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L'Odio
Titolo
originale: La Haine
Venti ore, una giornata lunga un film. Un film che racconta
una giornata. Si apre la scena e una voce fuori campo racconta
la storia dell'uomo che precipita dal cinquantesimo piano
e che ripete a se stesso mano a mano che si avvicina all'impatto
fatale: "fin qui, tutto bene". Una zoomata sull'anello
di Vinz (Vincent Cassel) che dorme nel suo letto e che viene
svegliato da Said (Said Taghmaoui) perché ha voglia
di fumare uno spinello. La sorella di Vinz che minaccia di
dirlo alla madre. Parole di fuoco. Volgarità interminabili
e violenza servono a raccontare.
Immagini sparate con suoni toccanti, dialoghi inarrestabili
sputati con odio in faccia alla società descritta sapientemente
da Kassovitz, raccontano una giornata balorda e una notte
brava nella vita di tre giovani disadattati, o meglio, ben
adattati alla vita di strada dei banlieu (perferie) francesi:
un bianco ebreo (Vinz), un maghrebino (Said) e un africano
(Hubert Kounde) alla deriva tra il quartiere di Muguets, a
30 km dalla torre Eiffel, e dal centro di Parigi. Tre esempi
di minoranze non scelte a caso. Nel loro vagabondare c'è
disperazione, rabbia, odio per la perdita di un amico morto
per mano della polizia. Vinz ha una pistola (sottratta proprio
ad un poliziotto durante una manifestazione violenta) e vuole
usarla per vendicare l'amico. Il linguaggio è sporco.
I dialoghi del film sono in "verlan" (un tipico
dialetto parigino, che consiste nel pronunciare le parole
all'inverso ad es: bizare si pronuncia zarbì, fete=tefe,
etc.), gli attori mantengono lo stesso nome anche nel film,
finzione e realtà si confondono per raccontare il disagio
vissuto nel quotidiano di una società che tende a dimenticare
e a confinare ai margini qualunque problema irrisolto. Molte
le asprezze di linguaggio in questo film-denuncia che può
e deve suscitare polemiche e discussioni. Gustosa la scena
della rulette russa inscenata dall'amico Asterix (pazzo scatenato
che ospita i tre a Parigi per qualche ora).
Notevoli le musiche e gli effetti sonori, celebre il pezzo
remixato de la vie en rose suonato su una base dei Cypress
Hill. Hubert vuole uscire dal degrado che obbliga lui ed i
suoi amici ad essere e comportarsi da disadattato. Ma non
può riuscirci. Tutto si capisce nella scena finale.
Dopo questa, la stessa storia dell'uomo che precipita, viene
riproposta dalla voce fuori campo, ma stavolta, al posto dell'uomo,
la voce racconta di una "società" che precipita
e che rassicura sé dicendo: "fin qui, tutto bene".
Solo che il problema non è tanto la caduta… ma
l'atterraggio.
Capofila dei film di banlieu tendenza del cinema giovane francese
alla metà degli anni '90 che racconta in bianco e nero
la realtà della periferia metropolitana, premio della
regia a Cannes, 2 milioni di spettatori solo in Francia.
di Fabio Campidoglio
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| Regia: |
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| Soggetto: |
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| Sceneggiatura: |
Mathieu
Kassovitz |
| Dialoghi: |
Mathieu
Kassovitz |
| Fotografia: |
Pierre
Aim |
| Montaggio: |
Mathieu
Kassovitz
Scott Stevenson |
| Interpreti: |
Karim
Belkhadra (Samir), Vincent Cassel (Vinz), Marc Duret (Ispettore
"Notre Dame"), Choukri Gabteni (Fratello Di Said),
Abdel Ahmed Ghili (Abdel) |
| Musica: |
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| Produzione: |
Les
Productions Lazennec
Mikado Film - Mondadori Video, L'unita' Video |
| Origine: |
Francia |
| Anno: |
1995 |
| Durata: |
95
min. |
| Altro: |
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| Il
regista e il film |
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Mathie
Kassovitz
Mathieu
Kassovitz, figlio di un regista e di un'addetta al montaggio,
nasce a Parigi il 3 agosto 1967. Nel 1979 il padre gli affida
una piccola parte a fianco di Jane Birkin in "Au Bout
du Bout du Banc". Da studente frequenta seminari di regia
durante l'estate ed all'età di 17 anni decide di accettare
uno stage come assistente alla regia lasciando la scuola.
Nel 1990 Mathieu realizza i suoi primi cortometraggi Fierrot
le Pou (titolo che gioca sul più famoso Pierrot le
Fou), Cauchemar blanc 1991 e Assassins (1992). Assassins è
un vero e proprio esercizio di stile, una passaggio obbligato
che Kassovitz decide di realizzare prima di Métisse
il primo lungometraggio che vedrà la luce nel 1993.
Nello stesso anno Kassovitz passa dall'altra parte della macchina
da presa nel film "Guarda gli uomini cadere" (Regarde
les hommes tomber) di Jacques Audiart a fianco di Jean Louis
Trintignant e ottiene il premio César come miglior
attore esordiente.
Ma è nel 1995 che Mathieu Kassovitz si fa veramente
conoscere come regista grazie a L'odio (La Haine) che ottiene
il premio per la miglior regia alla 48° edizione del festival
di Cannes, e il César come miglior film e miglior montaggio,
un film realizzato in bianco e nero capace di descrivere in
maniera cruda e violenta la dura realtà delle minoranze
confinate nella periferia parigina.
Lo stesso anno fa una breve apparizione ne "La Cité
des Enfants Perdus" di Jean Pierre Jeunet e Marc Caro.
Nel '96 interpreta Albert Dehousse nel film di Jacques Audiart
"Un Héros Très Discret" e un ruolo
minore in "Mon homme" di Bertrand Blier. Il terzo
lungometraggio è Assassin(s) (1997) tratto dal cortometraggio
del '91. Nello stesso anno Kassovitz ottiene una piccola parte
ne "Il quinto elemento" di de Luc Besson mentre
l'anno dopo recita nel film di Nicolas Boukrief "Il piacere
e i suoi piccoli inconvenienti". Insieme a Luc Besson
et Jan Kounen inizia le riprese di Fiumi di porpora (Rivières
Pourpres). Recentemente Kassovitz è apparso come attore
in "Birthday girl" (1999) l'ultimo film di Jez Butterworth
(a fianco di Nicole Kidman, Ben Chaplin e Vincent Cassel)
e "Le fabuleux destin d'Amélie Poulain" (2000)
di Jean Pierre Jeunet (Il magnifico mondo di Amélie).
Nel 2001 sono iniziate le riprese di "Vicaire de Rolf
Hochhuth", il nuovo film a breve nei cinema di Costa
Gavras nel quale Kassovits veste i panni di un prete.
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