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Lamerica

Abbandonato dal suo socio (M. Placido) con cui nell'Albania del 1991 aveva progettato una grossa speculazione, l'italiano Gino (E. Lo Verso) cerca di tornare in Italia portandosi con sé Spiro, ovvero Michele Talarico (P. Milkani), un compatriota che ha perso la memoria e crede di essere in Sicilia, pronto a emigrare verso l'America. In bilico tra epica e intimismo, realismo e metafora, è un film di viaggio a 2 strati: il 1? è sugli albanesi che nel '91, usciti dagli orrori del comunismo reale e attratti dalla merda televisiva, si precipitano verso l'Italia, illusoria America del paradiso capitalista; il 2?, quello "vero", è sull'emigrazione italiana del primo dopoguerra. Di solito si raccontano storie di ieri per parlare dell'oggi. Amelio ribalta genialmente lo schema. Scritto con Andrea Porporati e Alessandro Sermoneta, fotografato da Luca Bigazzi in Cinemascope e Vistavision, è meno armonioso e riuscito di Il ladro di bambini: qualche squilibrio nella costruzione drammatica, passaggi troppo programmatici in senso ideologico, indugi sui tempi morti dell'azione anche se, rispetto all'edizione esposta alla Mostra di Venezia dove ebbe un premio di consolazione , è stato prosciugato dal regista di circa un quarto d'ora. Appartiene a quella categoria di film imperfetti che contano più di quelli riusciti, almeno per chi li ha fatti. Suggestiva e funzionale musica di Franco Piersanti. In un primo tempo per il personaggio di Spiro/Michele era stato previsto G.M. Volonté. Premio Felix per il miglior film europeo del 1994.  (IL MORANDINI - Il Dizionario dei Film).
Girato da Gianni Amelio nel 1994, "Lamerica" prende le mosse da una tragedia autentica: l’esodo degli albanesi che, nell’estate del ‘91, fu plastica ed angosciante rappresentazione del contrasto fra Paesi dell’abbondanza e Paesi della penuria, fra coloro che hanno in eccesso e coloro che vivono negli stenti.
Sceneggiato dal regista con Andrea Porporati ed Alessandro Sermoneta, il film ci conduce in Albania al seguito d’un imprenditore truffaldino e del suo giovane socio, pronti a sfruttare a fini di arricchimento illecito la miseria ed il caos della deriva postcomunista: con l’appoggio di un funzionario ministeriale corrotto, i due giungono a Tirana simulando di voler impiantare una fabbrica di scarpe, ed a tal scopo individuano un prestanome tra gli ex-detenuti politici. Ma le cose prendono il verso sbagliato: il furfante più anziano si invola, il meno esperto compare - derubato e privato del passaporto - finisce per sperdersi nella folla dei sofferenti.
Opera geniale ed irrisolta, potente e discontinua, "Lamerica" (il titolo è un omaggio ad Elsa Morante, che nel suo "La storia" fa chiamare così ad Useppe la terra promessa) gioca le sue carte migliori nella descrizione d’una umanità avvilita e vinta, abbagliata inoltre dai barbaglii dell’Eldorado finitimo veicolato quotidianamente dalla Tv italiana: qui, Amelio aggiorna magistralmente l’insegnamento del Rossellini di "Germania anno zero" e si fa interprete della denuncia pasoliniana sulla grande mutazione della civiltà post-contadina.
Ben servito dalla fotografia di Luca Bigazzi, che sfrutta alla perfezione le possibilità offerte da Cinemascope e Vistavision, il film vanta pure eccellenti interpretazioni da parte di Michele Placido, Enrico Lo Verso e del poco conosciuto Piro Milkani.
 

 

Regia:
Soggetto:
Gianni Amelio
Sceneggiatura:
Gianni Amelio
Dialoghi:
 
Fotografia: Luca Bigazzi
Montaggio:
 
Interpreti:
Enrico Lo Verso, Carmelo Di Mazzarelli, Michele Placido, Piro Milkani,Elida Janush
Musica:
Franco Piersanti
Produzione:
Granada Television, Hell's Kitchen Films
Origine:
Francia - Italia
Anno:
1994
Durata:
112 min.
Altro:
 
 
Il regista e il film
Gianni Amelio

 di Ornella Magrini

 Quando sta per realizzare un film, una delle ambizioni più grandi di Gianni Amelio è quella di riuscire a raccontare una storia fatta di persone e non di personaggi. Così come cerca sempre di stringere un rapporto di complicità e di confidenza con i suoi attori, come lui impegnati sul set a fissare l'essenza di un'emozione. Senz'altro il rigore è una delle caratteristiche più peculiari di questo regista, nato a S. Pietro Magisano, un paesino sulla Sila, il 20 gennaio 1945 (stesso giorno e mese di Fellini), che comincia a lavorare nel cinema per un caso fortunato. Esattamente quando, durante la sua prima visita a Roma, riesce a farsi prendere come assistente "volontario" da Vittorio De Seta. Questa esperienza dura ben oltre il tempo di una vacanza e segna l'inizio di una intensa attività come aiuto regista cinematografico e regista televisivo. Laureatosi in Filosofia, nel 1971 realizza per la televisione un film a 16 mm su Tommaso Campanella La città del sole, interpretato da Giulio Brogi, a cui seguono opere di notevole impegno, come Il piccolo Archimede (1979), che fa guadagnare a Laura Betti il premio per la migliore interpretazione femminile al Festival di San Sebastian.
Con questa importante carriera televisiva alle spalle, nel 1983 esordisce nel cinema con Colpire al cuore, film coraggioso che affronta il tema del terrorismo con una lucidità scevra da retoriche e da luoghi comuni. Ma è con Porte aperte (1990) che s'impone a livello internazionale e si aggiudica una nomination all'Oscar. Acclamato in Italia, il film, tratto da un romanzo di Leonardo Sciascia e indimenticabile prova d'attore di Gian Maria Volontè, non resta un successo isolato. Nel lavoro ama procedere con calma, preferendo rimanere fedele ai ritmi della propria cultura e della sua terra d'origine, da cui ricava un'inesauribile fonte d'ispirazione. Terra di emigrazione, di ritorni e di attraversamento, come quello del giovane carabiniere di Il ladro di bambini (1992), Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes.
Nel corso della sua carriera viene spesso accostato ai grandi maestri del cinema italiano, come è successo per Così ridevano (1998), Leone d'oro al Festival di Venezia, la cui storia ricorda quella di Rocco e i suoi fratelli (1960) di Luchino Visconti. Nel 1999 il Bergamo Film Meeting gli dedica una retrospettiva completa che comprende, oltre ai sei lungometraggi realizzati per il grande schermo, l'intera produzione televisiva.
Grande appassionato di cinema, di tutto il cinema, compreso quello di serie C,D,Z, possiede un'immensa videoteca che gli consente di affrancarsi dall'ansia di perdersi un film. E anche se fu la Rita Hayworth di Gilda (Charles Vidor, 1946) la prima diva ammirata su un grande schermo, sa tutto di Dorian Gray, la vamp platinata delle commedie italiane degli anni '50


Filmografia
Così ridevano   (1998)
Lamerica   (1994)
Il ladro di bambini   (1992)
Porte aperte   (1990)
I ragazzi di via Panisperna   (1989)
I velieri   (1982)
Colpire al cuore   (1982)
Il piccolo Archimede   (1979)
La morte al lavoro   (1978)
La città del sole   (1973)