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Bloody Sunday
Titolo
originale: Bloody Sunday
Una delle ferite più profonde
del conflitto tra le comunità cattolica e irlandese: la giornata
che segnò trent'anni fa - l'inizio di una lunga e sofferta
guerra civile. Una manifestazione terminata nel sangue, un
esercito che difese la legge della violenza. Il racconto di
quella giornata e le testimonianze dei protagonisti, in un
film per non dimenticare le ingiustizie di ieri e per costruire
la giustizia di domani.
Orso d'oro all'ultimo Festival di Berlino (spartito ex-aequo
con il film d'animazione giapponese "Spirited Away"),
il film di Paul Greengrass racconta, con lo spirito ed il
taglio del reportage, la tragica "bloody sunday",
la domenica di sangue irlandese del 30 gennaio 1972, quando
a Derry (Londonderry per i protestanti e gli inglesi) una
pacifica marcia per i diritti civili si trasformò in una carneficina
con i soldati dell'esercito inglese (poi decorati dalla Regina
d'Inghilterra) che spararono all'impazzata sulla folla. Caddero
13 persone innocenti e la guerra civile nell'Irlanda del Nord
iniziò da quel giorno (cantato anche dagli U2 nella canzone
che li rese famosi in tutto il mondo "Sunday, bloody
sunday") una escalation di violenza e di terrore (molti
in quel giorno si unirono all'I.R.A., l'esercito di liberazione
irlandese) che fino ad oggi ha visto morire circa 3.000 persone.
Un film duro e coraggioso, che non cerca la spettacolarità
del racconto cinematografico, ma al contrario è sempre attento
al rigore documentaristico, con la "fiction" cinematografica
che è vicinissima alla realtà e la macchina da presa che corre
all'impazzata, nervosa ed elettrica tra i dimostranti ed i
soldati.
In mezzo ai fatti di cronaca si mescolano le storie della
gente comune e i sogni infranti di Ivan Cooper (l'attore James
Nesbitt, già visto in "Svegliati Ned", e "Lucky
Break", il coraggioso protestante sconfitto che volle
a tutti i costi far marciar gli irlandesi uniti nel segno
della giustizia e dei diritti civili. Diritti civili calpestati
dal cieco furore di odi secolari che ancora oggi vivono momenti
difficili e dolorosi (il conflitto nell'Ulster non è certo
risolto).
"Bloody Sunday" è un film che aiuta a non dimenticare
una delle tragedie che ancora oggi feriscono il cuore dell'Europa.
Non c'é musica o colonna sonora (la nota canzone degli U2
fa capolino sui titoli di coda): insistente è il trillo del
telefono negli uffici dello stato maggiore dell'esercito che
si eleva minaccioso ed insostenibile, foriero di ordini severi
e disumani.
Approfondimenti
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| Regia: |
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| Soggetto: |
Paul
Greengrass |
| Sceneggiatura: |
Paul
Greengrass |
| Fotografia: |
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| Montaggio: |
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| Interpreti: |
James
Nesbitt, Tim Pigott-Smith, Nicholas Farrell, Gerard McSorley,
Kathy Kiera-Clarke |
| Musica: |
Dominic Muldoon, "Bloody
Sunday" - U2 (titoli di coda) |
| Produzione: |
Granada Television, Hell's Kitchen
Films |
| Origine: |
Irlanda
- Gran Bretagna |
| Anno: |
2002 |
| Durata: |
107
min. |
| Altro: |
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| Il
regista e il film |
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Paul Greengrass
Intervista
di
Calogero Messina (07-05-2002)
Il
rigore e coerenza stilistica di Gillo Pontecorvo e movimenti
di macchina e costruzione delle inquadrature di Oliver Stone:
il risultato del particolare mix è un regista come Paul Greengrass,
che di suo ha quell’impetuosità ed occhio lucido ed analitico
che ne fanno uno dei registi europei da tenere sott’occhio!
E non smentisce le sue qualità, anzi le impone fortemente
nel suo nuovo film “Bloody Sunday”, che con uno stile da reportage
catapulta lo spettatore al centro dell’azione come se partecipasse
dal vivo a quella tragica domenica di sangue.
Sembra naturale ed inevitabile la scelta della canzone
degli U2 “Bloody Sunday” come brano dei titoli di coda…
Il pezzo se non ricordo male è stato scritto
nell’83. Una quindicina d’anni fa girai un film su un concerto
degli U2 a Dublino. E quando intonarono questa canzone pensai
che la pace era davvero possibile. I giovani, inglesi ed irlandesi,
cattolici e protestanti, senza alcuna distinzione, cantavano
in coro questo brano. La musica degli U2 ha contributo a cambiare
la mentalità ed il cuore delle giovani generazioni.
Perché ha deciso di girare un film su quella tragica domenica
di sangue?
Jim Sheridan, uno dei produttori del film,
mi ha detto che gli avvenimenti di quella giornata per gli
inglesi sono eventi che non vogliono ricordare, mentre per
gli irlandesi sono assolutamente da non dimenticare! Ho voluto
fare un film di guerra sulla battaglia per la pace. Ed è un
film che nasce nello spirito di riconciliazione tra due popoli,
ed infatti lo hanno prodotto sia gli inglesi che gli irlandesi,
così ho voluto usare come figuranti molte persone che hanno
partecipato, direttamente o indirettamente, a quella manifestazione,
e nel ruolo dei soldati ho utilizzato alcuni ex militari britannici…
tutti quanti coinvolti individualmente nelle riprese e chiamati
a rivivere questo trauma profondo. Credo che questa scelta
abbia conferito forza al film! Ed un altro dei motivi che
mi hanno convinto a dirigere questa pellicola è il suo valore
di storia Universale, di tutti i tempi, trovando testimonianza
di quanto è accaduto in ogni epoca: dall’assedio di troia
al conflitto arabo-israeliano.
Nel
suo film c’è un uso insistente dello zoom: una scelta linguistica
o il desiderio di tenere lo spettatore lontano dai personaggi
del suo film perché stiano più vicini ai fatti?
E’ una decisione consapevole! Oggi lo zoom
è poco utilizzato dal cinema, ed io ho voluto servirmene perché
il mio intento era quello di immergere lo spettatore in questa
storia … come se fosse stato lì presente trent’anni fa. Ma
allo stesso tempo mi permetteva di tenere a bada coinvolgimenti
o immedesimazioni emotive così creando una distanza tra destini
individuali e destini collettivi. Perché credo che “Bloody
Sunday” sia una giornata storica dove non ci sono singoli
individui ma personaggi “storici”.
Quanto crede che il cinema, la letteratura, la musica formino
le coscienze soprattutto quelle giovanili?
E’ un legame molto profondo. Ed al cinema
in particolare spetta il compito di analizzare e raccontare
i grandi momenti storici di turbolenza politica della nostra
vita. E specialmente oggi dove in tutta Europa la televisione
mi sembra priva di contenuti e maggiormente controllata dal
potere politico: che mondo è quello dove la realtà ci viene
raccontata da Ruper Murdoch o Silvio Berlusconi?
Crede che ci siano delle similitudini tra il Movimento
dei diritti civili di allora ed i No Global di oggi?
Penso proprio di si. I no global sono un’organizzazione
molto vasta, non hanno un leader, lottano per le idee e non
sono violenti. Propongono una visione audace, visionaria delle
problematiche politiche del mondo odierno. Il terrorismo di
Al-Qaeda li ostacola e li danneggia proprio come la azioni
violente dell’Ira danneggiavano i pacifisti del Movimento
dei Diritti Civili.
Progetti futuri?
Sto preparando un film sull’11 Settembre:
è un evento molto importante perché il cinema non ci si confronti.
Ma è presto per parlarne ed è un progetto a cui lavorare con
delicatezza ed umiltà.
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