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''La Buona Scuola'': le riflessioni e il contributo di Indire

di Giovanni Biondi, Presidente Indire
15 Novembre 2014

FORMAZIONE IN SERVIZIO DEI DOCENTI
L’obiettivo di rendere obbligatoria la formazione in servizio degli insegnanti è di fondamentale importanza per sostenere l’innovazione del sistema. Questo però non è sufficiente se contemporaneamente non c’è una strategia nazionale che orienti le azioni di formazione verso alcune priorità che determinano più di altre il cambiamento, e se non si garantisce un livello qualitativo adeguato degli interventi. La formazione deve essere finalizzata al cambiamento dei comportamenti professionali e deve quindi essere fatta on the job. Si tratta pertanto di evitare le conferenze che non incidono sul lavoro degli insegnanti e non ne cambiano i comportamenti professionali. Occorre impostare attività che abbiano un forte legame con la didattica e quindi proporre materiali, metodologie da provare in classe in modo da modificare la pratica educativa. Questo tipo di formazione in servizio deve essere promossa a livello nazionale e non essere frammentata e lasciata all’iniziativa delle scuole, sia perché la scelta delle iniziative e dei temi sarebbe inevitabilmente legata a fattori locali e “soggettivi” sia perché la qualità degli interventi rischierebbe di degradare nelle scuole decentrate. Fino alla fine degli anni Novanta la formazione era esclusivamente fatta in presenza da “professionisti” della formazione che ripetevano le stesse lezioni da una scuola all’altra. L’insoddisfazione degli insegnanti era tale che non volevano più essere coinvolti in “prediche” pedagogiche che rimanevano astratte, fatte magari dai soliti esponenti locali che giravano di scuola in scuola. Per impostare la formazione in servizio in modo efficace abbiamo bisogno di dare anche alle scuole “periferiche”, lontane dai capoluoghi di regione, che sono la maggioranza delle scuole del nostro Paese, la possibilità di accedere a interventi di qualità progettati dalle migliori università non solo italiane e dagli esperti dei diversi settori disciplinari. Questo non può che avvenire attraverso ambienti di blended e-learning. Ci vogliono interventi misti, online e in presenza, che attivino comportamenti professionali innovativi. Inoltre è necessario formare tutor o mentor che possano aiutare gli insegnanti in presenza nei percorsi progettati online e nell’utilizzo dei materiali, dei contenuti, delle metodologie. Bisogna poi definire obiettivi strategici per il cambiamento di un modello di scuola “trasmissivo” che non è più adeguato né alla società della conoscenza né ai nostri studenti.
Indire, che ha la formazione nei suoi obiettivi istituzionali, dà il proprio contributo attraverso: l’evoluzione del proprio ambiente di e-learning verso i MOOC e verso la creazione di ambienti sociali dell’innovazione centrati sui comportamenti professionali; la costituzione di albi di tutor e mentor selezionati e continuamente formati che le scuole potranno utilizzare per percorsi di formazione blended sulle diverse discipline e attività (ad es. il coding); progettazione di percorsi di formazione che si servono di tutte le migliori competenze disciplinari italiane e internazionali utilizzando sia la rete di European Schoolnet sia i risultati dei tanti progetti europei nei quali l’istituto è impegnato (Scientix, Creative Classroom Lab, Desire, InGenious, ITec, SENnet, Learning Resources Exchange).

INNOVAZIONE DIGITALE
E' il vero tema del cambiamento. La scuola non si trasformerà grazie a una LIM, a un tablet o a un e-book. Nessuno di questi elementi cambia la scuola, ma la scuola potrà invece cambiare radicalmente se sarà in grado di utilizzare le opportunità che i linguaggi digitali, le ICT mettono oggi a disposizione. Il tema quindi non può essere quello di aggiungere una materia ai programmi scolastici e neppure può essere risolto con risposte infrastrutturali che pure sono necessarie. Il digitale può cambiare la scuola ma bisogna vedere come e se la scuola saprà utilizzarne le opportunità. E’ fondamentale portare a sistema i migliori processi di innovazione attivati dalle scuole e non sovrapporsi con iniziative dall’alto che rischiano di non tener conto della realtà.
Per portare a sistema l’innovazione digitale, il contributo di Indire si è concretizzato con le “Avanguardie Educative”, un movimento culturale che parte proprio da quanto le scuole stanno facendo e che è aperto alla partecipazione di tutti gli istituti italiani. Il manifesto delle idee è stato firmato da 22 scuole a Genova il 6 novembre 2014 e dopo pochi giorni il numero delle scuole è già raddoppiato. Rappresenta un contributo concreto a “La Buona Scuola”. Inoltre, con gli stessi obiettivi, è stata costituita, all’interno di questo movimento, la rete “Piccole scuole crescono” che mette insieme tutte le scuole con pluriclassi e più in generale le scuole di montagna e delle piccole isole che grazie alle ICT possono allargare l’ambiente sociale di apprendimento, abbattere le distanze e superare l’isolamento. In alcuni casi estremi devono la loro stessa possibilità di esistere alle ICT (Centri Scolastici Digitali – CPE). Sono state poi avviate ricerche e sperimentazioni sull’uso delle stampanti 3d nelle scuole dell’infanzia e primarie, dei mondi virtuali e del game educativo, dei maker e dei fablab per portare alcuni modelli di innovazione nella scuola. In alcuni casi - ad esempio Edmondo e le stampanti 3d - queste esperienze sono già state avviate. Infine, il Repository nazionale sui contenuti digitali per la didattica potrà accogliere lezioni online e metterà a disposizione degli insegnanti per sostenere l’innovazione contenuti digitali che potranno andare da video a veri e propri ambienti di simulazione, applet java, simulazioni.

RAPPORTO SCUOLA LAVORO
E’ collegato alla trasformazione del modello scolastico e al fatto che mentre la scuola è sostanzialmente ferma, il mercato del lavoro ha subìto una rapida evoluzione. Le esperienze in corso per creare un sistema di alternanza anche attraverso un apprendistato precoce richiedono che avvenga una trasformazione anche nelle attività del mattino, quelle della scuola “di tutti i giorni”. Anche su questo punto, c’è il contributo di Indire: lo sviluppo della banca dati sugli ITS e quella sull’Alternanza scuola lavoro che hanno prodotto rapporti di ricerca che hanno evidenziato gli aspetti di debolezza e di forza e proposto precise linee di sviluppo delle attività. Inoltre, l’Istituto sta collaborando con la Regione Toscana per la diffusione di una didattica laboratoriale diffusa anche alle materie di base nei Poli Tecnico Professionali della Regione. Un’esperienza che potrà essere estesa anche alle altre Regioni italiane. E’ stata anche avviata una ricerca sui Laboratori, in modo da fornire indicazioni per l’innovazione tecnologica dei laboratori in rapporto all’evoluzione che questi hanno avuto nelle aziende dei diversi settori.

SISTEMA NAZIONALE DI VALUTAZIONE
Tutto il Sistema Nazionale di Valutazione deve essere pensato e sviluppato come una macchina diagnostica che fornisce elementi per migliorare il sistema. Un sistema a servizio della scuola. I processi di miglioramento sono al centro del SNV. Anche la valutazione esterna fatta da una equipe coordinata da un ispettore non ha compiti “ispettivi”, ma compiti diagnostici. Per questo la valutazione esterna deve poter essere estesa prima possibile a tutte le scuole che ciclicamente vengono valutate per avere appunto una “diagnosi”, un punto di vista esterno che possa fornire quegli elementi necessari a progettare un percorso di miglioramento.
Indire è una delle componenti del sistema. Poiché tutto il sistema è finalizzato a favorire e innescare il miglioramento dell’azione educativa della scuola, l'Istituto ha un ruolo centrale perché supporta le scuole nel processo di miglioramento. Ha seguito le sperimentazioni: valorizza, VSQ e Vales. Sulla base di queste esperienze costituirà un Albo di esperti che potranno aiutare le scuole nella pianificazione dei processi di miglioramento.

 
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