Indire, sito ufficiale
Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa MIUR
immagine di contorno      Formazione separatore dei progetti      Documentazione separatore barra alta      Didattica separatore barra alta      Comunicazione separatore barra alta Europa
contorno tabella centrale
PROGETTI DI COLLABORAZIONE

La nascita di Erasmus raccontata dal suo padre putativo

Intervista a Domenico Lenarduzzi, uno degli "inventori" del programma europeo di mobilit

di Fiora Imberciadori
16 Maggio 2012

Domenico Lenarduzzi, gi Direttore presso la Commissione Europea, padre di Erasmus  e di tanti altri programmi comunitari in materia di istruzione e formazione, protagonista negli anni cruciali per la nascita e la crescita di una comunit educante condivisa, con la sua intelligenza, energia, entusiasmo ha convinto tantissime persone  e sostenuto tantissimi progetti, trasmettendo a tutti coloro che hanno lavorato con lui conoscenza e metodo, voglia e certezza di Europa. 

Prima di tutto, grazie per avere accettato lintervista, con la quale speriamo  di  mitigare il rammarico di non averti con noi in questi giorni ricchi di eventi che celebrano i 25 anni  di Erasmus. 
La domanda immediata che ti faccio questa:Fra i ricordi dei primi tempi, in particolare di quali esperienze e programmi di cooperazione interuniversitaria, vorresti non si perdesse memoria fra le tante persone che oggi sono coinvolte in Erasmus?

Archivio DIAInnanzitutto bisogna ricordarsi che nel 1984/85, a distanza di 26 anni dai primi trattati, la Comunit Europea,  pur considerabile un successo da punto di vista economico, non aveva avviato alcuna iniziativa in materia di cittadinanza.
Il problema fu affrontato durante la Presidenza italiana di quegli anni: il rapporto lEuropa dei Cittadini, ricordato poi come Rapporto Adonnino, dal nome di colui che presiedeva il comitato che lo produsse, fu approvato nel giugno 1985. In esso si proponevano misure e azioni per  meglio coinvolgere nella costruzione dellEuropa i singoli cittadini e lItalia contribu fortemente al suo successo. Nel Rapporto si prevede di adottare un insieme di simboli, come la  bandiera, linno, la patente e molti altri per sviluppare il senso di appartenenza dei cittadini a questa nuova entit, lUnione europea di oggi.
Bisogna ricordare che nel settore dellistruzione, particolarmente nel settore delluniversit,  ancora nel 1984 non esisteva alcuna forma di cooperazione tra le istituzioni dei diversi paesi.
E dunque iniziammo quasi forzando le universit a cooperare per stimolare i giovani, gli studenti, a far propria una dimensione europea.
Senza dimenticare che, ancora nel 1984, nessun diploma acquisito in un paese veniva riconosciuto in un altro e la mobilit era completamente nulla, date le difficolt di certificare il periodo di studio trascorso in  paese diverso, i quadri legislativi  nazionali esigendo  che un corso di laurea si svolgesse interamente nel paese dorigine.
Nel caso dellItalia per permettere la partecipazione al neonato Erasmus  si dovuta modificare la legislazione. Ma non solo in Italia. Pi o meno lo stesso caso si verificato in tutti i paesi della Comunit europea. 
E poi cera la grande diffidenza tra le universit, quasi un timore di concorrenza, timore verso questa cooperazione, necessaria per preparare i giovani a diventare i prossimi cittadini europei.
I due motivi essenziali per i quali i nostri giovani non usufruivano di alcuna mobilit erano dunque la mancava di un riconoscimento dei diplomi e dei periodi di studio passati altrove.
Con queste premesse, gi la partenza del primo programma Erasmus nel 1987 fu un vero miracolo. Il primo anno andarono in mobilit 3000 studenti, oggi ci avviamo verso i  400.000.
Non studenti ma piuttosto dei giovani che ricevono un sostegno da parte della comunit europea. Erasmus stato linizio di un lavoro per la formazione dei giovani tutti dalluniversit alla scuola primaria e secondaria e leducazione si rivelata uno strumento fondamentale dellintegrazione Europea, anche se il trattato di Roma non prevedeva nulla a questo proposito e nonostante la contrariet di gran parte degli stati membri, timorosi che laArchivio DIA Commissione europea cercasse di armonizzare i diversi programmi di studio.
Questo era il vero problema e siamo potuti partire  perch nel 1984-85 i capi di stato chiesero alla Commissione di intraprendere una serie da azioni, mirate a sviluppare il senso di appartenenza dei cittadini, particolarmente dei giovani, alla nuova entit. Malgrado non ci fosse nessuna base giuridica, facendo leva sulla volont dei capi di stato, la  Commissione ha proposto una serie di programmi per i giovani, come Erasmus e poi Comenius e Leonardo e Giovent per lEuropa ed altri ancora. Potrei continuare.

Oggi Erasmus parte importante dei sistemi universitari sia da un punto di vista politico che curriculare e gestionale. Ma anche metafora di cambiamento, di innovazione e crescita intellettuale,  sinonimo di Europa. Nel  passare il testimone ai protagonisti di oggi,  con quale messaggio vorresti fosse accompagnato?

Tutti i giovani dovrebbero avere lopportunit di trascorrere un periodo di studio, formativo ed educativo, in un altro paese e questo dovrebbe essere lobbiettivo ideale. 
Anche lex Presidente del Consiglio Romano Prodi a suo tempo laveva sottolineato e con lui molti altri. E vivendo in contatto con i cittadini degli altri paesi e scoprendo la cultura degli altri che si pu veramente realizzare lUnione europea delle persone. 
Ci significa beninteso amplificare gli sforzi del punto di vista linguistico, facilitare questa mobilit che esige dei finanziamenti importanti. E significa anche dare ampio respiro allistruzione in generale, che non metta laccento solo sul contenuto nazionale ma direttamente sul contenuto europeo.
Questa dimensione europea la si pu raggiungere non solo con la mobilit ma ugualmente con le nuove tecnologie e la cooperazione tra diverse istituzioni. Questo fondamentale e direi pi importante oggi di ieri. Perch lEuropa deve cercare lunit per formare un'unica entit di fronte al resto del mondo, a paesi emergenti che sono singolarmente pi grandi  e pi ricchi. E se vuole continuare ad avere il  ruolo che aveva nel passato, lEuropa deve migliorare la formazione di suoi cittadini, in particolare giovani. Formazione per tutti, dalla culla alla tomba, con una dimensione ed una apertura europea.

Il nuovo programma previsto da 2014 Erasmus for All va in questa direzione?

Io credo che sia una necessita, ora pi che mai, che coloro che si occupano di formazione, acquisiscano in prima persona questa dimensione Europea per poi trasmetterla. Oggi non abbiamo pi le frontiere. Formiamo una vera entit. E dunque bisogna che il cittadino, il giovane di Palermo  possa dialogare,  capirsi con un giovane di Helsinki. La formazione che ognuno ricever, sia essa in Portogallo o in Germania, dovrebbe essere e portare ad un diploma equivalente. Non dico simile ma equivalente. 
Bisognerebbe che tutti i nostri giovani - in un mercato unico del lavoro - avessero pi o meno la medesima formazione per escludere la discriminazione. Abbiamo lobbligo di non lavorare pi isolatamente, compiendo ogni sforzo perch i programmi convergano per una formazione equivalente del cittadino italiano e  del cittadino tedesco. Il mercato del lavoro sceglier chi meglio formato. Non si tratta di copiare, ogni cittadino e paese ha una propria sensibilit e cultura specifiche ma di rendere equivalenti i risultati dei processi educativi per avere le medesime opportunit sul mercato del lavoro in quanto appartenenti a una comunit.
Rispetto a questo, giudico il nuovo programma molto complesso, con il rischio di perdersi in questa complessit: non vedo come il cittadino ed il giovane possano appropriarsene, considerata la sua variet e la moltitudine di disposizioni diverse. 
Prevale in me lo scetticismo, temo un programma elefantesco dove il cittadino non avr pi il medesimo contatto che garantivano Erasmus e gli altri programmi. Bisognava  razionalizzare senza esagerazioni, mentre si mettono insieme un bambino di 3 anni con uno studente universitario. Positiva per la grande attenzione sulla mobilit: lUnione Europea ha preso coscienza della necessit e del valore di sviluppare il senso di appartenenza allentit che rappresenta e per farlo la mobilit essenziale.

Vuoi, in conclusione, sottolineare un qualche punto?

Per concludere e riassumere. Nelliniziare questa avventura non solo ci siamo dovuti misurare con lassenza di una base giuridica ma anche con il senso di sovranit degli stati membri e delle istituzioni che temevano lingerenza della Commissione in materia. 
Abbiamo dovuto dimostrare che non mai stata intenzione della Commissione di programmare qualcosa al livello europeo. Ma piuttosto intendevamo facilitare i contatti e far circolare le buone iniziative per collaborare e cooperare. E bisogna dire che questa azione in materia di istruzione e formazione fu la sola nella costruzione europea compiuta non su dei testi giuridici pronti ma con la volont di tutto il mondo educativo, con la volont di docenti, professori, studenti, amministratori. 
Erasmus un programma nato soprattutto per emanazione spontanea dei  cittadini che ne sentivano la necessit. In questo settore non cera nulla, come invece accadeva per esempio nel mondo dellagricoltura. Ci si rese semplicemente conto che lEuropa non si sarebbe fatta, se non si faceva il necessario per sensibilizzare i giovani. E dunque il ruolo delleducazione, dellistruzione, della formazione risultava prioritario. E adesso tutto ci stato riconosciuto anche a livello di assegnazione di bilancio, con i fondi richiesti raddoppiati nel prossimo programma e la mobilit divenuta una superpriorit.
Bisogna riconoscere che il ruolo di Erasmus stato fondamentale in questa evoluzione verso lintegrazione europea, considerando anche che i tanti che ne hanno beneficiato hanno poi  sensibilizzato decine e decine di milioni di europei:  quando un giovane partiva non cera non solo la famiglia ma tutto lentourage che chiedeva ma dove vai? come vai? E allora si diceva: questo possibile grazie allEuropa!
Molto stato realizzato ed i giovani hanno davanti a s tantissime opportunit, molto resta ancora da fare quando parliamo di formazione, ribadendo la necessit dellequivalenza dei percorsi e dei risultati. E il problema fondamentale di cui tutti dobbiamo prendere coscienza perch adesso siamo tutti cittadini di una medesima entit.

Grazie Domenico, a nome di tutti noi, per queste idee e questa memoria che ci hai regalato.

L'intervista  a cura di Fiora Imberciadori, gi Direttrice dell'Agenzia LLP Italia, con un grazie a Christina Craver della James Madison University di Firenze per il suo aiuto nel trascrivere l'audio

 
Articoli correlati

eTwinning nella formazione iniziale dei docenti
di Alexandra Tosi (02 Dicembre 2014)

Intervista a Pier Cesare Rivoltella
di Unita' italiana eTwinning (02 Dicembre 2014)

Tirocinio con eTwinning
di Loredana Messineo (02 Dicembre 2014)

I 25 anni di Erasmus
di Alessia Ricci e Luisella Silvestri (15 Maggio 2012)

Leggere per amore o per forza
di Raimonda M. Morani (11 Gennaio 2012)

La recente storia di unidea: parliamo di competenze
di Fiora Imberciadori (05 Dicembre 2011)

Sviluppare la coesione sociale nella scuola
di Carlo Testi (26 Aprile 2010)

Vivere insieme, uguali e diversi
di Graziella Favaro (26 Aprile 2010)

Più scelte e più opportunità: una strategia di integrazione
di Alexandra Tosi (26 Aprile 2010)

Convention nazionale 3 Giorni per la Scuola
di Rudi Bartolini (29 Settembre 2009)

2009 Global Junior Challenge: la scuola è protagonista
di Rudi Bartolini (22 Settembre 2009)

Global ICT in Education Networks: Symposium Internazionale
di Rudi Bartolini (09 Giugno 2009)

Tutti i premi e i concorsi per il 2009-EYCI
di Rudi Bartolini (09 Aprile 2009)

Ancora celebrazioni in Europa!
di Laura Franceschi (01 Giugno 2007)

Insieme dal 1957
di Laura Franceschi (25 Maggio 2007)