Un incontro e una intervista insolita

Gli studenti delle classi 3 OMT - OT -OEI dell'IPSIA di Giulianova hanno voluto incontrare e intervistare un monaco benedettino silvestrino del vicino monastero del Santo Volto, in occasione del cinquantesimo della presenza della congregazione nel paese. L'incontro è stato cordiale, intenso, coinvolgente, interessante, non solo per l'attenzione e la partecipazione degli alunni, ma anche per la disponibilità, l'umana saggezza e la pazienza di padre Fortunato.

Dopo una breve introduzione esplicativa sul significato del nome benedettini silvestrini e dopo aver ricevuto informazioni sulla regola dell'ordine, padre Fortunato ha dato spazio alle domande.

 

 

D. - A che età si è fatto monaco?
R. - La chiamata di Dio è un fatto misterioso, è un dono sublime, è una chiamata al cuore che può accadere in ogni tempo: Personalmente l'ho sentita a vent'anni dopo cinque anni di ricerche e di studi classici....

D.- Come ha scoperto la vocazione?
R. - I modi sono diversissimi, ognuno di noi, monaci, ha le sue personalissime storie. Il Signore per chiamare si serve a volte di circostanze anche banali, di altre persone, di incontri fortuiti, insomma di tutte le occasioni del vivere.

D. - Chi sono e da dove vengono i benedettini?
R. - I monaci di questo ordine sono coloro che hanno scelto di vivere secondo i dettami della Regola di San Benedetto e provengono da ogni parte del mondo. Tale Regola non oppone riserve.

D - Cosa fanno i monaci durante l'arco dell'intera giornata? Ci sono divisioni di compiti?
R. - Obbediente al motto "Ora et labora" ogni benedettino ha scandita la sua giornata dai momenti della preghiera e da quelli del lavoro, così ognuno nel monastero ha dei compiti ben secifici: dal superiore al portinaio, dall'economo che si interessa dell'amministrazione, al docente, dagli adetti alle attività dei vari gruppi (UNITALSI - Giovani - Fidanzati- Famiglie), all'assistenza spirituale, agli ammalati. E poi c'è l'orto, il giardino e soprattutto la foresteria, molto frequentata d'estate.

D. - Qual è la differenza tra un monaco e un frate?
R. - La parola "monaco" viene dal greco "monos" che significa "solo" e quando questi solitari si sono uniti in comunità, come in una famiglia, è sorto il monastero, cioè la casa di chi ha conservato un certo stile di vita solitaria, separato dalla mondanità, lontano dai rumori della folla, preso dallo studio, dal silenzio, dalla preghiera. I frati invece vivono in convento e conducono una vita esteriormente meno raccolta, meno appartata.

D. - Vanno in famiglia?
R. - Il monaco non è in clausura e circa 20 giorni l'anno li passa in famiglia, inoltre ci ritorna o quando passa vicino ai parenti o per servizio.

D. - La vostra scelta di vita è un sacrificio?
R. - La scelta è spontanea e volontaria, e non essendoci obbligo non c'è sacrificio, nessuno viene sollecitato con la forza a scegliere. Certo, in ogni scelta di vita c'è un rischio. Anche quando ci si sposa, ci si vuole bene, ma poi?...ma la nostra scelta va considerata con un'ottica diversa. la nostra è una scelta spirituale e non materiale, è un fatto soprannaturale. S. Benedetto direbbe che più che essere una scelta personale è Dio che sceglie tra gli uomini il suo "operaio".

D. -A che ora vi alzate o andate a letto? Quali sono i momenti più importanti della giornata?
R. - La comunità ha un orario che regola la giornata nei momenti essenziali: preghiera, pasti, lavoro, studio. Tutti sono importanti.

D. - Come giudica la situazione attuale di questo monastero? E' stazionario, in crescita, in crisi?
R. - Numericamente è piuttosto stazionario, ma come forze disponibili si avverte una certa crisi. Come impegno e modalità di servizio invece è in crescita qualitativa (liturgia - animazione - assistenza spirituale). Certamente la comunità è tesa verso un continuo rinnovamento.

D. - I monaci fanno digiuno?
R. - Il digiuno comunitario è solo quello quaresimale. Esiste però il digiuno di ogni singolo monaco, ma il digiuno più impegnativo è quello di saper amare e comprendere l'altro.

D. - Di quali servizi dispone il monastero?
R. - Nel monastero c'è una chiesa restaurata recentemente, aperta al pubblico. C'è una biblioteca con oltre 4.000 volumi, il cui inventario elettronico è ancora da ultimare. C'è anche una foresteria, una sala accoglienza, una sala capitolo, una mensa per circa 50 studenti universitari, una campagna con uliveto.

D. - Quante persone frequentano questo luogo?
R. - E' difficile quantificarle. A settimana, in media, 500 persone frequentano la chiesa, mentre per i vari gruppi possiamo stimare un presenza media di circa cinquanta, sessanta persone, sempre a settimana. Importante è la frequenza al Liceo musicale "Gaetano Braga".





Queste complessivamente, le domande oggetto di confronto tra gli studenti dell'IPSIA e Padre Fortunato, in un confronto empatico ed altamente stimolante che ha raccolto un grande interesse per le conoscenze di altre storie, alcune comuni, altre decisamente diverse. Si tratta di cinquant'anni di storia che gli studenti delle terze hanno mostrato curiosità ad approfondire. Cinquant'anni di una realtà operante che ha si, "gli occhi rivolti verso il cielo, ma che ha i piedi saldamente radicati su questa terra", su questo territorio, a Giulianona appunto.

Seguono alcune riflessioni condivise al rientro in classe:

"A me personalmente le risposte dell'abate hanno aperto un mondo sconosciuto, sulla fede, sulla dedizione, la regola, la rinuncia".

"Sono stato favorevolmente colpito dalla bellezza della chiesa e dall'amore che il monaco che ci ha accolti dimostrava per il suo monastero".

"Sono rimasto ammirato e colpito dall'organizzazione dei monaci che pur essendo otto soltanto portano avanti le cure della chiesa, della biblioteca, della mensa, degli ospiti, del servizio".

"Siamo rimasti colpiti dal regalo della medaglietta di grande valore simbolico. il santo Volto".

 
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