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05 Dicembre 2011

La recente storia di un’idea: parliamo di competenze

di Fiora Imberciadori

Sistemi di istruzione e competenze chiave


La necessità di rivedere definizione, contenuti e finalità in materia di competenze ricorre con regolarità nella riflessione europea ormai da oltre un decennio, elemento chiave della strategia di Lisbona[1] portato in primo piano nel programma di lavoro comune con la Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 Dicembre 2006:” Competenze Chiave per l’Apprendimento permanente - Un quadro di riferimento europeo”[2]. La Raccomandazione, partendo da un’analisi attenta delle realtà, nel sottolineare il rischio della inadeguatezza generale nel gestire sistemi sociali in profonda mutazione, segnati da processi di globalizzazione sempre più ampi e profondi, porge un invito agli Stati membri affinché “… i loro sistemi di istruzione offrano a tutti i giovani i mezzi per sviluppare competenze chiave ad un livello tale che li prepari per la vita adulta e che costituisca la base per ulteriori occasioni di apprendimento come anche per la vita lavorativa e a far sì che gli adulti siano in grado di sviluppare e aggiornare le loro competenze chiave mediante un’offerta coerente e completa di possibilità di apprendimento permanente..” .
Nel documento quadro a cui mi sto riferendo, le competenze sono definite come” la combinazione di conoscenze, abilità, attitudini appropriate al contesto”, mettendo dunque in evidenza l’importanza indispensabile dell’insieme dei tre elementi per un apprendimento continuo efficace. Si parla di competenza nella comunicazione nella madre lingua, nelle lingue altre, di competenze matematiche e scientifiche e tecnologiche , di competenze digitali. Cito la definizione di quest’ultima competenza ” .. essa consiste nel sapere utilizzare con dimestichezza e spirito critico tecnologie della società dell’ informazione “ ed anche i contenuti che attraverso questi strumenti possono transitare. Ma si definiscono competenze indispensabili anche l’ imparare ad imparare, o il saper vivere e partecipare in contesti complessi , il pensare ed agire in termini di innovazione e di recupero di spazi di iniziativa, di padronanza di una dimensione culturale ricca ed articolata.
Più tardi i documenti comunitari torneranno su queste ultime competenze e le definiranno” soft skills”, strumento chiave per l’impiegabilità delle persone ai nostri tempi, quando continui mutamente rendono comprensione della complessità, flessibilità, caratteristiche vincenti. Un percorso educativo che tenga in considerazione questo insieme di competenze permette dunque la realizzazione del potenziale di ciascun individuo, la sua adattabilità al sociale che cambia e più opportunità di lavoro.

Alla metà degli anni 2000 si parla dunque nei testi comunitari, con molti dettagli, di competenze previlegiando e ponendo l’accento soprattutto sulle competenze come realizzazione di sé, con un accento che si sposta nel tempo, come vedremo, verso un più stretto legame fra competenze e loro spendibilità sul mercato del lavoro e la crescita economica e sociale dei sistemi.
In attesa di leggere la Comunicazione da parte della Commissione promessa entro il 2011, ma ormai annunciata per il 2012, con le più recenti indicazioni sulle strategie di lifelong learning in relazione allo sviluppo delle competenze, ripercorrendo i passi successivi alla Raccomandazione del 2006 vedremo come il tema delle competenze sempre più si leghi alle scelte politiche ed alle indicazioni strategiche che negli anni si andranno meglio definendo e verranno conosciute con l’etichetta Europa 2020[3], anche grazie alle difficoltà che la strategia di Lisbona ha incontrato nel passare dalla teoria alla pratica, ai bisogni che la condivisa crisi economica ha prodotto sul mercato del lavoro e che i dati che vedremo mettono in chiara evidenza.

Nel Novembre 2007 i lavori del Consiglio si concludono con una Risoluzione i cui contenuti già associano in maniera precisa competenze e lavoro[4]. Nella Risoluzione infatti si legge che è necessario:

(1) offrire a tutti i cittadini europei nuove opportunità per migliorare il loro livello di conoscenza, capacità e competenza, adattarsi ai nuovi requisiti e ottenere nuovi e migliori posti di lavoro, combinando gli strumenti già esistenti a livello europeo e nazionale;

(2) prevedere in anticipo il fabbisogno di competenze, e anche le carenze di competenze, che stanno emergendo nei mercati del lavoro europei;

(3) migliorare l'adeguamento delle conoscenze, delle capacità e delle competenze alle esigenze della società e dell'economia al fine di incrementare la competitività e la crescita e giungere
ad una maggiore coesione sociale in Europa”.

Il cambiamento di linguaggio, di tono, di accento è senza dubbio evidente. La relazione fra elaborazione e scelta di percorsi formativi e bisogni di competenze per la crescita delle opportunità sul mercato del lavoro si sta ponendo in maniera inequivocabile, così come il ruolo primario che alla formazione viene assegnato nelle scelte politiche da compiere e le strategie da disegnare nel futuro.

Nel 2008 la Commissione invia infatti una Comunicazione al Parlamento, al Consiglio , al Comitato economico e Sociale e delle Regioni per sollecitare l’intervento degli stati membri sui sistemi scolastici al fine di migliorare le competenze dei giovani per prepararli ai tempi nuovi[5]. “… Oggi i giovani hanno bisogno di una gamma di competenze più ampia che mai per potersi realizzare in un’economia globalizzata ed in società sempre più diversificate . Molti faranno lavori che oggi non esistono ancora. Molti avranno bisogno di capacità linguistiche , interculturali ed imprenditoriali avanzate. La tecnologia continuerà a cambiare il mondo … sempre più complesso .. la creatività e la capacità di continuare ad apprendere ed innovare conteranno altrettanto se non di più di specifiche conoscenze settoriali destinate all’obsolescenza..”( pag. 3 ). Questa Comunicazione nasce anche dal bisogno di spingere gli stati membri a fare di più: già si comincia a rendersi conto che i benchmarks previsti nella Strategia di Lisbona per il 2010 per la scuola non saranno raggiunti- abbandoni scolastici precoci, capacità di lettura e completamento della scuola secondaria superiore . Le sfide che gli stati membri, con il concorso dove necessario e possibile dell’Unione, devono affrontare, vanno a concentrarsi sulle competenze insieme alla qualità dell’istruzione, efficace ed equa, e la preparazione del personale docente e dirigente. Il concetto di eccellenza comincia a farsi strada come criterio in ogni eventuale scelta.
Alla fine del 2008 viene diffusa una nuova Comunicazione [6], di portata più ampia rispetto alla precedente, con accento ancora più marcato verso i temi dell’occupazione. In essa si dice infatti con chiarezza che per riavviare il sistema Europa non basta migliorare le competenze in senso assoluto, ma bisogna migliorare la corrispondenza fra le competenze offerte e quelle richieste dal mercato del lavoro. I sistemi di istruzione e formazione devono produrre competenze in grado di soddisfare le esigenze di un’ economia che cambia per la crescente importanza delle tecnologie, della necessità della sostenibilità, i processi di globalizzazione, l’invecchiamento della popolazione, l’urbanizzazione, abbandonando le rigidità strutturali che non consentono di sostenere un’ economia che ha bisogno di essere trainata dall’innovazione. Nel testo si ribadisce, in risposta a chi metteva in dubbio l’affidabilità di qualsiasi proiezione sul mercato del lavoro, la consapevolezza che i tempi complessi che viviamo e la stessa natura del mercato del lavoro non consentono previsioni certe a lungo e medio termine, ma che tuttavia gli elementi di cui disponiamo ci consentono ragionevole certezza sulle possibili tendenze ed è su queste prospettive che dobbiamo lavorare. Le proiezioni Cedefop[7] ci dicono che in Europa esiste un potenziale per molti posti di lavoro, con opportunità, nei prossimi anni, che potrebbero aggirarsi intorno ai 100 milioni di posti. Ma queste opportunità saranno caratterizzate soprattutto dal bisogno di un’alta qualificazione e le competenze saranno determinanti. Tra il 2006 ed il 2020, si ipotizza che nei 25 paesi UE i lavori che richiedono un alto livello di istruzione passeranno dall’attuale 25,1% al 31,3, quelli con qualifiche medie dal 48,3% al 52,4%, mentre scenderà la percentuale di lavori a bassa qualifica , dal 26,2 al 18,5%.
Il punto viene ribadito dal Consiglio del Ministri del Marzo 2009[8] i quali, nelle loro Conclusioni, sostengono che, nel medio e lungo periodo, in Europa sia ragionevolmente prevedibile un grande sviluppo del mercato del lavoro, segnato però soprattutto da un’offerta fortemente qualificata e competente. Ed è quindi necessario affrontare con attenzione il problema del rapporto fra competenze che il mercato del lavoro chiede e quelle che il sistema di formazione è in grado di offrire. Il messaggio politico che ne consegue è chiarissimo, anche se non particolarmente realistico se si pensa a come la situazione si è evoluta. La crescita dei livelli di competenze è indispensabile per il superamento della crisi economica a breve termine e la crescita nel lungo periodo, per la competitività, l’equità, la coesione sociale, la capacità di adattamento ai cambiamenti. La possibilità di muoversi da un luogo ad un all’altro, da un lavoro all’altro, da un settore all’altro è indispensabile per una buona coerenza fra preparazione e lavoro, così come è indispensabile l’investimento, anche finanziario, in una strategia nazionale per l’apprendimento permanente, centrata sulla costruzione di competenze mirate su obiettivi con grosso spessore economico e sociale, che veda forte la collaborazione fra istituzioni educative e mondo del lavoro.

Il 2009 ed il 2010 sono anni centrali per gli sviluppi ed i chiarimenti sul tema affrontato dalle Conclusioni del Consiglio, a proposito della necessità di costruire dei ponti più solidi fra i mondi del lavoro e della istruzione e formazione. Nello stesso Marzo 2009 la Commissione Europea nomina un gruppo di esperti con il mandato di dare un parere in merito e proporre soluzioni che facciano comunque riferimento alla strategia Europa 2020, in quei mesi appena definita. Il Rapporto del Gruppo viene pubblicato nel Febbraio 2010 [9]. Nel documento si parla di necessità di intervenire sulle competenze, definendo contenuti e percorsi di acquisizione mirati e flessibili, fin da ora ma pensando al futuro; si fanno una serie di raccomandazioni a proposito di incentivi per migliorare le competenze , insieme i responsabili di contesti lavorativi ed istituzioni di istruzione e formazione, e si insiste sul principio che competenze di base e specifiche abbiano anche un’ottica trasversale per sostenere spirito di iniziativa, creatività, innovazione. Riporto alcune parole nel testo” .. Migliorare i livelli non è fine a se stesso. Può promuovere la creazione di impieghi, occorrono innovazione tecnologica e sociale, crescita economica e più grande competitività..”( pag.9). Si suggerisce anche che analisi dei bisogni, monitoraggio e valutazione siano approcci che devono diventare parte essenziale di comportamenti responsabili. E si conclude che l’Europa non ha ancora abbastanza competenze per garantire il suo futuro successo.

Nel frattempo, nel Maggio del 2009, poco dopo dunque l’insediamento del Gruppo di lavoro, il Consiglio propone un Quadro strategico per la cooperazione in materia di istruzione e formazione( ET2020)[10] che va a precisare le indicazioni di Europa 2020, anche semplificando e meglio focalizzando il senso politico, economico e sociale di alcuni aspetti già individuati dalla strategia di Lisbona. La parola “competenze” ricorre in ognuno di 4 Obiettivi compresi nel Quadro ET 2020:

1) Fare in modo che l’apprendimento permanente e la mobilità divengano una realtà;

2) Migliorare la qualità e l’efficacia dell’istruzione e della formazione;

3) Promuovere l’equità, la coesione sociale e la cittadinanza attiva;

4) Incoraggiare la creatività e l’innovazione compresa l’imprenditarialità a tutti i livelli di istruzione e formazione.

Nel dettaglio che spiega il significato concreto degli obiettivi, riguardo al primo si legge: “ Le sfide poste dai cambiamenti demografici e la necessità di aggiornare e sviluppare le competenze secondo le mutevoli circostanze economiche e sociali, richiedono un approccio all’apprendimento che abbracci tutto l’arco della vita…”; al secondo :”…La sfida principale consiste nel garantire che ciascuno possa acquisire le competenze fondamentali , sviluppando al tempo stesso , a tutti i livelli dell’istruzione e della formazione, l’eccellenza e l’attrattiva che consentiranno all’Europa di conservare un forte ruolo globale…” Ed a proposito del terzo obbiettivo si dice : “…Le politiche devono fare in modo che tutti i cittadini siano in grado di acquisire, aggiornare e sviluppare lungo tutto l’arco della vita le loro competenze professionali e le competenze necessarie per favorire la loro occupabilità e l’approfondimento della loro formazione, la cittadinanza attiva ed il dialogo interculturale..:”. In fine il quarto obbiettivo , in merito alle competenze, così viene esplicitato:”…promuovere l’acquisizione da parte di tutti i cittadini di competenze trasversali fondamentali: in particolare le competenze digitali, imparare ad imparare, lo spirito d’iniziativa e lo spirito imprenditoriale, e la sensibilizzazione ai temi culturali..”.

A partire da queste considerazioni, il Consiglio impegna gli stati membri su alcuni benchmarks da raggiungere per il 2020, che possono sostenere la realizzazione delle linee strategiche, ribadendo e rafforzando prese di posizione precedenti : 1) il 15% degli adulti dovrà essere coinvolto in forme di apprendimento permanente, 2) dovrà andare al di sotto del 15% la percentuale dei quindicenni con scarse capacità nel leggere , in matematica e scienze, 3) almeno il 40% di persone tra i 30 ed i 34 anni dovrebbe avere un titolo di studio superiore, 4) la percentuale di giovani che abbandonano precocemente gli studi dovrebbe scendere al di sotto del 10%, 5) il 95% dei bambini fra i 4 anni e l’anno di inizio della scuola primaria dovrebbe essere in una scuola materna. [11] Come anticipavamo, alcuni di questi benchmarks ribadiscono – aumento dei titoli di studio ed abbassamento degli abbandoni- quelli già annunciati per la strategia Europa 2020, che poneva fra i suoi obbiettivi lo status di lavoratore per il 75% delle persone in età compresa fra i 20 ed i 64 anni, il 3% del PIL dell’UE investito in ricerca e sviluppo, 20 milioni di persone in meno a rischio povertà, ed anche il raggiungimento dei target 20/20/20 in materia di energia e clima. [12]
Accanto agli obiettivi la Commissione pone anche 7 cosiddette “iniziative faro”[13], con la funzione di raccogliere ciò che viene realizzato sui temi prioritari e monitorarne i progressi, fra le quali “Un’ agenda per nuove competenze e per l’occupazione : un contributo europeo verso la piena occupazione”[14]. Il documento, nella sua complessità ed articolazione , è già stato presentato sul sito LLP alla sua uscita.

In breve, comunque, l’Agenda comprende una serie di azioni che mirano a:
1) mettere in piedi riforme centrate su flessibilità e sicurezza nel mercato del lavoro( flessicurezza),
2) dare alle persone le giuste competenze per i lavori di oggi e domani,
3) migliorare la qualità dei lavori e le relative condizioni,
4) migliorare le condizioni che possono sostenere la creazione di posti di lavoro.

Nell’Agenda si sottolinea che il tasso di disoccupazione è ormai superiore al 10%, ma che se vogliamo restare competitivi e crescere dobbiamo pensare a più posti di lavoro, anche per finanziare i nostri sistemi previdenziali che rischiano di non essere alimentati, per la diminuzione della popolazione nella fascia di età lavorativa. Tema questo di grande interesse e tante possibili riflessioni. Qui però ci limitiamo a sottolinearne l’aspetto che maggiormente riguarda la nostra riflessione in tema di competenze.
Nell’UE si prevede che entro il 2020 il numero dei lavori qualificati dovrà aumentare di 16 milioni di unità, mentre quello dei lavoratori con scarse qualifiche diminuirà di 12 milioni. Si rileva anche che gli adulti con scarso livello di studi hanno un settimo delle possibilità di partecipare a esperienze di formazione permanente rispetto ad una persona con più alto livello di studi e quindi minori possibilità di rientrare nel mondo del lavoro, una volta usciti. Le previsioni di carenze toccano settori tecnologici , l’ingegneria, le competenze “verdi” , ma anche il settore della sanità, con uno squilibrio anche geografico: aree in forte crescita si accompagnano ad aree dove il tasso di disoccupazione è elevato. In buona sostanza è necessario anticipare i bisogni e stringere i collegamenti fra competenze acquisibili nel sistema e necessità del mercato del lavoro, dando disponibilità a muoversi laddove le competenze possedute sono un valore. A questo proposito i dati ci dicono che poco più del 2% degli Europei risiedono in un paese diverso da quello di origine. Non si tratta di acquisire un maggior numero di competenze, quanto piuttosto di una buona combinazione della quale fanno parte anche quelle che nell’organizzazione dei sistemi di istruzione e formazione, nei curricula, hanno avuto poco spazio, non ultime le “soft skills” delle quali abbiamo parlato. Il mondo del lavoro e della formazione devono parlare di più fra loro e trovare percorsi comuni di comunicazione e collaborazione, anche per valorizzare talenti e potenzialità, anche quelle frutto dei processi migratori.

Il programma di lavoro della Commissione su questi temi è molto ricco. Segnaliamo alcune azioni chiave proposte in tema di competenze, a sostegno degli aspetti del percorso che abbiamo sottolineato. Nel 2012 dovrebbe essere disponibile un osservatorio delle competenze, per una maggiore trasparenza ed informazione di tutti i soggetti coinvolti, da quelli in cerca di lavoro , ai lavoratori, alle imprese, alle pubbliche amministrazioni , e anche una classificazione europea delle competenze (ESCO). Nel 2012 dovremmo anche vedere idee per una riforma del sistema di riconoscimento delle qualifiche. A breve dovrebbe anche essere lanciata un’agenda per l’integrazione dei cittadini dei paesi terzi, un aggiornamento del Quadro per l’integrazione dei cittadini di paesi terzi nell’Unione europea pubblicato nel 2005( Com(2005) 389 def. Queste azioni chiave saranno accompagnate da misure di sostegno, alcune di queste già messe a punto insieme agli stati membri. Rimando all’Agenda per il dettaglio. A me piace ricordare il sostegno all’acquisizione di competenze utili allo sviluppo sostenibile , le “alleanze della conoscenza “ che riuniscono imprese ed istituti di istruzione e formazione nell’elaborazione di curricula centrati sull’innovazione, la Raccomandazione per la convalida delle competenze acquisite fuori del settore formale e la creazione di un passaporto europeo delle competenze, il rapporto fra politiche migratorie e bilanciamento fra mercato del lavoro e competenze. Entro il 2012 dovremmo anche avere una comunicazione sul multilinguismo ed un pianificazione dei centri di eccellenza nelle nuove specializzazioni universitarie per le professioni del futuro. Di Università parleremo ancora, perché è su questo livello dell’Istruzione che si vanno via via concentrando le richieste di maggiori e migliori competenze per “una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva”.

..Malgrado un contesto difficile per l’occupazione dovuto alla crisi economica , l’insegnamento superiore rappresenta una scelta intelligente. Tuttavia la capacità degli istituti europei d’istruzione superiore a svolgere il loro ruolo nella società e a contribuire alla prosperità dell’Europa rimane sottoutilizzata… Malgrado il fatto che entro il 2020 , il 35% di tuti i posti di lavoro nell’UE richiederanno qualifiche elevate , solo il 26% della manodopera posside attualmente un diploma di istruzione superiore… L’economia della conoscenza ha bisogno di persone che siano in possesso della giusta combinazione di competenze : competenze trasversali , competenze difgitali per l’era digitale, creatività ed adattabilità unite ad una solida conoscenza del settore prescelto..”[15]

 


[1] La strategia di Lisbona, lanciata nel 2000 per un arco di tempo che andava fino al 2010, fu la risposta condivisa dell’UE alle sfide della globalizzazione , dei cambiamenti demografici e per dare respiro alla società della conoscenza, per rendere l’Europa più dinamica , competitiva , sostenibile. Il successo della strategia è stato parziale e la crisi economica ha reso i problemi ancora più pressanti. L’Unione nel 2010 ha ribadito , rilanciato, proponendo una nuova strategia Europa 2020, che parla di crescita intelligente, sostenibile , inclusiva.

[2] OJ L394/10 del 30.12.2006

[3] COM(2010) 2020 def. “ Europa 2020 – Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile inclusiva”.

[4] GU C 290 del 4.12.207, pag. 1 “ Nuove competenze per nuovi lavori”.

[5] COM(2008) 425 Def. “Migliorare le competenze per il 21°secolo: un ordine del giorno per la cooperazione europea in materia scolastica”.

[6] COM(2008) 868 Def. “ Nuove competenze per nuovi lavori – Prevedere le esigenze del mercato del lavoro e le competenze professionali per rispondervi”.

[7] Cedefop- “Skills needs in Europe. Focus on 2020”- Lussemburgo 2008.

[8] Council Conclusions on New Skills for New Jobs “ Anticipating and matching labour market and skills needs”- 2930th Employment, Socvial policy, Health and Consumers Affairs Council meeting- Brussels, 9 March 2009.

[9] “New skills for new Jobs: Action now”, a report by the expert group on new skills for new jobs prepared for the European Commission, Febbraio 2010. http://e.europa.eu./education/focus/focus2043

[10] GU C 119/2 del 28.5.2009- Conclusioni del Consiglio del 12 Maggio 2009 su un quadro strategico nel settore dell’istruzione e della formazione (ET 2020).

[11] Agli stati membri , nel contesto delle nuove procedure di gestione / funzionamento dell’Unione , è stata data l’opportunità di definire i propri benchmarks che tengono conto della situazione di partenza. Per l’Italia, queste sono le previsioni : lo status di lavoratore potrà essere assegnato al 67-69% delle persone in età compresa fra i 20 ed i 64 anni, l’1,53% del PIL investito in ricerca e sviluppo, il contributo alla cifra 20 milioni di persone in meno a rischio povertà è di 2.200.00: L’abbandono precoce sarà al 15-16% ed i laureati rappresenteranno il 26-27% della polo azione nell’età indicata. La fonte di questi dati è l’il Annual Growth Survey 2011.

[12] I dati dell’ Annual Grouth survey 2012, pubblicato il 23/11/2011, tendono, come prevedibile al ribasso. Per maggiori dettagli si veda: COM(2011) 815 final, Annex Progress Report on the European 2020 Strategy to the Communication from the Commission to the European Parliament, the Council, the European Economic and Social Committe and the Committee of the Regions – Annual Growth Survey 2012.

[13] Queste le iniziative flagships: 1)L’Unione dell’Innovazione,2) Youth on the Move, 3) Un’Agenda Europea del Digitale, 4) Un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse, 5) Una Politica Industriale per l’era della globalizzazione, 6) Un’ Agenda per nuove Competenze e nuovi Posti di Lavoro, 7) La Piattaforma Europea contro la Povertà.

[14] COM (2010), 682 Def. “ Un’agenda per nuove competenze e per l’occupazione : un contributo europeo alla piena occupazione“.

[15] COM((2011) 567 def. “ Sostenere la crescita e l’occupazione- un progetto per la modernizzazione dei ssitemi d’istruzione superiore in Europa”.

 
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