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INIZIATIVE PER LA SCUOLA

Il Torneo argomentativo "A Suon di Parole"

Caratteristiche e valutazione dell'esperienza, una iniziativa trentina

di Chiara Tamanini
28 Marzo 2014

Il torneo di dibattito A suon di parole viene realizzato in Trentino dal 2010 e, dopo un primo anno di sperimentazione promosso dall’IPRASE assieme alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento, ha raccolto l’interesse di altri partner, in particolare dell’Assessorato alla Cultura e alle politiche giovanili del Comune di Trento. Le tre istituzioni promuovono attualmente il torneo che ha avuto un successo esponenziale, passando dalle otto classi e dai due Licei della fase sperimentale al coinvolgimento, nell’attuale anno scolastico 2013-14 , di trentacinque classi del terzo e del quarto anno di scuola secondaria superiore di Istituti non solo liceali. Il successo è testimoniato anche dal fatto che gare simili a “A suon di parole” si sono affermate come una buona pratica nelle scuole della Provincia.
Nel torneo i protagonisti principali sono gli studenti che, una volta raccolte le informazioni sulle tematiche in discussione, devono sapere dimostrare, nell’atto del dibattito e in particolare nella contro argomentazione, ciò che sono “in grado di fare” e ciò che sanno [1], nello specifico contesto della gara, mettendo in campo le proprie competenze [2].
Gli studenti si trovano, inoltre, ad affrontare tematiche di carattere sociale e civico, difficilmente trattabili in ambito strettamente disciplinare, che risultano tuttavia attuali e significative. La realizzazione del torneo richiede una breve formazione dei docenti. I moduli formativi sono stati messi a punto da docenti della Facoltà di Giurisprudenza e, negli anni, si è affermata anche una sorta di formazione tra pari per cui i docenti e/o gli alunni già esperti passano le proprie competenze ai nuovi docenti e studenti che partecipano al torneo. Nella formazione si fa riferimento ad alcuni concetti fondamentali della retorica classica e dell’argomentazione contemporanea, richiamando il modello processuale dialettico, secondo cui due tesi in opposizione si scontrano, al cospetto di un terzo giudicante, rappresentando un modello di risoluzione razionale della controversia. In particolare, l’attività formativa si richiama alle metafore del discorso come:

  • “percorso” per cui l’ascoltatore viene condotto dal punto di partenza del luogo comune all’adesione ad una tesi, attraverso argomentazioni e contro- argomentazioni costruite secondo regole tecniche e logiche ben precise;
  • “edificio” per cui il discorso viene costruito per gradi e di livello in livello, superando le obiezioni dell’avversario attraverso una retorica che sappia coinvolgere con discorsi esposti in modo attraente, esplicativo, motivante e confutativo.

I concetti affrontati, come si può constatare, sono piuttosto complessi e tecnici, ma vengono comunicati agli studenti con una metodologia concreta, facendo riferimento a situazioni vicine all’esperienza dei giovani e utilizzando esercitazioni pratiche. Tanto è vero che le classi apprendono rapidamente il metodo del dibattere e partecipano con motivazione e entusiasmo. Alle classi vengono indicati anche i ruoli esercitabili da gruppi di alunni, sia per costruire le argomentazioni e le contro argomentazioni nel modo più efficace, sia al fine di permettere la partecipazione alla gara degli studenti sulla base delle loro caratteristiche personali.
Si fa così riferimento al ruolo dei “cercatori” tipico di chi cerca le informazioni, le fonti e gli argomenti; degli “organizzatori-estensori”, che organizzano il materiale progettando l’argomentazione; degli “attori-oratori” che presentano il discorso al pubblico e alla giuria; dei “confutatori” che ascoltano l’argomentazione degli avversari al fine di trovare contraddizioni o fallacie. Non è possibile qui esporre tutte le dinamiche del torneo, perfezionate attraverso l’esperienza. Si richiama solo un altro aspetto delicato che riguarda l’individuazione dei criteri di giudizio delle controversie. Tali criteri riguardano, in estrema sintesi, l’equilibro tra il contenuto e la forma dei discorsi. Il contenuto è giudicato in riferimento alla quantità, qualità e pertinenza dell’argomentazione e della contro-argomentazione; la forma dei discorsi si riferisce invece alla lucidità espositiva, all’appropriatezza lessicale e all’actio, cioè alla capacità di coinvolgere e convincere l’uditorio.
Si è detto sopra del valore formativo del torneo.
Come è noto, lo sviluppo di competenze sociali e civiche, e di spirito di iniziativa e intraprendenza, è richiamato dai documenti europei, (Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa a competenze chiave, 2006), nazionali, (Regolamento sull’adempimento dell’obbligo di istruzione, 2007; Nuovi programmi del ciclo secondario di secondo grado) e della Provincia Autonoma di Trento (Piani di Studio Provinciali). In tali documenti ci si riferisce esplicitamente alla necessità di sviluppare negli studenti precise competenze logico-argomentative. Tra i molti aspetti educativi del torneo si sceglie qui di fare riferimento a sei concetti chiave che sono emersi dall’esperienza, dalle dichiarazioni scritte degli studenti e dalle risposte a questionari strutturati che vengono somministrati a tutti gli anni per valutare a scopo migliorativo il torneo.

  • Confronto civico.
    Il dibattito permette agli studenti di confrontarsi su tematiche di carattere civico e sociale in forma pacata e rispettosa del punto di vista degli altri. Così si evidenzia che esiste un modo di presentare le proprie opinioni diverso da quello a cui ci hanno abituato molti mezzi di comunicazione di massa (basti pensare al talk show televisivo) o alcune degenerazioni del confronto democratico.
  • Analizzare temi complessi.
    Per sua natura, la discussione su argomenti che prevedono posizioni opposte permette di mettere in luce come i problemi, che caratterizzano la nostra realtà globalizzata e carente di teorie che la sappiano adeguatamente interpretare, siano complessi e multiformi. Una scelta ben precisa del progetto “A suon di parole” è quella di proporre agli studenti tematiche attuali e controverse, perlopiù non trattate nei curricoli disciplinari, ma ben presenti nel contesto sociale ed esperienziale di ogni cittadino.
  • Attivare competenze.
    Durante le gare gli studenti devono dimostrare in pubblico la propria capacità di esposizione orale, di argomentare su temi complessi, di analizzare le posizioni degli altri al fine di confutarle. Devono individuare il momento più adatto per esporre le proprie posizioni e il modo migliore per farlo, e devono inoltre reagire a situazioni impreviste. Il contesto del dibattito permette dunque agli studenti di “agire” le proprie competenze.
  • Orientamento.
    Nella squadra e nel momento del dibattito gli studenti mettono in gioco le proprie attitudini e caratteristiche individuali, sfidando anche sé stessi, sbagliando, correggendosi o programmando di correggersi, per intraprendere così un percorso di orientamento personale autentico.
    A questo proposito si può citare la testimonianza di una studentessa di Liceo che scrive: “Un progetto come ‘A suon di parole’ può essere davvero molto utile per chi vuole mettersi alla prova in qualcosa di nuovo, ma anche per vivere una nuova esperienza che, chissà, potrebbe rivelarsi una vocazione per una futura professione, e consente di farsi sentire in una veste nuova e a volte del tutto inaspettata anche a chi magari, in mezzo al coro, non ha una voce forte”.
  • Lavoro di squadra.
    Non c’è solo una crescita personale durante il torneo, ma anche l’acquisizione che per vincere una controversia bisogna collaborare, lasciando da parte personalismi e superando le inevitabili delusioni. Scrive in una e-mail collettiva una classe: “Il nostro è stato un percorso in continua crescita. Se infatti ci siamo presentati al primo incontro come singoli, impacciati, timidi, insicuri, la finale ci ha visti disinvolti, sicuri, buoni “attori” e soprattutto uniti come una vera squadra. Ci siamo resi conto che per vincere è necessaria la cooperazione. Abbiamo ritrovato un po’ di quell’unità di classe che ci mancava. Anche quando abbiamo perso, la classe ha saputo trovare il lato positivo, accogliendo le critiche in maniera matura e consapevole, dimostrando, nella seconda semifinale, di aver appreso i consigli ricevuti e di averli messi in pratica al meglio”.
  • Imparare un metodo.
    È forse l’aspetto principale del dibattere ed è quello che in fondo comprende tutti gli altri. Infatti nella controversia i giovani imparano ad esporre in modo controllato e logico le proprie posizioni, ad aprirsi alle ragioni degli altri, a sintetizzare concetti, ad utilizzare un lessico preciso e adatto al contesto.
    Imparano soprattutto, parafrasando Kant, a pensare con la propria testa e che, secondo il noto aforisma di Montaigne, “è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena”.


Chiara Tamanini coordina per l’IPRASE (Istituto per la ricerca e la sperimentazione educativa della Provincia di Trento) il progetto “A suon di parole”. Svolge presso tale Istituto attività di ricerca e formazione con particolare riferimento all’ambito della valutazione.


Note

[1] Per Wiggings, una valutazione autentica non consiste solo nel verificare ciò che uno studente sa, ma ciò che “sa fare con ciò che sa”. Vedi G. Wiggins, Assessing student performance: Exploring the purpose and limits of testing, San Francisco, CA, Jossey-Bass, 1993.

[2] Il costrutto di competenza, al centro dei Piani di Studio del Trentino, è complesso e non si intende qui proporne una discussione. Si può però richiamare la definizione contenuta nella Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 2006, per cui le competenze indicano la comprovata capacità di usare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale /o personale; le competenze sono descritte in termine di responsabilità e autonomia.”

 
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