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INIZIATIVE PER LA SCUOLA

Da gioco del contraddittorio a percorso formativo

Bisogna chiamare le cose con il loro vero nome

di Claudia Cristoforetti
14 Maggio 2014

Con questa citazione tratta dal film Into The Wild si è dato l'avvio, per quest'anno scolastico, al corso di filosofia delle classi quarte del Liceo artistico “Depero” di Rovereto: l'obiettivo proposto e condiviso è stato quello di imparare ad esprimere in modo corretto il proprio pensiero, scaturito dal confronto con quello di altri, per evidenziare come la chiarezza della parola presuppone necessariamente la chiarezza del concetto che intende comunicare.
Tale obiettivo, si è già avuto modo di mettere in luce più volte con gli studenti, non potrà mai essere pienamente raggiunto per l'essenziale infinita tensione che caratterizza l'atteggiamento filosofico, sia dal punto di contenutistico, con la scoperta e la formulazione di nuove riflessioni, sia da quello formale poiché “al meglio non c'è mai fine”.

Tenendo fermo questo filo conduttore, la proposta di aderire al progetto "A suon di parole" è assolutamente coerente, poiché ripropone l'esigenza di chiarezza e incisività verbale in un'ottica di confronto di argomenti.
Come nei riguardi di qualsiasi novità, la scelta di partecipare non è stata immediata scontrandosi con i timori di insegnanti e studenti.
Inoltre siamo in fase di trasformazione da Istituto d'arte a Liceo artistico: ciò comporta per la nostra scuola sovrapposizioni di esigenze e aspettative sui programmi e sulle abilità da sviluppare.
Nei programmi di un Istituto d'arte si concede necessariamente maggior spazio e tempo a materie di tipo tecnico-pratico al fine di formare artisti-artigiani altamente qualificati nei diversi settori (design, grafica, multimedia, arti figurative); con la trasformazione in Liceo artistico, l'attenzione si sposta su una formazione più articolata e teorica al fine di fornire strumenti critici (sia di contenuto che di modalità) per affrontare qualsiasi ambito di futuro approfondimento.
In tal senso, la proposta di cimentarsi con la strategia della controversia argomentativa ha trovato terreno fertile perché si è rivelata, e si sta rivelando, un efficace strumento per mantenere al centro l'operatività e l'autonomia degli studenti.
Il docente funge da “maestro socratico” nello stimolare il confronto fra idee e punti di vista che provengono dall'esperienza e dalla capacità di riflessione e di rielaborazione dei discenti.
Viene dunque valorizzato lo spirito di intraprendenza, di creatività (in senso ampio) e di ricerca che caratterizza in genere la maggior parte degli studenti che scelgono un indirizzo artistico, desiderosi di esprimere personalità e idee forti e originali.
La sfida del concorso “A suon di parole” è stata perciò raccolta, in primis, dagli studenti desiderosi di confrontarsi sia fra loro che con eventuali “colleghi” di altre scuole, nonostante, a volte, la paura di non essere all'altezza.
La specificità di un Liceo artistico sta nel valorizzare le potenzialità di un'espressione visiva di idee e concetti e pertanto la proposta di misurarsi con la pura forma verbale è stata ulteriormente colta in tutto il suo valore di novità.

La modalità argomentativa con l'utilizzo di strategie retoriche era già stata affrontata nell'anno scolastico precedente, grazie all'incontro con la corrente dei Sofisti, e gli studenti avevano sperimentato la difficoltà, in tre minuti, di sostenere una tesi e l'esatto opposto.
Per allenarsi in vista della fase del torneo interna all’istituto, quest'anno ogni studente è stato invitato a preparare tre minuti di monologo su un tema a scelta libera e tale libertà ha avuto un effetto estremamente positivo, poiché ha fatto prendere coscienza a ciascuno di quanto sia importante sapere cosa si vuole comunicare: troppo spesso, infatti, la riflessione è scaturita da questa esperienza di classe, si “parla” (nel senso più ampio possibile ovvero si condividono contenuti in modo mediato o immediato, per esempio partecipando ai social network) senza avere un'idea precisa del perché e del cosa si voglia dire, per il puro gusto di essere visibili e presenti in un'arena virtuale di esperienze.
L'essere obbligati a scegliere di cosa parlare, a prepararsi e a farlo, di fronte a un pubblico reale, conosciuto, più o meno stimato, ha costretto i ragazzi a interrogarsi su ciò che desideravano condividere e sulle modalità, poi esplicitamente passibili di critica, attraverso cui farlo.
Tale esercizio ha avuto due ricadute molto positive: la prima è stata un'aumentata autostima generale circa le proprie possibilità espressive di tipo verbale, poiché quasi tutti, dopo un inizio imbarazzato e imbarazzante, hanno saputo gestire i minuti a loro affidati; la seconda si è rivelata più su un piano relazionale, il mettersi in gioco e l'essere disponibili alla critica e all'autocritica ha migliorato il clima di classe, favorendo uno scambio profondo e sincero sui diversi atteggiamenti e vissuti messi in luce, esplicitanti tratti importanti dei diversi caratteri degli studenti.
Assegnati poi i temi delle sfide interne, si è passati ad approfondire anche l'aspetto contenutistico, sottolineando la peculiarità della fase contro-argomentativa come risposta puntuale a ciò che gli avversari affermano e non aggiunta di nuovi temi.

La ricerca di elementi per sostenere la propria tesi è stata per tutte le classi molto stimolante, ma ha anche chiaramente messo in luce le diversità fra i tre indirizzi che caratterizzano il nostro liceo: grafica, multimedia e design.
Sia quando la tesi era esplicitamente collegata all'ambito artistico (“L'arte contemporanea è/non è arte” - “L'e-book è/non è una risorsa”) sia quando essa invece considerava elementi più generali (“L'adozione deve essere/non deve essere possibile solo per le coppie eterosessuali”), ogni classe ha messo in luce argomenti e modalità di espressione attinenti al proprio indirizzo. Motivo di soddisfazione soprattutto per gli insegnanti di progettazione e di materie pratiche che hanno toccato con mano la capacità degli studenti di applicare e realizzare le tecniche acquisite durante le lezioni.
In questo senso, la modalità didattica dell'argomentazione favorisce l'interdisciplinarità, caratteristica essenziale del neonato Liceo artistico e della proposta pedagogica della nuova visione di scuola.
Studenti e insegnanti sono stimolati a ricercare nel proprio bagaglio culturale elementi comprensibili all'interlocutore e che riescano anche a stupirlo e a spiazzarlo per la novità del punto di vista assunto. Così da rendere più difficoltosa, perché portata su un terreno molto specifico, la formulazione di contro-argomentazioni. La controparte viene dunque stimolata a rispondere utilizzando incisivamente contenuti già posseduti e approfondendo le tematiche nuove per verificarne l'attinenza e sottolinearne eventuali debolezze.

I pomeriggi delle sfide interne sono stati appassionati, allegri e rispettosi. La presenza di un giudice esterno, come garanzia di equità e di rispetto degli standard del progetto, ha fatto provare agli studenti il brivido del giudizio, il più imparziale possibile, e il dialogo che è seguito ad ogni incontro ha permesso a ciascuno, sia come classe che come individuo, di focalizzare i propri punti di forza e di debolezza.

Tale clima di stima reciproca ed entusiasmo ha caratterizzato anche la fase preparatoria all'incontro con una classe di un'altra scuola, come il gioco di squadra fra alcuni docenti di varie materie e di diverse classi che, sentendo parlare del tema della sfida sui corridoi, in sala insegnanti o dai ragazzi stessi, si sono dati molto da fare per trovare e condividere materiale.
In questo senso il progetto ha favorito il sentimento di appartenenza ad una realtà scolastica molto complessa, perché in fieri, come quella del Liceo artistico.
Certamente questa nuova (benché così antica) strategia didattica è risultata vincente soprattutto durante le ore di insegnamento della filosofia poiché è stata utilizzata in modo esplicito.
L'attenzione alla chiarezza della formulazione delle proprie tesi e l'ascolto critico di quelle degli altri stanno però diventando, gradualmente e in modo diffuso, un atteggiamento condiviso dagli studenti che hanno partecipato al progetto.
Programmi televisivi, discorsi di personaggi più o meno noti, presentazioni di mostre, progetti, concorsi vengono ora vagliati in modo più attento e consapevole dalle orecchie e dalle menti di studenti a cui è stata messa in luce la ricchezza della parola.
Sono in questo modo sviluppate le competenze sociali, civiche e logico-argomentative, lo spirito di iniziativa e di intraprendenza, i pilastri su cui è stato costruito questo progetto.

Altro punto di forza del concorso, e della conseguente metodologia didattica che dovrebbe entrare a far parte della quotidianità d'aula, è la possibilità di approfondire in modo critico tematiche di attualità, dibattendole “in diretta”, mentre i fatti accadono, e valutando così la correttezza e la chiarezza delle informazioni che i diversi mezzi di comunicazione mettono in campo.
Si crea o si sviluppa la capacità critica degli studenti, al fine di guidarli su una strada di partecipazione responsabile alla vita politica, nazionale e internazionale, che passa certamente attraverso la comprensione e l'utilizzo di un linguaggio corretto, in forma consona al luogo e all'argomento di cui si tratta.
Certo non mancano alcuni punti di debolezza come la necessità di un tempo lungo per “l'allenamento” di tutti gli studenti al discorso in pubblico e la preparazione delle argomentazioni, tempo che purtroppo scarseggia sempre.
La soluzione a questo problema può essere inserire in più discipline la strategia del dibattito argomentativo così da proporre tematiche, almeno per la fase d’aula o di istituto, attinenti ai programmi svolti in classe nelle materie coinvolte.
D'altro canto gli studenti, nei questionari compilati al termine dell'esperienza, hanno sempre sottolineato che uno degli elementi più entusiasmanti della partecipazione a questo progetto è la possibilità di confrontarsi su argomenti di attualità trasversali, quindi non esclusivamente collegati ad una disciplina scolastica e che richiedono competenze e conoscenze non strettamente scolastiche.
Il risultato che si ottiene stimolando il contraddittorio ben argomentato in molteplici momenti del percorso scolastico è quello di trasmettere in modo più incisivo un metodo di ricerca e di capacità critica valevole in ogni ambito dell'esistenza e non un insieme di contenuti che rischiano di essere memorizzati e non interiorizzati.
Nuovamente è esplicito il riferimento alla metodologia socratica della maieutica ovvero dell'accompagnare lo studente nel concepire, far crescere e dare alla luce idee e ragionamenti propri, salvandolo così dal rischio del plagio e della passività.
Il risultato più significativo è stato infatti la crescente disponibilità degli studenti, anche di chi all'inizio aveva apertamente dichiarato che non avrebbe mai parlato in pubblico, a diventare oratori per le sfide successive: tale atteggiamento ha messo in luce come i ragazzi abbiano colto il vero senso del progetto.
Non soltanto una torneo ma un percorso seguendo il quale progredire, attori e spettatori, potenziando le proprie abilità di riflessione, di ricerca, di produzione,  e anche di ascolto, e così raggiungere non un traguardo uguale per tutti ma migliorando, in itinere, se stessi.


Bibliografia:

C. Tamanini, Il torneo argomentativo “A suon di parole”, pubblicato su IR, Istituto Indire, Firenze 2014: disponibile online qui

P. Sommaggio, Contraddittorio Giudizio Mediazione. La danza del demone mediano, Franco Angeli, Milano, 2012

A. Cattani A. - M. De Conti (a cura di), Didattica, dibattito, didattica, fallacie e altri campi dell’argomentazione, Loffredo – University Press, Collana “Suadela” n. 5, Napoli, 2012

G. Boniolo - P. Vidali, Strumenti per ragionare. Logica e teoria dell'argomentazione, Bruno Mondadori, Milano, 2011

P. Vidali, Filosofia e argomentazione, in “Scuola e città” n. 2/3 2001, pp. 191-197

Sitografia:

http://www.iprase.tn.it/ricerca/a-suon-di-parole/

http://www.argomentare.it/


Docente di Filosofia e Storia preso il Liceo artistico “Depero” di Rovereto, Claudia Cristoforetti si è laureata in Filosofia presso l'Università degli Studi di Padova ed ha conseguito il Dottorato di Ricerca, con una tesi sulle possibilità di dialogo fra Neuroscienze e Filosofia, presso l'Università Pontificia Salesiana di Roma.
E' autrice di articoli su autori al confine fra Filosofia, Scienza e Teologia (R. Guardini, A. Rosmini, D. Bonhoeffer, H. Conrad-Martius, J. Maritain). Da anni collabora con l'Università dell'Età Libera del Comune di Rovereto dove tiene corsi di Storia della Filosofia.

Editing a cura di Francesco Vettori, Comunicazione Indire.

 

 
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