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Lontano

Titolo originale: Loin
Tre corpi in movimento nell’arco di tre giorni, legati in maniera simbiotica al proprio mezzo di trasporto: Serge al Tir, Said alla bicicletta, Sara al motorino. André Téchiné segue le loro peregrinazioni fisiche e sentimentali durante il tempo che intercorre tra lo sbarco di Serge a Tangeri e la sua ripartenza per l’Europa. La città marocchina, sorta di spazio-frontiera, insieme ponte e barriera, incarna pulsioni ed elementi contrapposti che, da sempre, caratterizzano i personaggi del cinema di Téchiné, incerti sul futuro e smaniosi di viversi il presente. Il desiderio di mettere radici in un luogo e l’esigenza di fuggire, l’erranza e la stasi, la passione e il rancore, gli slanci improvvisi e le attese dilatate, la morte e la nascita, il lutto e la felicità. In una situazione sociale e emotiva così precaria, essere in movimento vuol dire essere vivi. Il regista ci restituisce in maniera efficace i nomadismi dei protagonisti grazie ad un uso personale del digitale, né 'dogmatico', né austero. Téchiné bracca le sue anime inquiete, contaminando un approccio documentaristico con suggestioni da film d’avventura.


E’ emblematica tutta la vicenda del trasporto della partita di hashish, inserita dal regista, per sua ammissione, non per immettere dell’azione nel film, ma per caratterizzare meglio lo spaesamento del personaggio. Accade spesso anche nella realtà che i camionisti, percorrendo quella rotta si trovino ad affrontare situazioni simili.
E’ splendida la sequenza della perquisizione, secca ed essenziale, ma pervasa da tensione sotterranea. Serge arriva al punto di non sapere più cosa trasporta all’interno del Tir, avendo la consapevolezza, tangibile nello sguardo di Stephane Rideau, di essersi spinto troppo lontano. Si respira in questo film un’atmosfera rarefatta, sospesa, propria di chi anela a ciò che non ha, acuita dalla babele linguistica della città e da scelte stilistiche come cambiamenti di ritmo e continue digressioni, solo apparentemente casuali. Se da una parte tutto ciò ben si confà ad un mondo lontano, sognato dai tanti marocchini che tentano di passare clandestinamente la frontiera a bordo dei camion, dall’altra rimane il rammarico per un eccesso di intellettualismo e di rigore che frena le emozioni e impedisce di sentire sempre il respiro della vita.

 

Regia:
Soggetto:
 
Sceneggiatura:
André Téchiné e Faouzi Bensaïdì
Dialoghi:
André Téchiné e Faouzi Bensaïdì
Fotografia:
Germain Desmoulins
Montaggio:
Hervé De Luze
Interpreti:
Stéphane Rideau, Lubna Azabal, Mohamed Hamaïdi, Jack
Taylor, Gaël Morel
Musica:
Juliette Garrigues
Produzione:
Una coproduzione franco-spagnola
UCG IMAGES-CINE’B-VERTIGO FILMS
Origine:
Francia - Spagna
Anno:
 
Durata:
90 min.
Altro:
Produttore esecutivo e delegato: Saïd Ben Saïd
 
Il regista e il film

INTERVISTA al regista: ''Lontano'', utopia senza confini
di Cristiana Paternò

C'è una frontiera invalicabile che separa l'Europa dal Nordafrica, l'Occidente dal resto del mondo. Per André Téchiné è una falsa lontananza, appena dieci chilometri di mare tra Tangeri e Algeciras, che dividono il Marocco dalla Spagna e che potrebbero unirli. Diventano invalicabili però in un mondo di permessi di soggiorno negati, clandestini e boat people. Loin racconta questo. In tre giorni. E' il viaggio del francese Serge. L'incontro con l'ebrea Sarah, che un tempo era la sua ragazza, e che sta pensando di raggiungere il fratello in Canada dopo la morte della madre. Il ritrovarsi con il marocchino Said, l'amico che darebbe qualsiasi cosa per espatriare.
Loin, in concorso a Venezia 58, parla di cose che stanno a cuore al cinema francese e franco-maghrebino (vedi, per esempio, Tutta colpa di Voltaire) e che dovrebbero stare a cuore a tutti. Non lo fa nei termini di un un atto di denuncia, ma in quelli di un sartriano romanzo esistenzialista. "Mi interessa il versante affettivo, non quello sociologico", dice il regista di Niente baci sulla bocca.

E' per questo che il film è costruito su sensazioni più che su azioni.
Sicuramente. Una delle cose che più mi interessa, nella vita e nel cinema, è descrivere quei legami tra le persone che non si possono identificare con esattezza. Amore, amicizia, rapporti di classe, durezze.

E il desiderio di un altrove...
Il sogno è reciproco. Il Sud vuole spostarsi a Nord, ma è vero anche il contrario, dai tempi mitologici e un po' decaduti di Paul Bowles in avanti. La differenza è che gli occidentali possono circolare liberamente, mentre gli altri no.

Il traffico dei clandestini è tuttora molto esteso dal Marocco?
Non so quantificarlo, ma molti attraversano quel braccio di mare. A bordo di patera, le navi della morte, e dunque a caro prezzo e con il pericolo di affondare; oppure sul semiasse di un camion: un modo più economico ma anche molto rischioso.

La fuga finale di Said verso l'Europa è descritta in modo documentaristico.
Sì, l'ho ripresa come la fuga di un animale. Ed è esattamente così che avviene.

Tangeri, invece, appare come una città bella e solare. Dove la convivenza è possibile.
E' una specie di utopia, anche se non esente da conflitti. L'ospitalità incarnata dal personaggio di Farida è il cuore del film.

Un'ultima cosa: le donne di "Loin" sono assai distanti dal cliché della donna araba tradizionale.
Sì, sono donne che vivono con spirito combattivo e alla velocità della vita di oggi. Molto libere e indipendenti.