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La mobilità dei docenti in Europa - Un’analisi comparativa a livello europeo 2009

Il miglioramento della qualità e dell’efficacia dei sistemi di istruzione e formazione in Europa passa necessariamente attraverso la mobilità iniziale e in servizio dei docenti.
Antonella Turchi
E' questo il deciso orientamento della Commissione, del Parlamento e del Consiglio dell’Unione Europea, tramite l’emanazione, a partire dagli anni 90, di numerosi documenti sul tema. Ma quanto queste indicazioni comunitarie sono effettivamente recepite nei paesi membri, in termini di riconoscimento del periodo di formazione all’estero o di rimozione dei principali ostacoli alla mobilità?

Lo scopo della ricerca “La mobilità nella formazione dei docenti in Europa”, commissionata dalla Direzione Generale per gli Affari Internazionali del MIUR all’Unità italiana di Eurydice e all’Ufficio Comenius dell’Agenzia LLP e pubblicata nello scorso mese di giugno, è stato proprio quello di condurre un’analisi comparativa tra il quadro normativo di riferimento comunitario e le politiche settoriali volte a favorire la mobilità, messe in atto nei paesi europei, con uno sguardo specifico alla situazione italiana.

Aspetti metodologici della ricerca

Per rispondere agli obiettivi della ricerca sono stati utilizzati approcci metodologici diversi, ma interconnessi e interdipendenti.

Nella prima fase si è proceduto ad un’analisi del quadro di riferimento normativo comunitario relativo alla mobilità dei docenti partendo dagli anni 90, a cui si è affiancato un esame del quadro di riferimento politico-istituzionale a livello dei paesi membri, concentrandosi, come premessa necessaria, sull’analisi dei diversi gradi di decentramento amministrativo che li caratterizzano e li differenziano, talvolta anche in maniera notevole, per quanto riguarda i livelli decisionali nel settore dell’istruzione.

Date queste premesse, è stato considerato importante focalizzare la collazione dei dati relativi ai vari Stati membri sugli aspetti salienti evidenziati dalla normativa comunitaria, dalla cui analisi è scaturito il questionario sottoposto alle Unità nazionali di Eurydice.

Il questionario è stato suddiviso in due sezioni parallele: la prima dedicata agli insegnanti in formazione iniziale; la seconda alla formazione dei docenti in servizio, ma con quesiti il più possibile analoghi e confrontabili, nel rispetto della diversità di status giuridico dei soggetti coinvolti nella ricerca.

Dall’analisi della normativa comunitaria di riferimento sono state evidenziate come significative le seguenti aree di indagine:
1)    obbligatorietà della formazione all’estero
2)    modalità di svolgimento e modalità di riconoscimento
3)    principali ostacoli alla mobilità
4)    politiche nazionali volte al superamento degli ostacoli.

Dopo aver affrontato queste fasi, la ricerca si è concentrata sull’esame del quadro di riferimento politico-istituzionale italiano, prendendo in considerazione i medesimi parametri utilizzati per l’analisi sulla mobilità nei vari paesi europei, allo scopo di effettuare una ricerca comparativa utile alla corretta collocazione del nostro paese nel quadro di riferimento europeo.

Infine, è stata fatta un’analisi approfondita della mobilità nell’ambito del Programma settoriale Comenius (uno dei quattro sottoprogrammi inseriti nel Programma d'azione comunitaria nel campo dell'apprendimento permanente – LLP), analizzando e comparando le aspettative dei docenti (futuri e in servizio) in mobilità con i risultati ottenuti alla fine del loro periodo di assistentato o di formazione in servizio all’estero.

Questa analisi comparativa ha consentito poi di mettere in luce alcune criticità, insite all’interno della mobilità stessa, fatte emergere direttamente dagli insegnanti.

Risultati principali:

Con questa ricerca, che ha inteso fornire un quadro generale sulla mobilità transnazionale nella formazione dei docenti in Europa per i trentuno paesi che partecipano al Programma d'azione comunitaria nel campo dell'apprendimento permanente (Lifelong Learning Programme - LLP), abbiamo riscontrato una crescente motivazione verso la mobilità transnazionale nei docenti in servizio e in formazione iniziale, che si è evidenziata soprattutto nel corso dell’ultimo decennio. Tale motivazione è stata incoraggiata anche dalla maggiore attenzione alla mobilità degli insegnanti riscontrata negli ultimi anni nei documenti ufficiali della Commissione Europea, che ha contribuito a far sì che un numero sempre crescente di insegnanti abbia usufruito delle opportunità di mobilità, come evidenziano i dati relativi alla mobilità Comenius.

Tuttavia, anche se si sono registrati progressi notevoli, c’è ancora molta strada da percorrere per far sì che la professione docente diventi effettivamente una professione a carattere mobile, così come sancito dalla Comunicazione del 2007 della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio.

Infatti, come evidenzia l’analisi condotta, possiamo concludere quanto segue:

A livello degli organismi comunitari:

1) crescente interesse alla mobilità trasnazionale dei docenti a partire dalla seconda parte degli anni 90 da parte degli organismi comunitari, i quali:
  • individuano la mobilità come elemento essenziale per la nuova società del sapere e per la promozione della formazione permanente;
  • invitano gli Stati membri a rimuovere gli ostacoli alla mobilità, individuati principalmente nella diversità dello status di insegnante nelle differenti legislazioni nazionali, nel non riconoscimento del periodo di formazione svolto all’estero, nei sostegni finanziari insufficienti, nelle difficoltà linguistiche;
  • incoraggiano gli Stati membri ad adottare misure atte a favorire la mobilità degli insegnanti, tramite meccanismi di supplenza, facilitazioni per l’integrazione nell’istituto ospitante, introduzione di una dimensione europea nell’ambito professionale, riconoscimento della mobilità come uno degli elementi della progressione di carriera;
2) mobilità dei docenti individuata come un punto debole cruciale, dovuto a un’assenza generalizzata di politiche a supporto e promozione della mobilità da parte degli Stati membri.

A livello degli Stati membri:

1) differenziazione dei gradi di decentramento amministrativo e dei gradi di autonomia scolastica, che portano a una generale mancanza di strategie nazionali sulla mobilità, anche laddove i sistemi educativi sono più accentrati, tanto che la mobilità transnazionale nella formazione iniziale e in servizio dei docenti diventa l’eccezione, piuttosto che la regola;

2) mobilità considerata come un’opportunità nella formazione dei docenti, ma di fatto resa facoltativa;

3) opportunità di mobilità offerte principalmente solo dal sottoprogramma Comenius, all’interno del Lifelong Learning Programme o da accordi internazionali bilaterali, lasciati, questi ultimi, alla libera iniziativa delle autorità responsabili a livello nazionale, regionale o di singola istituzione scolastica, che decidono anche la tipologia della formazione all’estero;

4) opportunità di mobilità offerte o colte principalmente solo ai docenti di lingue straniere, in formazione iniziale o in servizio;

5) periodo di formazione all’estero non riconosciuto e regolamentato a livello nazionale, ma lasciato all’autonomia dei singoli istituti (soprattutto nella formazione iniziale) o alla discrezionalità del “datore di lavoro” (soprattutto nei sistemi educativi caratterizzati da un grado elevato di decentramento amministrativo, riguardante anche l’assunzione e le condizioni di servizio dei docenti);

6) ostacoli alla mobilità individuati principalmente in:
  • supporti finanziari insufficienti,
  • problemi linguistici,
  • mancanza di riconoscimento del periodo di formazione all’estero,
  • difficoltà nella sostituzione dell’insegnante assente;
7) nessuna politica mirata alla rimozione degli ostacoli alla mobilità messa in atto nei Paesi membri della U.E.,  nonostante le raccomandazioni comunitarie.

A livello italiano:

Aspetti positivi

1) forte impatto sulle competenze e le abilità professionali e personali dei partecipanti alla formazione all’estero;
2) miglioramento delle abilità linguistiche;
3) miglioramento delle competenze relative alla materia/ambito di insegnamento;
4) miglioramento della conoscenza della cultura del paese ospitante da parte dei partecipanti alla formazione all’estero.

Aspetti negativi

1) mancanza, nella normativa italiana in generale e nel Contratto collettivo nazionale del comparto scuola in particolare, di disposizioni specifiche atte a regolamentare la mobilità dei docenti;
2) ruolo marginale della mobilità nella formazione iniziale e in servizio dei docenti;
3) difficoltà nella condivisione delle esperienze individuali di formazione all’estero con una comunità più ampia, stimolando in tal modo un effetto moltiplicatore in grado di ripercuotersi sull’intero “sistema scuola”.

In conclusione, possiamo affermare che ormai tutti i documenti comunitari sono concordi nell’evidenziare che la mobilità risulta essere un elemento centrale nella formazione iniziale e in servizio dei docenti, contribuendo ad arricchire significativamente le competenze professionali degli insegnanti.

Ma, a fronte di una legislazione comunitaria ricca ed articolata, per il momento le varie legislazioni nazionali non sembrano aver ancora sufficientemente recepito le capacità innovative e l’impatto potenziale della mobilità transnazionale, non solo per lo sviluppo professionale dei partecipanti alla formazione, ma per il sistema educativo nella sua interezza.


Per consultare e/o scaricare la versione integrale della ricerca: clicca qui (11.99 MB)

Per consultare e/o scaricare le slides presentate al convegno Eurydice: I sistemi educativi al traguardo del 2010 (Roma, 25 settembre 2009): clicca qui (212.50 KB)




















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