Storia
   Puglia:
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I DAUNI

II parte


Lontani dall'evoluta civiltà magnogreca, i Dauni, tra il VII e il VI secolo, si attardano nel loro autonomo sviluppo, con modi di vita e credenze di impronta protostorica. Sono di questa epoca le "stele daune", da cui traspare un tipo primitivo di religione, fondata anche su sacrifici umani in vista di una periodica rinascita.
Allo stesso modo, accanto alle prime città gli altri agglomerati restano villaggi, con rari edifici in pietra, e non si evolvono in veri e propri centri urbani.


Anche la fabbricazione vascolare, che aveva caratterizzato artisticamente i Dauni, resta attaccata alle tradizioni più antiche e l'uso del tornio non si diffonde, come avviene invece fra i confinanti Peucezi.
Dal V al IV secolo, invece, l'egemonizzazione ellenica fra i Dauni, soprattutto quelli insediati sulla costa e sul Gargano, diventa sempre più forte, e la loro identità etnica e culturale progressivamente si offusca.
I Dauni del Subappennino, culturalmente più isolati, subiscono la penetrazione - non sempre pacifica - dei Sanniti. La città dauna che più a lungo mantiene la forte identità culturale dei suoi fondatori è Arpi che, politicamente, ha l'egemonia della Daunia centrale fino alla costa sipontina.
Le aristocrazie daune si dividono fra loro e rivaleggiano per l'egemonia del territorio. Quelle di Lucera, probabilmente già sannitizzate, sono in lotta contro quelle, più potenti, di Arpi.
La divisione ha anche risvolti sociali: i Dauni delle campagne, meno soggetti alle aristocrazie di quelli cittadini, accolgono più favorevolmente i Sanniti, e cioè la loro tribale organizzazione sociale egalitaria lontana dal modello della città-stato di Roma.

… e Romani
Furono proprio i Dauni di Arpi a chiedere l'aiuto dei Romani contro la sannitizzazione della Daunia. I ceti dominanti della città, peraltro, vedevano in Roma una più sicura garanzia di continuità rispetto alla democratica Taranto. La Daunia diventò teatro di guerre fra Roma e i Sanniti, i Greci e i Cartaginesi. Con l'affermazione della potenza romana, l'originaria identità dauna si affievolì sempre più.
Importante centro dauno è stato Ascoli Satriano, che ebbe moneta propria con la scritta Auhuscli, e fu nota soprattutto per la vittoria che, nel suo territorio, Pirro riportò sui romani nel 279 a.C.; Satricum, potrebbe essere il nome di un antico centro distrutto durante le guerre sannitiche.
Chieuti è stata fondata in epoca medioevale nei pressi di un antico abitato che potrebbe essere la Cliternia dauna citata da Plinio (23-79 d.C.).
San Severo è borgo d'antichissima origine, col nome di Castel Drione, rifondato, probabilmente, nel VI secolo dopo Cristo, col nome attuale.
Troia, invece, sorse poco dopo il Mille quale fortezza bizantina sulle rovine però dell'antico centro dauno Aecae, che era stato poi conteso da Romani e Cartaginesi ed era divenuto in età imperiale la colonia Augusta Apula sull'importante Via Traiana. Origini antichissime ha San Paolo di Civitate, collegate ai resti della vicina Teate (o Tiati), un grande centro fondato nel I millennio avanti Cristo dai Dauni.
Risalente al preistoria è Casalnuovo Monterotaro, come attesta il materiale archeologico rinvenuto nel territorio, e sicuramente ospitò insediamenti umani nel periodo preromano.
Cagnano Varano è stata fondata dai Saraceni, ma probabilmente fu popolata originariamente dagli abitanti dell'antica Uria - ricordata da Strabone, Plinio e Tolomeo -, di cui esistono anche monete con la scritta Uriaton. In età romana fu colonia. La tradizione locale ritiene che Uria sia stata sommersa dal mare prima che il golfo si mutasse in lago. Sconfinando nella parte settentrionale della Basilicata, a Lavello, ci sono tracce d'insediamenti neolitici e di villaggi dauni del III sec. a.C.

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LE STELE DAUNE
Le statue-stele daune sono lastre oblunghe di pietra, con l'aspetto di una figura umana slanciata, dalle spalle diritte o appena accennate o anche molto rialzate.
Le loro dimensioni originarie potevano essere di 30 o anche oltre 100 metri d'altezza, e tra i 20 e i 50 m di larghezza; lo spessore poteva oscillare fra i 4 e gli 11 metri.
I soli elementi anatomici riportati sulla superficie sono braccia e mani.
Il corpo è ricoperto da un costume, che riproduce l'armatura, per le stele maschili, e una specie di tunica cerimoniale per le stele femminili.
Conservate nel Museo di Manfredonia, sono ancora oggetto di studi archeologici.
Il loro significato appare tuttora indecifrabile, anche per le pessime condizioni in cui sono state trovate.
L'ipotesi più accettata è che siano monumenti funerari del VII-VI secolo prima di Cristo.
In esse è scritto probabilmente un pezzo importante della formazione della Daunia.

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LAVELLO
Sorge in quella parte settentrionale della Basilicata che quasi si incunea nella Puglia, tra il medio corso dell'Ofanto e la fiumara di Venosa.
Fin da età antica il luogo ebbe notevole importanza come stazione di sosta per le greggi che, transumanti dal Tavoliere di Foggia al Vulture, qui trovavano gli abbeveratoi (labrum e poi labellum) per dissetarsi.
Il territorio reca tracce d'insediamenti neolitici e di villaggi dauni del III sec. a.C.; i Romani vi avrebbero fondato il villaggio di Forentum.

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