I
GRECI
I
parte
I
primi a giungere, quattromila anni fa, furono i Micenei, che Omero
chiamò Achei, e che, dall'Argolide (nel Peloponneso) vennero
sulle coste pugliesi per commerciare e fondare colonie. Furono
l'avanguardia dei Greci che avrebbero fondato la Magna Grecia
nell'Italia meridionale. La loro rotta percorreva sottocosta l'Adriatico
orientale fino alle Bocche di Cattaro (nel Montenegro) e poi,
sospinta dalle correnti, arrivava nel Gargano e nella Daunia fino
a Taranto, che rappresentava l'Occidente estremo.
Di qui si spinsero alla volta della Sicilia e della costa tirrenica.
Le principali tappe degli itinerari micenei furono sul litorale
orientale tarantino fino a Porto Cesareo (Le), dov'era il
Portus Sasinae iapigio; all'interno della penisola
salentina; la Caverna dell'Erba (presso l'odierna Avetrana
- Ta); e il litorale adriatico: dalla Punta delle Terrare (Brindisi),
fino al Gargano.
Nel IX secolo a.C. la civiltà micenea, sconvolta dalle
invasioni di popolazioni danubiane semibarbare, tramontò.
E le relazioni della Puglia con l'Egeo cessarono.
Ma lungo la rotta micenea e nei luoghi della loro frequentazione
approdò, cent'anni dopo, la grande colonizzazione greca
dalla quale scaturì lo splendore della Magna
Grecia, che rappresentò uno dei capisaldi della civiltà
greca arcaica e classica.
I coloni portarono con sé l'alfabeto, strumento formidabile
della narrazione storica delle loro vicende, e un forte patrimonio
culturale e politico tramite il quale ellenizzarono le popolazioni
indigene.
Alla fine del 700 a.C. giunsero sulla costa ionica gli Spartani,
che inizialmente si stanziarono a Saturo (presso l'odierna Leporano,
15 km a sud di Taranto) dov'era un antico centro miceneo; e di
lì a poco (tra il 706 e il 705) fondarono Taranto,
il cui porto naturale apparve subito favorevole alla nascita di
una città di grandi dimensioni.
La sua cinta muraria, edificata nel corso degli anni, raggiunse
ben 12 chilometri di lunghezza. Altri coloni, nel secolo successivo,
si stanziarono tra le foci del Bradano e del Basento, e fondarono
Metaponto.
Per
ragioni militari ed economiche i Tarantini allargarono l'insediamento
a una serie di territori vicini dell'interno, che rappresentarono
la chora tarantina: Talsano (attuale frazione di Taranto), Pulsano,
Lizzano, San Giorgio, Carosino, Monteiasi, Statte, Crispiano.
Questo stanziamento s'incuneò tra Messapi e Peucezi, e,
tramite rapporti di alleanza o di ostilità, accentuò
la separazione tra questi popoli. Buona parte della successiva
storia della Magna Grecia fu dominata dalle vicende belliche di
Taranto per la supremazia del territorio, fino alla costituzione
di una lega italiota delle città della Magna Grecia, che
ebbe sede, nel 374 a.C., a Eraclea (Policoro
- Mt), ma che fu, di fatto, egemonizzata da Taranto.
Nel 444 a.C. gli Ateniesi, già in rapporti commerciali
con molti centri della Peucezia (corrispondente all'attuale provincia
di Bari e a parte di quella di Brindisi), fondarono la colonia
di Turi (Thourioi, nel territorio dell'antica Sibari), che tentò
di contrapporsi invano a Taranto.
Quando, con lo scoppio della guerra del Peloponneso nel 431 a.C.,
la rivalità fra Sparta e Atene giunse al culmine, Taranto
non intervenne apertamente, ma negò l'appoggio alla flotta
ateniese diretta, nel 415, verso la Sicilia.
Dopo la sconfitta di Atene, avvenuta nel 404 a.C., il conflitto
fra i centri della Magna Grecia e le popolazioni indigene si fece
più acuto.
Taranto
si rivolse a condottieri esterni: a Archidamo, re di Sparta, che
morì nel 338 sotto le mura della messapica Manduria
(Ta); e ad Alessandro il Molosso, re dell'Epiro, che tuttavia
fu rifiutato dai Tarantini quando manifestò il proposito
di unificare le colonie greche e i centri lucani sotto il proprio
dominio personale.
Nel 281 a.C. la flotta romana penetrò nelle acque del golfo
di Taranto, e questa ricorse all'aiuto del re epirota Pirro, ma
nel 272 fu costretta alla resa.
Con la presa di Taranto, la Magna Grecia divenne definitivamente
romana.
Il suo declino era comunque iniziato nel corso del secolo precedente,
per la mancata coesione politica di fronte all'estenuante pressione
delle popolazioni italiche e per le lotte intestine tra il popolo
e le oligarchie al potere.
Sopravvisse
il patrimonio artistico di vasi, coppe, crateri, corredi funerari,
armi; e costituì un modello culturale e politico, che,
rielaborato dalle popolazioni egemonizzate, diede vita a fenomeni
culturali e a esperienze politiche originali.
La stessa crescita politica e culturale di Roma fu debitrice della
cultura greca dell'Italia meridionale.
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