Storia
   Puglia:
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I MESSAPI

I Parte


Messapia è il territorio abitato anticamente dai Messapi (in greco: Messàpoi; in latino: Messapii) corrispondente alle attuali province di Taranto, Brindisi e Lecce. Antropologicamente quella messapica è classificata come una varietà della razza mediterranea, individuata più comunemente come sottogruppo pugliese. Le prime notizie certe sui Messapi risalgono alle lotte con Taranto, nel V secolo prima di Cristo.
Le fonti greche consideravano messapi le genti che parlavano il messapico e li ritenevano di origine ellenica, provenienti da Creta, oppure aventi come progenitore l'eroe Messapo, venuto dalla Beozia (regione dell'antica Grecia a nord dell'Attica - dov'era Atene -; sua principale città era Tebe); ma Messapia potrebbe anche significare semplicemente, in greco, "terra fra due mari". Giunti sulle coste della Puglia probabilmente intorno al 1000 a.C., i Messapi erano di origine illirica, come si evince dalle numerose testimonianze epigrafiche (glosse e iscrizioni databili dal V al I secolo a.C.) che rivelano notevoli affinità e peculiarità fonetiche con il dialetto parlato sulle coste orientali del mare Adriatico.
Dotati di un carattere indipendente e bellicoso, e di un potente esercito (le fonti riportano il numero di 70mila guerrieri tra fanti e cavalieri) costituirono una sorta di confederazione e, quando entrarono in contatto con i Tarantini, li vinsero (V sec. a.C.); diedero il loro aiuto ad Atene nel corso della guerra del Peloponneso contro Siracusa (413 a.C.). Sconfitti da Alessandro, re dell'Epiro, nel 338 a.C., furono alleati di Roma nelle prime due guerre sannitiche (III sec. a.C.) ma, schieratisi con Pirro, furono sottomessi dai Romani nel 267-266 a.C. Tra il 213 e il 212 a.C., nel corso della seconda guerra punica, si ribellarono nuovamente a Roma. Nel 90 a.C. furono completamente romanizzati.
Avevano determinato una profonda evoluzione dell'arcaica economia silvo-pastorale, avevano introdotto originali tecniche costruttive e, grazie anche all'influenza greca, avevano urbanizzato e organizzato razionalmente il territorio.
Dei Messapi ci rimangono una lingua decifrata solo parzialmente, specchie, templi, resti di cinte murarie (Limitone dei Greci) e reperti rinvenuti nelle tombe e nei santuari: per lo più vasi con decorazioni di tipo geometrico e monocrome, stoviglie, iscrizioni.
Gli insediamenti messapici di cui restano tracce sono numerosi soprattutto nel Salento meridionale.

Le Specchie
Le specchie sono collinette artificiali alte fino a 18 metri, costruite a secco da pietrame e terriccio, a forma di torre conica, con funzioni incerte.

Secondo alcuni avevano una funzione di osservazione e difesa, secondo altri erano dei veri e propri monumenti funebri per gli uomini illustri: infatti, spesso sotto il pietrame sono state trovate delle tombe con corredo funerario. Alcuni archeologi fanno risalire ai Messapi la costruzione o l'utilizzazione in funzione militare: infatti, nelle serre salentine erano tutte allineate sulle alture ed ognuna di esse comunicava visivamente con le due adiacenti, in modo da rappresentare una sorta di rete di avamposti d'avvistamento.
La loro ubicazione non casuale fa pensare all'esistenza di un potere centrale e urbanizzato deciso a mantenere il presidio del territorio, che rimanda appunto alla capacità organizzativa propria dei Messapi. Fu nel Medioevo che presero il nome di specchie, dal latino specula "vedetta".

Il Limitone dei Greci
Il Limitone (o Paretone) dei Greci è, come attesta la derivazione greca, una "frontiera" fortificata, rappresentata dai resti di mura megalitiche (larghe 6 metri e mezzo, alte un metro e mezzo) che segnavano il confine nel secolo VIII d.C. della dominazione bizantina in Terra d'Otranto. Secondo altri rappresentavano il confine tra il Salento e il resto della regione. Si snodava come via fortificata, o vallum, lungo un antico tracciato messapico che collegava Otranto con Oria, dove, in seguito, si sarebbe ricongiunta con la Via Appia.

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