legati alla Lavagna Interattiva Multimediale (LIM), in IR: Innovazione e Ricerca, 26 Febbraio 2009.
- McKeachie, W. J., Teaching Tips. Strategies, Research, and Theory for
College and University Teachers, 9th Ed., Lexington, 1994, MA: D. C. Heath and
Co., p. 144.
- Piaget, J., The stages of the intellectual development of the child, a cura
di Harrison S. Mcdermott, in Childwood Psychopathology, International
Universities Press, New York, 1962.
- Pourtois, J.P., Desmet, H., Lahaye, W., La pratica interattiva della
ricerca e dell’azione nelle scienze umane, in Scurati, C., Zanniello, G., (a
cura di), La ricerca azione, Tecnodid, Napoli, pp.83-99.
- Schank, R. C., Fano, A., Bell, B., Jona, M., The design of goal-based
scenarios. Journal of the Learning Sciences, 3 (4), 1994.
- Schank, R., Tell me a story: narrative and intelli-gence, Northwestern
University Press, Evanston, 1998.
- Tosi, L., Learning by doing: attività e strategie didattiche in Puntoedu
ATA PuntoEdu ATA e l’approccio learning by doing in rapporto a un modello
formulato da Roger C. Schank, in IR: Innovazione e Ricerca, 13 Giugno 2006.
- Vygotsky, L. S. , Pensiero e linguaggio (a cura di E. Hanfmann, G. Vakar),
Giunti Barbèra: Firenze, 1966; “La cooperazione costituisce in larga misura la
colonna portante della teoria di Vygotskij”, C. M. Jennings, X. Di, “L’approccio
vygotskiano all’apprendimento cooperativo”, in L. Dixon-Krauss, (Ed.), Vygotskij
nella classe, Erickson: Trento, 1998, p. 112.
Sitografia
http://www.co-operation.org/ http://www.apprendimentocooperativo.it/ http://www.treccani.it/Portale/sito/scuola/
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