I
GRECI
III
parte
MAGNA
GRECIA
E' l'antica denominazione dei territori dell'Italia meridionale
colonizzati dai greci a partire dalla fine dell'VIII secolo prima
di Cristo.
Intorno alla seconda metà di quel secolo, la Grecia era
stata sconvolta da una profonda crisi economica dovuta all'aumento
della popolazione e quindi alla ricerca di nuove terre da sfruttare
per l'agricoltura; e dalle lotte sempre più aspre fra i
nobili, proprietari terrieri, e il popolo delle polis.
Gruppi di dissidenti, insieme con la popolazione eccedente di
centri diversi, emigrarono verso l'Italia meridionale, pronti
a combattere contro i popoli indigeni che vi avrebbero incontrato,
avendo dalla loro parte la superiorità dell'organizzazione
militare e della struttura civile.
Giunti, fondarono le colonie, che non avevano alcun rapporto di
dipendenza con la madrepatria ma solo un comune patrimonio culturale,
religioso e linguistico. L'insediamento dei coloni ebbe luogo
dapprima sulla costa tirrenica e sullo stretto di Messina (città
che fondarono nel 740 col nome di Zancle), e, verso la fine del
secolo, sullo Ionio. Qui i primi stanziamenti avvennero sulla
costa calabrese.
I principali centri magno-greci furono: Cuma, Taranto, Metaponto,
Sibari, Crotone, Reggio, Napoli. Gli abitanti, detti Italioti,
egemonizzarono rapidamente le popolazioni indigene, e, intorno
al 550 a.C., cominciarono a battere moneta propria.
Le colonie erano rette da aristocrazie, alle quali seguirono spesso
regimi tirannici.
La Magna Grecia fu la patria di due scuole filosofiche, di Elea
e di Pitagora, e di una medica, a Crotone. A Elea (l'odierna Velia,
in provincia di Salerno) nacquero i filosofi Parmenide e Zenone.
Le colonie greche ebbero una fiorente produzione artistica nella
costruzione dei templi e nella produzione di statue, bronzi, ceramiche
e pitture; e si caratterizzarono per il particolare impianto urbanistico
delle nuove città, impostato su assi ortogonali, con suddivisione
delle aree a seconda della destinazione pubblica o privata. Furono
sottomesse dai Romani nella seconda metà del III secolo
a.C.
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TARANTO
Fondata nel 706 a.C. (fine del sec. VIII) dagli Spartani (secondo
Strabone, gli Spartani Parteni) su un precedente nucleo iapigio,
Taras divenne - dopo la distruzione di Siris (presso l'odierna
Policoro - Mt -) nel 530 e, nel 510, di Sybaris (nei pressi dell'odierna
Cassano allo Ionio - Cs -), la più importante città
greca dell'Italia meridionale.
Tormentata da lunghi e sanguinosi conflitti con le popolazioni
indigene (Messapi, Peucezi e Lucani), riuscì a prevalere,
raggiungendo il culmine dello splendore politico e culturale nel
sec. IV sotto il governo del pitagorico Archita.
Entrata in conflitto con Roma, nonostante il ricorso all'aiuto
di Pirro - re dell'Epiro (Grecia nord-occidentale) -, fu costretta
alla resa nel 272 a.C.
Diventata città federata (foedus iniquum) con l'obbligo
di fornire a Roma navi e soldati, nel 212 si ribellò alleandosi
con Annibale; ma fu ripresa e saccheggiata dal console romano
Quinto Fabio Massimo.
Nel 123 fu trasformata in colonia romana, nel 90, col nome latino
di Tarentum, in municipio, ma la sua importanza decadde - anche
per l'affermarsi di Brindisi come città portuale.
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