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INIZIATIVE PER LA SCUOLA

Il Primo Torneo Nazionale Palestra di Botta e Risposta

Confrontarsi gareggiando, l'educazione civile come disputa

di Adelino Cattani
01 Settembre 2014

Scrive un docente, al termine della discussione orale di un suo studente agli esami che un tempo si chiamavano “di maturità”: «Questa mattina ho assistito nel mio Liceo all’orale di Samuele, già disputante della Palestra di Botta e risposta. È stato uno spettacolo, una meraviglia didattica per come ha argomentato la tesina e per come ha risposto alle domande successive. Provocato da me, ha così risposto: “senza le dispute non sarei mai arrivato fino a qui. Prima di quell’esperienza non sapevo ragionare, non sapevo argomentare, non sapevo scrivere; i miei temi erano formalmente corretti ma vuoti, i miei pensieri spesso intricati ed involuti. Ora, se so fare decentemente queste tre cose, tutto è rinviabile a quell’esperienza di vero e proprio allenamento, una vera palestra in cui sono cresciuto come uomo e come studente.”»

La Palestra di botta e risposta è un progetto di formazione al dibattito, avviato nell’Università di Padova nel 2006, con l’obiettivo di incentivare negli studenti le attitudini utili e le conoscenze necessarie a promuovere le capacità di argomentare e di contro-argomentare.

Questa Palestra intende promuovere il dovere e il diritto di discutere, in forma di torneo di disputa, recuperando altresì il piacere di confrontarsi gareggiando. Si ispira nel contempo alla considerazione di un saggio pensatore e alla battuta di un menestrello di corte. Afferma il filosofo Michel de Montaigne: «Chi mi contraddice suscita la mia attenzione e non la mia irritazione». Asserisce il shakespeariano giullare, Touchstone-Paragone: «Noi a corte abbiamo il nostro galateo per litigare, come voi avete il vostro galateo delle buone maniere», che va dalla risposta garbata alla botta provocatoria, dalla battuta divertita alla smentita gagliarda.

Obiettivo di una sana formazione è quello di creare persone consapevoli e libere, coscienti e autonome. Concretamente ciò significa formare persone in grado di pensare con la propria testa, capaci di sottoporre a collaudo queste loro elaborazioni, capaci di difenderle, capaci di valutare le elaborazioni degli altri. Questo è precisamente lo scopo di un progetto di educazione scolare al dibattito: formare persone che avendo ragione, o avendo le loro buone ragioni, sappiano farle valere al meglio in contraddittorio. Ci sono infatti individui bravi a discutere e persone per bene. L’ideale sarebbe combinare queste due doti in una persona per bene capace di discutere, anche temerariamente, bene.
Fortunatamente oggi il dibattito formativo si sta diffondendo, in modi diversi, ma con un obiettivo generale comune: imparare ad interagire nell’inevitabile, prezioso confronto di idee in una realtà che si sta facendo sempre più controversiale man mano che si accrescono libertà di parola e diritti, in un mondo in cui la controversia, in tutte le sua forme, dalla polemica virulenta alla discussione pacata, non solo s’impone, ma è bene che s’imponga perché è il propulsore del progresso in ogni campo, dal sociale allo scientifico.

Ma molto diversi sono anche gli sotto-obietttivi a seconda che la formazione al dibattito punti a valorizzare e a promuovere una o l’altra delle molteplici competenze che la vita richiede, ad esempio:

  • capacità di analizzare
  • capacità di risolvere problemi
  • capacità di comunicare
  • capacità di negoziare
  • capacità di persuadere
  • capacità di convincere (che è cosa diversa dal persuadere)
  • capacità di valutare
  • capacità di ponderare
  • capacità di integrare e di integrarsi
  • capacità di convivere (che è a volte preferibile a quella del convincere).

Ma, volendo, tutte queste diverse capacità o competenze possiamo raggrupparle sotto un’unica voce: la capacità di argomentare. Esiste certo anche il ragionamento dimostrativo, ma non si applica alle scelte esistenziali, che sono le più vitalmente importanti.

“Competenze” è diventata la parolina magica dei nostri giorni, soprattutto le cosiddette competenze trasversali, vale a dire le competenze generali, formative, quelle che aiutano a vivere e a operare, di cui si ha bisogno per il proprio e altrui ben-essere. Combinate con le competenze disciplinari dovrebbero dare il massimo. Le principali, ci dicono gli esperti, sono sette:

  1. capacità di risolvere i problemi utilizzando il bagaglio di risorse acquisite
  2. capacità di analizzare e sintetizzare informazioni
  3. capacità di formulare giudizi in autonomia
  4. capacità di comunicare efficacemente
  5. capacità di apprendere continuativamente
  6. capacità di lavorare in gruppo
  7. capacità di iniziativa e intraprendenza

Di queste competenze c’è carenza ed esigenza, come attestano anche i risultati Invalsi.
Un buon dibattito le ricomprende tutte, nel senso che le genera, le stimola tutte, senza necessariamente presupporle, perché migliora le capacità anche di chi non è naturalmente predisposto o presenta blocchi paralizzanti. La formazione al dibattito, che è insieme un esercizio, una procedura e una disciplina, costituisce un potente acceleratore dei processi di cambiamento personale e collettivo. Questo esercizio nella palestra di botta e risposta servirà ancor di più nello studio, nel lavoro e nella vita. Segnatamente, i vantaggi verificati di questo tipo di formazione sono i seguenti.

1. Valorizza e canalizza le capacità.

2. Rende più avvertiti nei confronti dei ragionamenti nostri e altrui, favorendo il passaggio dall’associativo-emozionale all’inferenziale.

3. Addestra in maniera esperienziale “ricercatori” di conoscenze, non solo ricettori di sapere.

4. Ha invoglianti componenti ludiche.

5. Combina la ricerca di ragioni, il saperle esprimere e la volontà di far riconoscere queste ragioni dagli altri.

6. Crea spirito di gruppo e allena a lavorare in squadra, per conseguire un obiettivo comune.

7. Determina una condizione stabile di competizione in un quadro di cooperazione, com’è nella vita, favorendo il riconoscimento e il rispetto del punto di vista altrui.

Di questi, particolarmente significativi sono la natura esperienziale dell’attività, il riconquistato piacere di discutere e la scindibilità di “avere ragione”/ “persuadere-convincere gli altri di avere ragione”.

Didattica esperienziale

La disputa, come metodologia e come disciplina, il torneo, la palestra sono esperienze pratiche che sono risultate feconde e arricchenti. Questa attività migliora la qualità della formazione attraverso il coinvolgimento del soggetto in formazione. Il dibattito innesca un ruolo attivo nei processi di acquisizione del sapere e di risoluzione dei problemi. Anche nella consulenza aziendale si va in questa direzione di metodologia esperienziale che tende a sostituire la soluzione “a pacchetto” con modalità di formazione cosiddetta “coaching”.

Il piacere di discutere

Noi conosciamo le regole di tutti gli sport e di tutti i giochi, ma non quelle del gioco più importante e vitale in una società civile, che è il dibattito.
Possiamo ben considerare il dibattito come uno sport, uno sport non di combattimento e di forza, com’è il pugilato e come lasciano supporre tanti dibattiti televisivi, ma uno sport di racchetta, com’è il ping pong.
“Palestra di Botta e Risposta” si configura come una vera e propria gara sportiva: ciascun incontro del torneo coinvolge due squadre di 7 studenti e una questione sulla quale le squadre devono prepararsi, pro o contro, per poi confrontarsi. Diversi incontri eliminatori, e una fase di semifinale a eliminazione diretta, formano e selezionano, infine, le due squadre finaliste che gareggiano per il “titolo” di Magnifica Squadra Disputante dell’anno.

Avere ragione vs. persuadere/convincere

Si dice che la verità trionfa sempre. Magari così fosse. Anche la verità ha problemi di suo a farsi valere. La si può aiutare se accettiamo un dibattito regolamentato, in cui il confronto, o anche lo scontro, non sia tra due individui, ma fra due posizioni, se accettiamo di non essere noi a vincere, bensì la tesi per il suo merito.
Ideale utopistico? Forse sì.
Ma questo obiettivo si può perseguire anche in presenza di un famigerato dibattito tra sordi, che è la regola più che l’eccezione. Infatti, di solito, quando due discutono, ciascuno afferma e riafferma la sua posizione, senza alcuna intenzione di confrontarsi davvero con il suo interlocutore, che spesso è visto come un avversario da sconfiggere e senza alcuna volontà di capire.
Ma persino se i due disputanti non si smuovono di un millimetro dalla loro posizione iniziale, possono smuoversi i presenti, l’uditorio, che è la terza parte, importante, spesso dimenticata, del dibattito pubblico. La funzione minimale, ma realistica, di un buon dibattito è fare chiarezza, una duplice chiarezza: chiarezza delle tesi enunciate e chiarezza delle ragioni a sostegno. Uno dovrebbe uscire da un dibattito dicendosi: “Adesso mi è un po’ più chiaro”, non “Che bravo. Come ha parlato e si è difeso bene!” o peggio ancora: “non so bene cosa abbia detto ma pare l’abbia detto molto bene”.
Dantescamente diremmo che al termine di un buon dibattito, senza pretendere di arrivare in paradiso, almeno ci si dovrebbe lasciare alle spalle inferno e purgatorio, per “uscire a rivedere le stelle”.
Questa palestra vuole essere infattiun posto dove ci sia allena ad esprimere le proprie ragioni con chiarezza, ma soprattutto a cercare di farsele riconoscere, magari non dall’interlocutore, cosa molto rara e difficile, ma dal pubblico, dall’uditorio, dai giudici. In questa palestra ci si esercita ad un dibattito regolamentato. Regolamentato nei tempi e nei turni e rispettoso di alcune regole, che valgono nel contempo per i due interlocutori e come criterio di valutazione per la giuria e per il pubblico.

Essenzialmente le regole si possono ridurre a 4:

1. Qualità degli argomenti

2. Quantità degli argomenti

3. Pertinenza degli argomenti

4. Modo di esposizione

Questa iniziativa di formazione al dibattito recupera e valorizza la secolare tradizione della disputatio e del Trivio nelle sue tre componenti di Logica, Dialettica e Retorica. Perché il debate non è nato oltreoceano. La disputa, nel passato, era un metodo d’insegnamento, un’esercitazione scolastica e una procedura per scoprire la verità. Era un confronto rigidamente regolamentato che imponeva di procedere secondo uno schema rigoroso, e quindi controllabile, e insieme era un avvenimento pubblico di grande richiamo.
E oggi, come nel passato, questa attività, diffusa nelle scuole e aperta alla cittadinanza, intende affiancare al dovere e al diritto ormai acquisiti anche il piacere di discutere e di assistere alla discussione, nella convinzione che questo impegno è un valido esercizio che permette di acquisire le competenze per affrontare le più importanti sfide personali e sociali.

Ai partecipanti al torneo della Palestra di Botta e risposta viene chiesto di pronunciare la speciale e solenne “Promessa del disputator cortese”, con la quale il disputante si dichiara consapevole che su ogni cosa possono esistere punti di vista diversi, che verità e giustizia scaturiscono dal confronto civile e dal dibattito leale, che di norma non esiste una ragione che si contrappone ad un torto, ma diverse ragioni contrapposte, che è sempre preferibile discutere anche senza deliberare che deliberare senza discutere. Promette quindi di impegnarsi a ricercare gli argomenti migliori a favore della sua posizione, di valutare, nel contempo, le obiezioni ragionevoli della controparte, di replicarvi in modo fermo e pacato, individuandone i punti deboli e riconoscendone, almeno in cuor suo, i punti di forza che richiedono risposta, al fine di addivenire ad una migliore comprensione delle cose e degli altri. Promette di fare del suo meglio per convincere e nel contempo per convivere.

In conclusione e in pillole. Sappiamo che intorno ad ogni problema possono esserci e ci sono opinioni opposte. Però ci sono anche dati e fatti. Il dibattito è per definizione la sede, il luogo e il metodo per cercare di dirimere la diversità di opinioni e di accertare i fatti condivisi o condivisibili.
Ma nessuno ci ha mai insegnato le regole e le mosse del dibattere. E ci mancano dei criteri minimi per valutare l’esito di un dibattito, per cui si giudica magari superiore la tesi sostenuta da chi è semplicemente più vivace o solo più simpatico o spiritoso.
C’era una volta, nelle scuole medioevali, il Trivio: logica, dialettica e retorica. C’era la disputatio.
Si insegnava a discutere, a discutere con argomenti logicamente convincenti, retoricamente persuasivi, dialetticamente sostenuti e comparati.

La Palestra di botta e risposta è propriamente una attività di formazione al dibattito, rivolta in primo luogo agli studenti, in forma di gara e torneo, condotta dall’Associazione per una cultura e la promozione del dibattito in collegamento con il corso di Teoria dell’argomentazione, attivato dal 2001 nell’Università di Padova.
È un torneo giunto alla sua nona edizione in cui i giovani studenti si allenano ad irrobustire la forza e la qualità espositiva dei loro argomenti e la capacità di replica in un pacifico confronto dialogico o, come succede più spesso, in uno scontro polemico.
Perché oggi abbiamo la fortuna di poter discutere liberamente, tutti e tutto; si discute sempre e ovunque: ne abbiamo il diritto e il dovere. Possiamo, vogliamo recuperarne anche il piacere e l’utilità.
Questo ci ha indotto e motivato a organizzare la Prima Finale Nazionale di dibattito “Palestra di Botta e risposta” che si svolgerà a Padova il 5, 6 e 7 settembre 2014, aperta a tutte le scuole e istituzioni italiane che operano in questo campo in lingua italiana per riappropriarci di questo esercizio, procedura e disciplina che è il dibattito e testimoniare che la disputatio precede il debate, che i Great Debaters non ci sono solo nei college Usa.
Anche per questo abbiamo chiamato “Patavina Libertas” questo formato di dibattito, mutuandolo dal motto dell’Università di Padova, che da sempre si è ispirata ed ha promosso la Universa universis Patavina libertas: la totale libertà di espressione per tutti.
In un affresco dipinto sul frontone dell’Università Atene il corteo delle discipline, delle materie disciplinari è aperto dalla logica ed è chiuso dalla retorica: secondo quest’ordine si formava un tempo, in Grecia e a Roma vir bene dicendi peritus e forse si può formare oggi un vir bene disputandum peritus.


Adelino Cattani è docente di Teoria dell'argomentazione nell'Università di Padova, Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata – FISPPA e Presidente dell'Associazione per una Cultura e la Promozione del Dibattito – ACPD. Promotore di una formazione al dibattito nella scuola, ha ideato e dirige una Palestra di botta e risposta.

È autore, tra gli altri libri, di: Forme dell’argomentare. Il ragionamento tra logica e retorica (1990, 19942), Botta e risposta. L'arte della replica, (2001, 2013). Trad. spagnola, Los usos de la retórica (2003), Come dirlo. Parole giuste, parole belle (2008), Trad. spagnola Expresarse con acierto (2010). Traduzione cinese (2014, in stampa), 50 Discorsi ingannevoli. Argomenti per difendersi, attaccare, divertirsi (2011), Dibattito. Doveri e diritti, regole e mosse (2012).

Bibliografia

A. Cattani, Botta e risposta. L’arte della replica, Il Mulino, Bologna, 2001, 2013.

S. Nicolli, A. Cattani (a cura di), Palestra di Botta e Risposta. La disputa filosofica come formazione al dibattito nella scuola, CLEUP, Padova, 2006.

A. Cattani et all. (a cura di), La svolta argomentativa. 50 anni dopo Perelman e Toulmin, Loffredo Editore, Napoli, 2009.

A. Cattani (a cura di), Argomentare le proprie ragioni. Organizzare, condurre e valutare un dibattito, Loffredo Editore, Casoria (NA), 2011.

A. Cattani, M. De Conti (a cura di), Didattica, dibattito, fallacie. E altri campi dell’argomentazione, Loffredo Editore, Napoli, 2012.

A. Cattani, Dibattito. Doveri e diritti, regole e mosse, Loffredo University Press, Napoli, 2012.

Sitografia

http://www.educazione.unipd.it/bottaerisposta/

 
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