Frequently
Asked Questions
Cosa
significa educazione interculturale?
Si tratta di un approccio pedagogico che tende ad una maggiore
sensibilizzazione ai problemi legati ai rapporti interculturali e
una formazione alla tolleranza delle diversità, volte a
creare un clima di dialogo e di apertura, che porti al confronto e
all'arricchimento reciproco. Solo in questo senso può essere
intesa una reale globalizzazione della cultura: non una perdita di
valori, ma un'acquisizione di strumenti e mezzi per osservare la
realtà in maniera produttiva, al fine di agire non da spettatori,
ma da attori di questo vasto scenario mondiale in continua
evoluzione.
Come
insegnare l'italiano agli studenti stranieri?
E’ difficile poter fornire un modello unico senza cadere in
generalizzazioni, ma per tutti i livelli e per tutte le fasce
d’età vale la pena di sottolineare che l’italiano insegnato debba
essere lingua viva, reale. Con questo non intendiamo solo
l’italiano dei giochi, del bar o del gruppo di appartenenza
(sebbene si tratti di una competenza comunicativa necessaria per
gli stranieri che vogliono essere accettati nel gruppo stesso), in
quanto esclude la possibilità di approfondire le microlingue di
varie aree disciplinari al fine di avere una competenza
linguistica reale, oltre che meramente comunicativa. E’ perciò
fondamentale che in un approccio a carattere interculturale
l’insegnamento sia funzionale, cioè orientato a ´saper fare con
l’italiano’, piuttosto che a 'sapere la lingua' in sé, ma cercando
al contempo di ottenere una competenza comunicativa che non
risponda solamente al principio del 'comunicare comunque'. Ai fini
di un adeguato sviluppo delle competenze dell'allievo è quindi
necessario che si adottino tutte le strategie atte a limitare
l'assunzione acritica del proprio modello da parte degli studenti.
Bene quindi tutti i supporti audio e video e multimediali in
genere
Quale può essere il contributo
delle ICT?
La
novità delle rete nelle ICT è la interattività
, che può essere utilizzata in diversi modi:
a)
per navigare (e talora anche per fare zapping, come nella filosofia
della rete)
b) per costruire nuove relazioni (sempre più frequenti)
al di là delle barriere dello spazio e del tempo
c) per sperimentare la Realtà virtuale in alcune delle
sue forme (simulazioni, nuovi mondi ed ambienti, videogiochi)
d) per usare le simulazioni (vedere le cose ed agire su di esse)
come modelli semplificati di fenomeni complessi