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Cifre chiave dell'istruzione in Europa: uno sguardo sui sistemi educativi 2009

È uscita la settima edizione della pubblicazione di punta della rete Eurydice. Si tratta dello studio più completo sull’istruzione in Europa che offre una vasta panoramica sui sistemi educativi europei in tutti i livelli dell’istruzione.
Alessandra Mochi
La pubblicazione Cifre Chiave sull’Istruzione in Europa, che si basa su dati raccolti dalle varie unità nazionali della rete Eurydice, su dati Eurostat e sui risultati delle indagini internazionali PISA/PIRLS, descrive e spiega le modalità con cui i paesi che compongono l’Europa fanno fronte alle comuni sfide in ambito educativo.

I 121 indicatori della pubblicazione offrono un quadro generale dei sistemi e delle politiche educative presenti in Europa, dal livello preprimario al livello superiore, oltre ad affrontare anche tematiche orizzontali come le tendenze demografiche, il finanziamento dei sistemi educativi, lo status e la formazione dei docenti, l’autonomia scolastica e l’assicurazione della qualità. Sono inoltre presenti, laddove ritenuti utili, anche confronti con la precedente edizione del 2005 per evidenziare le tendenze del panorama educativo europeo in rapida evoluzione.

In Europa, un numero più elevato di bambini di 4 anni si iscrive a scuola
In Europa è presente un’ampia offerta di strutture, per lo più gratuite, destinate ai più piccoli, prima della scuola primaria. L’età di ammissione varia da paese a paese ma, in linea di massima, è possibile accedervi dai 3 anni in su. Nella maggior parte dei paesi, dove peraltro  l’istruzione obbligatoria inizia in genere a 5 o 6 anni, la frequenza è facoltativa e il tasso d’iscrizione varia molto a seconda della disponibilità dell’offerta; tuttavia, la tendenza segna un aumento generale del numero di bambini di 4 anni che si iscrivono all’istruzione preprimaria o primaria (oltre l’80% nella maggior parte dei paesi).

L’istruzione obbligatoria dura più a lungo
La grande maggioranza degli alunni in Europa frequenta scuole pubbliche eccetto in Belgio e nei Paesi Bassi dove la maggior parte frequenta scuole private sovvenzionate. Per quanto riguarda la libertà di scelta della scuola dei genitori ci sono molte differenze fra un paese e l’altro, e si va dalla completa libertà in alcuni paesi a nessuna possibilità di scelta in altri (tranne nei casi in cui è possibile richiedere una dispensa specifica).

Figura_1

Nell’istruzione primaria, la maggior parte dei bambini frequenta scuole di piccole dimensioni che accolgono fra i 200 e i 400 alunni. Le scuole ancora più piccole sono quelle francesi e austriache, con una media inferiore a 250 alunni, mentre quelle molto più grandi si trovano in nove paesi: Bulgaria, Danimarca, Spagna, Lettonia, Ungheria, Romania, Slovenia, Slovacchia e Islanda. Ciò si spiega in parte con il fatto che in alcuni paesi le scuole sono suddivise per livello, primario e secondario, mentre in altri paesi un’unica scuola raggruppa tutti i livelli compresi nell’obbligo scolastico. In media, nell’istruzione primaria e secondaria, ci sono 10-15 alunni per insegnante, ma di regola le dimensioni delle classi sono sempre superiori dal momento che alcuni insegnanti sono destinati al sostegno dei bambini con bisogni educativi speciali. Difatti, nell’istruzione primaria sono presenti circa 23 alunni per classe (dai 20 in Norvegia ai 29 nel Regno Unito).

In diversi paesi sono state introdotte, negli ultimi anni, importanti riforme mirate a estendere la durata dell’obbligo scolastico e l’organizzazione dei percorsi di istruzione, istruzione pre-professionale compresa:
  • l’istruzione obbligatoria a tempo pieno è stata estesa di un anno fino ad arrivare a una durata complessiva di 10 anni a Cipro e in Polonia a partire dal 2004/2005 e in Danimarca dal 2008.
  • A seconda del paese, le riforme relative all’organizzazione dei percorsi scolastici si riferiscono a diversi livelli d’istruzione. In Lituania, il livello preprimario è stato prolungato di un anno nel 2006/2007 e l’istruzione obbligatoria dura 9 anni. In Turchia, sono state introdotte gradualmente, a partire dal 2005/2006, riforme relative al tipo e alla durata dell’istruzione secondaria superiore.
In parallelo, alcuni paesi hanno introdotto riforme mirate a ridurre I tassi di abbandono scolastico. In Italia e nei Paesi Bassi, ad esempio, i giovani fino a18 anni non possono lasciare il sistema formazione e/o finché non hanno conseguito una qualifica.  

Figura_2

Il volto diverso dello Spazio europeo dell’istruzione superiore
Fra il 1998 e il 2006, la popolazione studentesca dell’istruzione superiore è andata via via aumentando nell’Unione Europea fino a superare 18 milioni, segnando, in otto anni, un aumento del 25%. Un terzo dei giovani di età compresa fra i 20 e i 22 anni frequenta corsi di istruzione superiore. Dal 2002 è ormai stabile la tendenza di che vede, nell’istruzione superiore, una partecipazione femminile superiore a quella maschile (123 donne su 100 uomini), nonostante significativi sbilanciamenti a seconda dei settori di studio.

Figura_3


Media stabile di finanziamenti per tutti i livelli di istruzione, ma grandi disparità fra i paesi
Nei 27 paesi dell’UE la proporzione del PIL dedicata all’istruzione, nel periodo 2001-2006, è rimasta stabile intorno al 5%. Tuttavia questa percentuale media nasconde disparità fra i paesi, alcuni dei quali hanno sperimentato significativi cambiamenti nel periodo in questione. La spesa per l’istruzione nel 2006 si è aggiudicata l’11% del totale della spesa pubblica. Una suddivisione della spesa pubblica per alunno/studente in base al livello di istruzione rivela due ulteriori situazioni: in quasi tutti i paesi il costo unitario cresce insieme al livello di istruzione (di media uno studente dell’istruzione superiore costa il doppio di un alunno della scuola primaria), e le disparità fra paesi aumentano con il progredire dei livelli di istruzione . I finanziamenti privati e i contributi dei genitori  variano ampiamente a seconda del livello d’istruzione e del paese, mentre esiste una varietà di misure di sostegno destinate  alle famiglie (indennità, sovvenzioni, sgravi fiscali) che possono fungere da incentivo per il proseguimento degli studi dopo la fine dell’obbligo scolastico.

Figura_4

Disparità nello status e nelle condizioni degli insegnanti ma tendenza verso qualifiche e formazione migliori
Rimangono ancora delle discrepanze fra ciò che viene formalmente richiesto per la formazione degli insegnanti e ciò che realmente avviene, compresi i mezzi messi a disposizione. Una strategia coerente per gli insegnanti e la loro formazione, che ne tenga in considerazione i doveri e le crescenti responsabilità, può contribuire a migliorare la qualità generale dell’insegnamento. Questa strategia deve tener conto dello status, delle condizioni di lavoro e del sostegno offerto ai docenti come di elementi essenziali. In molti paesi, la formazione in servizio degli insegnanti è considerato parte integrante dei loro doveri, ma nella realtà è invece molto spesso facoltativo. D’altro canto sta diventando invece sempre più diffuso il sostegno specifico per i nuovi insegnanti.

Figura_5

Dato il ruolo chiave degli insegnanti nell’istruzione, in quasi tutti i paesi europei l’orario di lavoro non è definito solo in termini di ore di insegnamento bensì come tempo di lavoro complessivo, comprensivo di elementi come il tempo di disponibilità a scuola e quello destinato alla preparazione delle lezioni.

Maggiori responsabilità alle scuole, ai capi d’istituto, agli insegnanti e ai genitori
In Europa l’autonomia scolastica è ormai una tendenza consolidata. Inizialmente perseguita come principio a garanzia della libertà di insegnamento, del rafforzamento della democrazia scolastica locale e del completamento del processo di decentralizzazione, l’autonomia scolastica è diventata, nella maggior parte dei paesi, prevalentemente un mezzo per raggiungere gli obiettivi educativi: in altre parole, viene data maggiore libertà alle scuole e ai docenti per migliorare la qualità dell’istruzione. Sebbene per tutti i paesi la finalità dell’autonomia scolastica  sia prevalentemente di tipo educativo, marcate differenze continuano a evidenziarsi ancora in tutta Europa sia nell’attuazione del processo dell’autonomia come pure nella misura e nella natura dell’autonomia stessa. Differenze nell’implementazione delle politiche relative all’autonomia scolastica esistono anche in relazione agli organi e ai soggetti a cui vengono devoluti i poteri.

Figura_6


Assicurare la qualità dell’istruzione: un cambiamento culturale
In parallelo con lo sviluppo delle politiche per l’autonomia scolastica nei paesi europei, sono emerse varie misure per permettere regolarità e sistematicità del monitoraggio e della valutazione dei sistemi educativi. Monitoraggio e valutazione mirano a rafforzare le misure di accountability e a permettere i cambiamenti necessari per migliorare la performance. Ciò può avvenire a livello di scuola oppure a livello locale, regionale o nazionale. In tutta Europa, vengono sempre più utilizzati come strumenti per misurare e monitorare la qualità dell’istruzione criteri standardizzati a livello centrale per la valutazione esterna delle scuole o test standardizzati specificamente progettati per il monitoraggio del sistema educativo. Questi strumenti vengono spesso combinati con altre fonti di informazione, come i test nazionali per gli alunni, ad esempio, somministrati come esami esterni. Scopo finale è ottenere una quadro esaustivo dei livelli di performance dei sistemi educativi per migliorare la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento.

Figura_7


2020: come la demografia cambierà l’istruzione europea
Le proiezioni demografiche a lungo termine prevedono, entro il 2020, una calo di circa l’11% dei bambini di 5-9 anni nei 27 paesi dell’UE. Per il gruppo di età 10-14 anni le proiezioni mostrano una situazione ancora più estrema con alcuni paesi che si troveranno a sperimentare un calo della popolazione di oltre il 40%. Nonostante rilevanti differenze regionali, queste proiezioni rivelano una generale tendenza alla riduzione significativa del numero totale degli alunni nell’istruzione obbligatoria. Al tempo stesso, le previsioni relative alla distribuzione degli insegnanti in Europa mostrano che i gruppi di età degli insegnanti più vicini al pensionamento sono sovrarappresentati e che molti paesi sperimenteranno il pensionamento dei docenti su vastissima scala nel prossimo futuro. Queste proiezioni inerenti alla partecipazione degli alunni e alla domanda di insegnanti nell’istruzione obbligatoria e post-obbligatoria permettono anche di adattare e pianificare risorse umane e materiali ai fini del miglioramento della qualità e dell’efficacia del funzionamento dei sistemi educativi.

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Per consultare la pubblicazione in inglese e in francese clicca qui.

La versione cartacea dello studio in inglese e in francese sarà disponibile entro il mese di settembre 2009.
La versione italiana sarà disponibile nei prossimi mesi.

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