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Articoli di Eurydice

L'Europa degli adulti, fra politiche europee e realtà nazionali 2007

L'Unità italiana di Eurydice presenta un approfondimento sull'Educazione degli adulti, articolato in due interventi. Il primo, Apprendimento permanente: recenti politiche e strategie europee è dedicato alle più recenti politiche europee, il secondo Educazione degli adulti: ricco mosaico o mescolanza confusa?, prendendo spunto da un rapporto della rete Eurydice, offre un'analisi comparata su alcuni aspetti di questo settore dell'istruzione.
Erika Bartolini, Erica Cimò

Apprendimento permanente:
recenti politiche e strategie europee

di Erica Cimò

Con Decisione n. 2493/95, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea proclamano il 1996 Anno europeo dell’istruzione e della formazione lungo tutto l’arco della vita. Si intendeva così sensibilizzare il pubblico europeo ad una tematica così nodale come la partecipazione all’apprendimento permanente. In particolare, l’articolo 1 della decisione sottolinea che ‘Lo scopo è di promuovere lo sviluppo personale e lo spirito di iniziativa delle persone, la loro integrazione nella vita attiva e nella società, la loro partecipazione al processo decisionale democratico e la loro capacità di adeguamento ai cambiamenti economici, tecnologici e sociali’.

Questa iniziativa dimostra che l’apprendimento permanente aveva già attirato in anni passati l’attenzione a livello europeo, e ha continuato a costituire una tematica di grande interesse nel corso degli anni, soprattutto dopo il Consiglio europeo di Lisbona del 2000.

Nel 2000, proprio il Consiglio europeo di Lisbona ha introdotto il metodo aperto di coordinamento, presentando indicatori e benchmark come strumenti chiave di ‘misurazione’ dei progressi raggiunti, che hanno cambiato radicalmente le modalità di cooperazione politica europea nel settore dell’istruzione e della formazione.
Ogni anno la Commissione presenta al Consiglio un rapporto sui progressi compiuti nella realizzazione degli obiettivi di Lisbona sulla base di 5 parametri di riferimento, adottati nel 2003 dai Ministri europei dell’educazione. In questa occasione sono stati individuati 5 ambiti a rischio nel raggiungimento degli obiettivi per il 2010: abbandono scolastico precoce, basso livello di istruzione, scarse competenze di base nella lettura, carenza di laureati in matematica, scienze e tecnologie e basso tasso di partecipazione all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, ai quali corrispondono i 5 benchmark (livelli europei di riferimento) da raggiungere entro il 2010. Rispettivamente: riduzione dell’abbandono al 10%, aumento del 15% dei laureati in materie scientifiche, raggiungimento dell’85% dei diplomati nell’istruzione secondaria superiore, riduzione del 20% delle carenze nelle competenze di base nella lettura e aumento del 12,5% nella partecipazione degli adulti al lifelong learning.


Il
Terzo rapporto annuale della Commissione europea (maggio 2006) è strutturato tenendo in considerazione i tre obiettivi strategici del processo di Lisbona nel settore dell’istruzione e della formazione, che prevedono la qualità e l’efficacia dei sistemi, l’accesso all’istruzione e alla formazione e l’apertura dei sistemi al mondo esterno.
Particolare attenzione è stata prestata all’analisi del secondo obiettivo strategico, soprattutto in termini di partecipazione al lifelong learning.
I dati (cfr. figura 1) dimostrano che i risultati migliori sono stati raggiunti principalmente nel benchmark che prevede l’aumento dei laureati in materie scientifiche e in quello che ha come obiettivo una maggiore partecipazione all’apprendimento permanente. Il punto di partenza, nel 2000, viene indicato con lo zero (0) e il benchmark 2010 con 100. La linea diagonale indica il progresso atteso.
Risulta evidente il percorso, inizialmente scarso poi in ripresa, della partecipazione al lifelong learning. La linea tratteggiata si spiega con il fatto che tra il 2002 e il 2003 alcuni paesi hanno sottoposto a revisione i loro metodi di raccolta dati, fatto, questo, che ha portato a migliori risultati ma anche ad una crescita totale non del tutto realistica nella partecipazione, poiché i progressi in Europa e nei singoli paesi sono stati sopravvalutati.

Fig.1 Livelli medi di rendimento dei 5 benchmark europei




La figura 2 mostra l’aumento del tasso di partecipazione degli adulti all’apprendimento permanente: dal 7,9% del 2000 al 10,8% del 2005.

Fig.2 Partecipazione degli adulti (25-64 anni) al lifelong learning

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Fonte: Eurostat


Alcuni paesi (cfr. fig.3) hanno raggiunto e oltrepassato il 12,5%, quali Svezia (34,7%), Regno Unito (29,1%) e Danimarca (27,6%); infatti, l’obiettivo del benchmarking dei risultati e dei progressi nel settore dell’istruzione e della formazione è quello di identificare i paesi che hanno raggiunto i migliori risultati, per condividere a livello europeo esperienze e buone pratiche; questo è anche il motivo per cui il Consiglio europeo, nell’adozione del programma di lavoro dettagliato sul follow-up relativo agli obiettivi dei sistemi di istruzione e formazione europei, ha richiesto la segnalazione dei 3 paesi che hanno riportato i migliori risultati in tutti i 5 benchmark. Numerosi paesi risultano tra i migliori tre in almeno uno dei livelli; e questo dimostra che non sempre primeggiano gli stessi paesi.

Da questa analisi risulta, inoltre, che ci sono paesi dove sono auspicabili progressi e aree dove sono necessari miglioramenti ulteriori, ad esempio, per ridurre le disuguaglianze tra i gruppi basate sulle differenze socio-economiche, sul livello di istruzione, sull’età e sul luogo di residenza. Alcuni paesi (Grecia, Portogallo, Slovacchia e Ungheria) presentano un tasso assai basso (5%) di partecipazione all’apprendimento permanente, seguiti solo dal 2% della Bulgaria e della Romania.

Fig. 3 Partecipazione degli adulti (25-64 anni) al lifelong learning per paese, 2005

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Fonte: Eurostat

Il rapporto evidenzia, inoltre, la maggiore partecipazione femminile all’apprendimento permanente rispetto a quella maschile, indipendentemente dal livello di istruzione, e la maggiore facilità nella partecipazione al lifelong learning per persone con un alto livello di istruzione iniziale e per le generazioni più giovani: infatti, è stato registrato che la partecipazione delle persone con un alto livello di istruzione risulta sette volte maggiore rispetto a quelle con un basso livello di istruzione, e che la partecipazione diminuisce dopo i 34 anni di età.
Il benchmark stabilito per il 2010 richiede, pertanto, ulteriori sforzi per sviluppare una strategia integrata, coerente e inclusiva che consenta una partecipazione compatta al lifelong learning.


La figura 4 consente di analizzare la partecipazione all’apprendimento permanente da un’altra prospettiva, presentando i livelli di partecipazione a livello sub-nazionale. Il grafico presenta, ad esempio, un alto tasso in alcuni paesi (oltre il 15% in Finlandia e Regno Unito) o addirittura altissimo (circa il 30% in Svezia), mentre in Grecia, Bulgaria e Romania si registrano tassi molto bassi (al di sotto del 3%). Come è possibile che questi dati siano così difformi? È necessario sottolineare subito che la maggiore partecipazione si registra nelle aree urbane e nelle grandi città, tuttavia ci sono delle eccezioni poiché la Svezia, ad esempio, primeggia per una forte partecipazione nella sua parte più rurale. In Francia, i dati più alti si riferiscono all’Alsazia (8,7%), mentre in Italia è la Sardegna (6,1%) che alza la media italiana; infine citiamo il 17,8% di Utrecht per i Paesi Bassi e Salisburgo con il 10,1% per l’Austria. Insomma, si rileva che in alcune regioni la partecipazione rimane bassa anche in paesi dove il tasso è assai alto a livello nazionale!


Fig. 4 Partecipazione all'apprendimento permanente a livello 'regionale', 2002

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Fonte: Eurostat

Un altro aspetto significativo della partecipazione degli adulti tra i 25 e i 64 anni al lifelong learning è rappresentato dalla percentuale di persone che partecipano all’apprendimento formale e informale; si riscontrano infatti differenze interessanti nei relativi dati.

La figura 5 mostra che nel 2003, il 4,5% della popolazione europea ha partecipato a iniziative di educazione formale, mentre una percentuale quasi triplicata (16,5%) ha partecipato all’educazione non formale; la variabile è costituita dal livello di istruzione, poiché generalmente il numero di persone con un alto livello di istruzione che partecipa all’educazione non formale risulta 10 volte maggiore rispetto a quello delle persone con un basso livello di istruzione. Per quanto riguarda la partecipazione per area tematica, i corsi maggiormente frequentati sono quelli di informatica (20%) e quelli di lingue (7,2%). Le condizioni socio-economiche, infine, dimostrano che la partecipazione all’educazione formale, considerata come possibilità di integrazione nel mercato del lavoro, viene scelta da persone disoccupate e economicamente inattive, mentre le persone impiegate si rivolgono principalmente all’educazione non formale.

Fig. 5 Adulti (25-64 anni) impegnati nell'apprendimento formale e non formale, 2003

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Fonte: Eurostat


Un’interessante ricerca del 2004 a cura di Eurobarometro (strumento della Commissione europea che si occupa del ‘monitoraggio’ dell'opinione pubblica negli Stati membri) sulla formazione professionale riporta le motivazioni dei cittadini europei rispetto alla necessità di seguire una formazione: il 26% non è consapevole della necessità di acquisire nuove abilità per la propria professione; il 20% dichiara di non avere tempo; il 18% pensa che non sia disponibile un’offerta valida di formazione e il 17% considera che i datori di lavoro non concedano il tempo o i finanziamenti necessari.


Nel 2004, Wim Kok ha presentato alla Commissione europea il rapporto (conosciuto come ‘Rapporto Kok’) Facing the challenge – The Lisbon strategy for growth and employment. Il rapporto misura i progressi dell'Europa sulla base delle riforme introdotte dai capi di Stato e di governo in seguito al Consiglio di Lisbona del 2000.
Secondo Kok l’Europa deve concentrarsi sulla crescita e il lavoro, in particolare l’invecchiamento della popolazione europea necessita di un aggiornamento continuo delle conoscenze e delle competenze; inoltre, l’Europa non è ‘attrezzata’ per mantenere il capitale umano nel mercato del lavoro con competenze aggiornate, così risulta ancora più significativo il ruolo del lifelong learning come cardine della strategia da seguire. Wim Kok ha riassunto così questo concetto: “È necessario passare da una cultura del pre-pensionamento ad una cultura dell’aggiornamento” .

Un'altra recente tappa (ottobre 2006) delle politiche europee adottate in questo settore è stata la Comunicazione della Commissione europea dal titolo ‘Educazione degli adulti: non è mai troppo tardi per apprendere’. La Comunicazione esorta gli Stati membri a promuovere l’educazione degli adulti, in particolare le forme di apprendimento destinate agli adulti che hanno lasciato l’istruzione e la formazione iniziale, attraverso 5 messaggi chiave. (Per consultare la Comunicazione, clicca qui).

Le politiche europee presentate dimostrano che gli Stati membri devono orientarsi principalmente su due obiettivi: disporre di sistemi efficaci di apprendimento per adulti, integrati nelle strategie di lifelong learning, e consentire ad un ventaglio più ampio di persone di accedere al mercato del lavoro e di beneficiare di una migliore integrazione sociale in un’Europa che invecchia.

Si potrebbe così concludere: ‘Meglio tardi che mai!’


L'Educazione degli adulti in Europa: 'ricco mosaico' o 'mescolanza confusa'?

di Erika Bartolini


La rete Eurydice ha recentemente pubblicato il rapporto Non-Vocational Adult Education in Europa (L'educazione degli adulti non professionale in Europa), elaborato nel 2006 per la Commissione europea, in occasione della stesura della comunicazione 'Educazione degli adulti: non è mai troppo tardi per apprendere'.


La Commissione europea si è rivolta alla rete Eurydice, rete di informazione sui sistemi educativi europei, perché fornisse dati in chiave comparativa sull'Educazione degli adulti in Europa, in particolare sul settore non professionale. Le informazioni sono state raccolte utilizzando la banca dati Eurybase, che dedica un intero capitolo all'educazione degli adulti, e attraverso un contatto diretto con le singole unità che formano la Rete e con esperti del settore, che hanno completato il quadro nazionale dove la banca dati non fosse esaustiva. Il rapporto ha come riferimento temporale l'anno scolastico 2005/06 e prende in esame tutti i paesi facenti parte della rete , ad eccezione della Turchia che non ha partecipato all'indagine.


L'oggetto del rapporto è quindi l'educazione degli adulti non professionale, intendendo con questo tutto ciò che non è direttamente connesso con il mondo del lavoro. La scelta di limitare la ricerca all'ambito non professionale è stata dettata da alcune considerazioni, prima fra tutte la mancanza, a livello europeo, di indagini comparative su questo settore. Infatti, quando si tratta l'argomento dell'educazione degli adulti, più spesso ci si riferisce al settore professionale con riferimento, nella maggior parte dei casi, all'ambito formale per una maggiore facilità di reperimento delle informazioni, dovuta senz'altro a un'organizzazione dell'offerta più strutturata e monitorata sia a livello locale che nazionale.


Le stesse considerazioni sono state svolte dagli autori del rapporto per quanto riguarda le difficoltà incontrate nella sua stesura: la varietà delle informazioni e la loro disomogeneità, la mancanza di un sistema di raccolta a livello nazionale o regionale, la concentrazione di informazioni in Eurybase relative quasi esclusivamente a formazione professionale di tipo formale, hanno reso la stesura di questo rapporto una vera sfida. Un esempio? La definizione di 'adulto'. Chi è il soggetto destinatario dell'offerta? Anche questo, che è un punto di partenza, rappresenta un elemento che necessariamente deve trovare una sua definizione e che viene considerato in modo assolutamente non riconducibile ad una logica comune. Molti paesi legano l'inizio della fase 'adulta' dell'educazione e formazione al compimento dell'età che sancisce la fine dell'obbligo scolastico. Detto questo, si torna a imbattersi nelle diversità di struttura che caratterizzano i singoli paesi e che impediscono di individuare una linea comune. Nella maggior parte dei paesi l'età di ingresso nell'educazione degli adulti è fissata a 18 anni a prescindere dall'età di fine dell'obbligo scolastico (in Polonia, per esempio, l'obbligo scolastico termina a 16 anni ma i 18 anni coincidono con la fine dell'obbligo formativo). Coincide con l'obbligo in Irlanda e Regno Unito (16 anni), in molti paesi è fissato a 15 anni, mentre in Svezia si accede ai programmi di educazione degli adulti a 20 anni.


Una maggiore omogeneità si riscontra nella terminologia che viene utilizzata per indicare questo settore di istruzione: nella maggior parte dei casi si parla di educazione degli adulti, ma non mancano riferimenti all'apprendimento continuo, nei paesi nordici così come in Francia si parla di educazione popolare, mentre nel Regno Unito, in particolare in Scozia, il termine Community Learning and Development (CLD) testimonia lo stretto legame che sussiste fra la formazione continua e il tessuto sociale in cui questa si realizza. In Scozia, infatti, è fortissima la presenza della comunità nella vita del soggetto e la formazione di quest'ultimo è strettamente connessa alla 'formazione' della comunità stessa e al suo sviluppo.


Considerando il quadro politico di riferimento in ciascun paese, si evince che l'educazione degli adulti e, in particolare, quella non professionale, è la 'Cenerentola' dei sistemi educativi: infatti, questo risulta essere il settore meno regolamentato in quasi tutti i paesi presi in considerazione. Inoltre, questo settore soffre del fatto di coinvolgere più soggetti nel processo di decisione politica e di applicazione delle politiche stesse. Tutto ciò ha quindi delle conseguenze anche sul quadro legislativo e amministrativo di riferimento e proprio per questo si parla di 'ricco mosaico' o 'mescolanza confusa', proprio a significare la ricchezza o, a seconda di come il fenomeno viene interpretato, la disomogeneità di questo settore educativo.


In generale, si può dire che il quadro legislativo tutto sommato c'è, ma è nascosto. Infatti, piuttosto che intervenire con singoli interventi legislativi mirati, si preferisce regolamentare la materia nell'ambito di normative generali o specifiche per altri settori, come per esempio l'istruzione post-secondaria, l'educazione speciale, l'istruzione superiore ecc. Il sistema risulta quindi vulnerabile, in quanto, in periodi di vacche magre, un settore non sufficientemente regolamentato è più facilmente soggetto a tagli delle risorse finanziarie. Tuttavia, accanto a questa interpretazione in negativo della mancanza di leggi ad hoc sull'Eda, esiste anche una visione più 'ottimistica' che coglie in questo fenomeno il riconoscimento di un ruolo chiave dell'educazione degli adulti come elemento trasversale ai molteplici aspetti dell'istruzione e della formazione.


Il quadro è altrettanto vario per quanto riguarda l'ambito amministrativo, nel quale non è possibile individuare il 'monopolio' di un ministero di riferimento. Infatti, anche se per il settore non professionale il ministero investito della gestione amministrativa è più spesso il ministero dell'educazione, questa responsabilità è circoscritta all'ambito formale. Quando invece si va a indagare sui soggetti coinvolti nell'amministrazione del settore professionale o non professionale, non formali, oltre ai ministeri dell'educazione vediamo che sono chiamati in causa altri ministeri, del lavoro, delle politiche sociali ecc, o, addirittura, organismi interministeriali. Inoltre, il settore dell'apprendimento permanente risente maggiormente del fenomeno della decentralizzazione che sta al momento coinvolgendo gran parte delle amministrazioni dei paesi soprattutto nel settore dell'istruzione e formazione. Infatti, nell'educazione degli adulti, soprattutto non formale, professionale o generale che sia, sono coinvolti soggetti che sono delegati dal governo centrale ad amministrare i percorsi di formazione, attraverso una devoluzione delle responsabilità (Germania) o con una condivisione delle responsabilità ma una devoluzione degli aspetti amministrativi (Paesi Nordici).


Per quanto riguarda i destinatari delle attività formative, a prescindere dalla definizione di adulto a cui si è accennato sopra, è necessario partire da un dato comune che è la maggiore attenzione per i soggetti a rischio, identificati come coloro che meno probabilmente parteciperanno a percorsi di istruzione ordinaria. In particolare ci si riferisce agli immigrati, in tutti i paesi considerati la categoria che più necessita di attenzione, i disoccupati, gli anziani, coloro che abitano in zone rurali o disagiate, le persone con disabilità di vario genere, i detenuti, le donne che sono uscite dal percorso di istruzione. All'identificazione dei soggetti a rischio si lega anche l'aspetto più strettamente connesso allo scopo che sta alla base dell'offerta di percorsi di formazione per gli adulti. Nel caso del settore formale, l'educazione degli adulti funge da 'seconda opportunità' per coloro che sono usciti dal percorso di istruzione anticipatamente o che rientrano nella categoria dei soggetti a rischio. In questo caso lo scopo finale è la riduzione della marginalizzazione attraverso l'alfabetizzazione di base, il conseguimento di titoli di studio, la riqualificazione professionale e, non ultimo, il benessere personale. Nel caso della formazione non formale le informazioni sono troppo scarse per delineare un quadro ma, in generale, si può questo tipo di formazione risulta aperta a tutti i soggetti potenzialmente interessati. Anche in questo caso però un occhio di riguardo è riservato ai soggetti a rischio i quali, nella maggior parte dei casi, fruiscono di benefici per quanto riguarda la contribuzione ai costi della formazione. Un esempio per tutti, la Danimarca, dove la normativa in vigore stabilisce che l'offerta di istruzione e formazione per gli adulti anche non formale è rivolta a qualsiasi persona che intenda acquisire, aggiornare o migliorare le proprie capacità, competenze professionali e personali. Su quest'ultimo punto è utile fare una riflessione sul fatto che è proprio tramite l'ambito di formazione non formale che, oltre a ridurre la marginalizzazione e a far acquisire alle persone un ruolo più attivo nella comunità di appartenenza, si tende a un miglioramento della qualità della vita, un aumento del benessere personale e, di conseguenza, anche della comunità. È questo il caso della Scozia, dove il Community Learning and Development (CLD) vede coinvolta tutta la comunità come promotrice della formazione, come soggetto a cui è rivolta l'offerta e come oggetto della formazione in quanto il benessere di coloro che la coinvolgono porta a un benessere della comunità stessa. Per questo motivo, viene rivolta grande attenzione a tutti quei corsi che mirano all'accrescimento delle capacità e competenze personali ma anche dell'autostima, della coltivazione di interessi individuali, di hobby e passioni.


Se si tiene conto delle considerazioni svolte sopra, non stupisce che, quando si parla dei requisiti che sono richiesti per accedere ai percorsi di formazione per adulti, la parola chiave sia 'flessibilità'. Pur nella varietà di offerta e di organizzazione che caratterizza il settore, che si riflette anche nelle modalità di accesso diversificate non solo da paese a paese ma anche all'interno dello stesso a seconda del programma e delle istituzioni che promuovono la formazione, il dato comune che emerge è la tendenza a prevedere pochissimi requisiti di accesso. In primo luogo, la limitazione è circoscritta all'ambito formale, e si realizza, nella quasi totalità dei casi, nella previsione di un'età minima di accesso e nel possesso dei titoli e/o qualifiche previste per il conseguimento dei titoli e qualifiche successive all'interno del sistema educativo nazionale. Come detto sopra, non è possibile ricollegare a una regola comune il requisito dell'età di ingresso, in quanto, a prescindere dal fatto che questa sia connessa o meno all'assolvimento dell'obbligo scolastico, la gamma di possibilità vanno dai 15 anni richiesti nella maggioranza dei paesi ai venti anni richiesti in Svezia, passando per la realtà Inglese (16 anni coincidenti con l'obbligo) e quella polacca (18 anni coincidenti con l'assolvimento dell'obbligo formativo). La formazione pregressa, facilmente individuabile con il possesso delle certificazioni conseguibili nell'ambito dei percorsi di istruzione obbligatoria, risulta più difficile da definire quando si tratta di competenze e conoscenze acquisite nell'ambito della formazione non formale. Molti paesi però tengono conto di questa difficoltà e sempre più spesso adottano misure di valutazione delle attività educative precedenti attraverso colloqui o processi di orientamento. Anche in questo caso, le categorie a rischio usufruiscono di misure speciali, in quanto spesso hanno un accesso riservato o privilegiato ai percorsi di formazione.


I requisiti di accesso alla formazione nell'area non formale, nei rari casi in cui sono previsti, risultano scarsamente definiti e vengono applicati in maniera diversa a seconda delle istituzioni e costituiscono un panorama troppo vario per permetterne una descrizione.
I luoghi in cui la formazione in età adulta viene organizzata e fruita sono, ancora una volta, molto vari. Si passa da istituti di istruzione pubblica o privata e centri accreditati, per il settore formale, a tutto un esercito di centri (musei, chiese, biblioteche, circoli), università, associazioni e ONG che mettono a disposizioni i loro spazi e risorse per offrire percorsi formativi di vario tipo. In Finlandia, presto anche le ONG potranno non solo organizzare ma anche rilasciare le certificazioni previste dall'istruzione formale. Accanto ai luoghi canonici per l'organizzazione di percorsi di formazione in presenza, si sta sempre di più diffondendo l'esperienza della formazione a distanza, soprattutto per la formazione non formale, pensiamo ai corsi di lingua, ad esempio. Tuttavia, sempre in Finlandia si prevede la possibilità di seguire e completare l'intero percorso scolastico a livello secondario superiore on line.

Anche l'organizzazione delle lezioni e i metodi didattici utilizzati stanno subendo dei cambiamenti dovuti, appunto, al sempre più diffuso utilizzo della formazione a distanza. Quest'ultima, infatti, permette di dotare i programmi di quella personalizzazione e quella flessibilità, difficilmente applicabili alla modalità in presenza, caratterizzata dall'utilizzo di metodi e materiali di insegnamento tradizionali, soprattutto quando si realizzano percorsi di studio di tipo formale.
La modalità a distanza permette invece un'organizzazione del percorso e l'adozione di un metodo libero di studio, che nel caso della Finlandia, si realizza anche per il conseguimento della certificazione di livello secondario superiore.
In molti paesi, è in uso anche un'organizzazione su misura, che permette di seguire i programmi e i materiali tradizionali, ma adattandoli alle esigenze dei soggetti in formazione.


Ancora una volta, la tendenza generale è quella di andare oltre gli schemi necessariamente più rigidi dei programmi e dei percorsi di apprendimento ordinari inseriti nel sistema di istruzione obbligatorio e post-obbligatorio, per andare incontro alle esigenze assai diverse dei soggetti che, per necessità o per scelta personale, decidono di accrescere le proprie competenze e capacità, culturali ma anche lavorative e, soprattutto, personali.
Per questo, anche quando si parla di organizzazione, metodi e modalità di realizzazione di questi programmi, la parola chiave è la 'flessibilità', perché, pur nella varietà e disomogeneità del panorama dell'educazione degli adulti, generale o professionale che sia, che si realizzi in ambiti formali o non formali, quello che è al centro dell'offerta è la formazione della persona come singolo o come parte della comunità, e questa offerta non può non tenere conto delle esigenze di un soggetto che è lavoratore, è genitore, è anziano ecc.


Per scaricare il rapporto 'Non-Vocational Adult Education in Europe' clicca qui

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