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06 Novembre 2003

Software didattico e integrazione scolastica

di Silvia Panzavolta

Condividere esperienze, attività, idee e giochi con gli altri. Un software amico e accessibile che aiuta a non sentirsi "diversi"


L'integrazione dei disabili è un tema di grande attualità; se ne parla e se ne legge quotidianamente con riferimento al mondo del lavoro, del divertimento, dello sport ed anche della scuola. E' proprio dal mondo della scuola che dovrebbe cominciare il cammino, talvolta faticoso, del bambino disabile verso una progressiva autonomia di pensiero, di azione. 

In un quadro di rinnovata sensibilità fattiva di fronte ai problemi di inserimento dei disabili nella scuola, l'avvento delle nuove tecnologie ha stimolato nuove riflessioni, nuove idee, ha creato nuove aspettative, ha dato, insomma, nuove speranze.
Periferiche hardware sempre più perfezionate e adattive hanno risolto il problema dell'accesso all'elaboratore per molte categorie di disabili, software sempre più sofisticati e "intelligenti" sono a disposizione del docente che voglia usarli per venire incontro a bisogni o difficoltà specifiche.
E' ormai chiaro come, per utilizzare in modo realmente efficace l'elaboratore nella didattica del disabile, l'elemento chiave sia proprio il software. Sembra dunque opportuno affrontare qui una riflessione generale sul ruolo del software e sulla sua scelta, dal momento che i programmi educativi oggi sono molti e vari, sia per contenuto che per obiettivi e metodi di insegnamento.

Il ruolo del software nell'integrazione scolastica

Quale dunque è (o può essere) il ruolo del software didattico nell'integrazione scolastica del disabile?

Naturalmente la risposta non può essere assoluta, deve tener conto delle diverse circostanze, delle diverse realtà, dei diversi obiettivi educativi. La Dott.ssa Ferlino e la Dott.ssa Benigno raccontano alcune esperienze con i raggazzi, i successi e gli insuccessi riportati, le loro reazioni.   

condividere attività, esperienze, idee...

Abbiamo visto bambini che non potevano scrivere manualmente riuscire a fare un tema contemporaneamente ai loro compagni usando invece che la penna, un mouse o una tastiera modificata e un software "speciale"; li abbiamo visti disegnare ed incolonnare le operazioni su una pagina video, li abbiamo visti giocare nell'intervallo con il "loro" computer insieme a qualche compagno. Abbiamo visitato aule informatiche in cui gli studenti disabili lavoravano gomito a gomito con gli altri, usando gli stessi software educativi e collaborando fattivamente alla riuscita di un progetto comune. Abbiamo pensato: "Questa è integrazione!": integrazione in un gruppo con il quale il disabile è finalmente in grado di condividere attività, esperienze, idee. Abbiamo sentito che l'aula informatica costituiva un momento di forte aggregazione [Campi, Bracaglia et al., 1995], ma abbiamo sentito anche che il computer, posato sul banco di un unico bambino, era sentito e vissuto da tutto il resto della classe come una "penna di colore diverso" una "matita un po' strana" di cui il piccolo proprietario poteva andare fiero, e per la quale non doveva sentirsi "diverso". 

"recupero" di attività di lettura e scrittura...

Abbiamo seguito anche, nell'aula di informatica, un gruppo di bambini che facevano "recupero" di attività di lettura e scrittura: bambini vivaci,  ciascuno di fronte a un computer su cui giravano software colorati, accattivanti che proponevano attività variate; li abbiamo visti lottare con qualche esercizio difficile, sorridere agli errori, chiedere spiegazioni, arrabbiarsi con un avversario-computer troppo efficiente. Quando però abbiamo chiesto un'antologia per trarre spunti per qualche nuovo esercizio una delle cinque simpatiche pesti è andata "in classe" a chiederla ad un compagno che stava seguendo l'ora di Italiano. Abbiamo pensato allora: "Questa non è integrazione!". Avevamo torto. Tornando qualche tempo dopo, in quella stessa aula non abbiamo trovato più proprio quella delle cinque pesti che era andata a chiedere l'antologia al compagno: adesso era in classe perché il suo rendimento era migliorato ed ora seguiva l'ora di Italiano insieme agli altri compagni. Abbiamo riconosciuto il nostro errore di valutazione ed abbiamo pensato: "Anche questa, dunque, era integrazione!" Il processo era stato solo più lento, aveva richiesto tempi più dilazionati ed una logistica diversa.

Stefano e Fabio...

Dal punto di vista dell'integrazione scolastica, ha certamente senso parlare di quanto il software e gli interventi educativi centrati sull'uso dell'elaboratore possono essere efficaci e funzionali, anche se il discorso non può essere generalizzato. Rimangono nei nostri pensieri, infatti, anche Stefano e Fabio; il primo, affetto da una grave patologia motoria con effetti progressivi ha un computer, lo usa, ma la gravità delle sue condizioni non gliene consente un uso continuo e prolungato; l'aiuto che può trarre dall'uso dello strumento è quindi molto limitato e la sua completa integrazione nella didattica della classe in cui è inserito non può, in questo momento, essere una realtà. Anche per quanto riguarda Fabio sappiamo che difficilmente le sue prestazioni scolastiche potranno mai essere adeguate a quelle del resto della classe, nonostante la cura e l'attenzione con cui gli vengono costantemente proposte esercitazioni al computer mirate al recupero delle sue gravi carenze; il suo livello intellettivo ed alcuni gravi problemi comportamentali e di attenzione hanno fino ad oggi vanificato i molti e diversificati tentativi fatti dagli insegnanti: il computer e il software utilizzato hanno sempre necessariamente ricoperto un ruolo marginale in un progetto educativo complesso che è estremamente problematico.

Fin qui, il software è considerato al centro di due diversi processi di integrazione scolastica dello studente disabile nel gruppo-classe: l'integrazione operativa, attuata mettendo in grado il disabile di poter compiere fisicamente le stesse attività svolte dagli altri e l'integrazione di competenza, attuata mettendo in grado il bambino di poter svolgere gli stessi compiti dei compagni sia da un punto di vista di conoscenze sia di abilità cognitive. Il ruolo del software può essere in quest'ottica considerato duplice: un ruolo di "abilitatore" ed un ruolo di "riabilitatore", nel senso tradizionale della parola. Non un ruolo unico, dunque, quello del software nei confronti della didattica e della disabilità, ma un ruolo importante, in qualche caso fondamentale, sempre se subordinato ad una chiarezza di obiettivi e di strategie educative.
 
Dalla consapevolezza del ruolo alla scelta del prodotto: consigli per insegnanti e genitori

Il ruolo del software nell'integrazione scolastica del disabile può realmente essere importante, ma non può essere considerato tale in astratto, sempre e comunque [Cohen e Chechile, 1994]; la sua rilevanza è fortemente dipendente da come la scelta del software stesso viene fatta. Per scegliere bisogna conoscere: diventa importante disporre di strumenti di scelta concreti, esaustivi ed affidabili [McDougall e Squires, 1995]. Al di là di aspetti prettamente tecnici o pratici (rispondenza e conformità dell'hardware, costo ecc...) per una scelta funzionale ed efficace è importante conoscere i contenuti esatti dei prodotti ed avere informazioni sulle loro caratteristiche propriamente didattiche (quale è la strategia di insegnamento utilizzata, quali sono i prerequisiti d'uso ecc...). E' molto importante poter visionare il prodotto, per comprenderne appieno le funzionalità. Chi scrive ha operato ed opera in questo senso, cercando di offrire ai docenti una ampia gamma di informazioni in questo settore.
All'interno della Biblioteca del Software Didattico dell'ITD di Genova è stata da tempo attribuita particolare attenzione al software per disabili; è offerto un servizio specifico di consultazione del materiale software; sono state prodotte pubblicazioni che analizzano in dettaglio un certo numero di prodotti di software destinati a disabili [Ferlino, Ott Trentin 1996], suggerendone spunti valutativi e metodi di utilizzo.


Approfondimenti: per approfondire l'argomento leggi l'articolo Il software didattico per disabili
Autrice
: Dott.ssa Lucia Ferlino, Responsabile del Servizio Documentazione presso l'Istituto di Tecnologie Didattiche (ITD) - CNR, Genova

Editing, Silvia Panzavolta, webzine Indire (s.panzavolta@indire.it)

L'immagine è tratta dall'archivio immagine DIA di Indire


Bibliografia

Besio S., Gibelli C., Ott M. (1991), Ruolo e limiti dell'uso dell'elaboratore nel trattamento della dislessia evolutiva di tipo fonologico: i risultati di un'esperienza,  Atti II Convegno Nazionale Informatica, Didattica e Disabilità, pp. 254-266.

Campi S., Bracaglia L., Iozzino R., Ligori G., Paolucci Palidori C. (1995), Esperienze di integrazione scolastica degli handicappati facilitata dall'utilizzo del laboratorio di computer, Atti IV Convegno Nazionale Informatica, Didattica e Disabilità, pp. 677-684.

Cohen S., Chechile R., Smith, G. Tsai F. et Burns G. (1994), A method for evaluating the effectiveness of educational software, Behavior Research Methods, Instruments, & Computers, vol. 26, pp. 236-241.

Elkind J., Cohen K., Murray C. (1993), Using Computer-based readers to improve reading comprehension of students with dyslexia, Annals of Dyslexia, vol. 43, pp.238-259.

Ferlino L., Ott M., Trentin G. (1996) Didattica e disabilità: Quale software?  Franco Angeli, Milano

Ferlino L., Ott M. (1996), BSD '96: una raccolta di titoli dal catalogo della Biblioteca del Software didattico  del CNR, Edizioni Menabò, Ortona, Chieti

Grigg P. (1995), Scenario Educational Software-Design and Development of Discovery Learning-Keegan M, Computers & Education, vol.24, n.4, pp.318-319.

Kulik J.A., Kulik C.L. (1991), Effectiveness of computer based instruction: An updated analysis, Computers in Human Behavior, vol. 7, pp. 75-94.

McDougall A., Squires D. (1995), An empirical study of a new paradigm for choosing educational software, Computers & Education, vol.25, n.3, pp.93-103.

Payne M. D., Sachs R., (1994), Educational Software and Adaptive Techonology for Students with Learning Disabilities, American Council on Education, Washington, DC.

World Health Organization (1980), International classification of Impairments, Disabilities and handicap ,World Health Organization, Geneva

 
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