Storia
   Puglia:
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I MESSAPI

III Parte

Passando per San Pietro Vernotico, sorta in epoca medievale in un territorio di insediamento messapico identificato come Valesio, si arriva a Brindisi, di origini messapiche con il nome di Brendon (=testa di cervo, per la forma ramificata del suo porto). Porto vitale per i commerci con la Grecia (VII e VI secolo a.C.).
Acquistò maggiore importanza dopo l'occupazione romana, avvenuta nel 266 a C. Nel Tarantino, uno dei principali centri messapici è stata Manduria col nome Mandonion; Massafra e Sava, invece, in siti frequentati dal neolitico, sono state abitate stabilmente dai Messapi, così come frequentazione messapica c'è stata nel territorio di Carosino (collegata alla vicina Mesochoron).
Maruggio è stata fondata probabilmente sui resti di un remoto insediamento o di un avamposto messapico,mentre nel territorio di Grottaglie, testimonianze messapiche si trovano nell'insediamento protostorico di Monte Salete e nelle mura della località di Vicentino. Lecce, fondata dai Messapi nel III secolo a.C., divenne stazione militare romana con il nome di Lupiae e successivamente municipio.


A sud ovest dell'attuale città sarebbe esistita Rudiae (o Rhoudia), importante centro messapico sottomesso a Roma nella seconda metà del 200 a.C. Secondo alcuni storici, a Rudiae nacque il poeta Quinto Ennio (239 - Roma 169 a.C.), autore dei 18 libri degli Annales, primo poema in esametri della storia di Roma dalle origini al 174. Numerose testimonianze - mura megalitiche, tombe, suppellettili e monete - dimostrano che Cavallino, abitata fin dal neolitico, doveva essere un importante centro messapico. Successivamente si insediarono i Greci e i Romani. Nel territorio di Vernole è molto probabile che sia esistito un insediamento messapico.
A Melendugno sono ubicati i ruderi del centro messapico fortificato di Roca Vecchia sorto su un precedente sito preistorico. Sulle pareti della grotta marina della Poesia sono state ritrovate iscrizioni in lingua messapica e latina, oltre a graffiti preistorici.

Di particolare interesse due dolmen a camere, Gurgulante e Placa, e numerose grotte costiere frequentate nell'Alto Medioevo da anacoreti basiliani. Soleto è stato un importante centro messapico - tuttora attestato dai resti della cinta muraria del nucleo originario dell'abitato - ed ebbe rapporti con la Grecia e l'Illiria. Martano e Carpignano Salentino sono, invece, sorte su un territorio di insediamento messapico, così come Giurdignano, Uggiano la Chiesa, Minervino di Lecce, Giuggianello, Sanarica, Alessano, Castrignano del Capo, Salve. Messapica è stata Otranto, successivamente greca con il nome di Hydruntum; terminale di un antico tracciato messapico. Muro Leccese si è sviluppata sul luogo di un ignoto centro messapico (IV-III sec. a.C.), del quale conserva notevoli avanzi di costruzioni megalitiche.

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AREA ARCHEOLOGICA DI VALESIO

I primi scavi furono effettuati tra il 1984 e il 1990 da un'equipe olandese guidata da Johannes Boersma dell'Università di Amsterdam. Fu scoperto un complesso termale di epoca romano-imperiale, eretto sui resti di un insediamento capannicolo dell'VIII secolo prima di Cristo.
Nel IV secolo assunse le dimensioni e la forma di un agglomerato urbano messapico esteso circa 70 ettari cinto da 3 chilometri di mura, alte 4 metri e larghe altrettanto. Dal 200 a.C. comincia a perdere importanza e si riduce a piccolo borgo. Posta lungo l'asse Traiano, diventò stazione di posta e sede termale.
Nel 1200 fu distrutta da Guglielmo il Malo, in occasione di una spedizione punitiva contro il conte di Lecce. Ridotta a casale, Valesio fu donata ai monaci leccesi, che, sulle rovine delle terme romane, costruirono una chiesa
consacrata a Santo Stefano. Attualmente la zona fa parte del territorio amministrato dal Comune di San Pietro Vernotico.

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MANDURIA
E' stata uno dei principali centri dei Messapi, abili combattenti e famosi allevatori di cavalli veloci, dai quali la città prese il nome di Mandonion.
Contese a Taranto il predominio del Salento e s'oppose fieramente alla penetrazione delle colonie greche verso l'interno della regione. Sotto le formidabili mura megalitiche costruite dai Messapi, nel 338 avanti Cristo, trovò la morte il terribile Archidamo, re di Sparta.

Contro di esse s'accanì il possente esercito di Annibale, al quale la città fu costretta a cedere. Così come la feroce reazione dei Romani del console Quinto Fabio Massimo, che conquistò la città umiliandola e saccheggiandola con gran bottino e gravi perdite. Tremila valorosi furono tratti prigionieri e deportati. Nel 547 (dopo Cristo) fu distrutta dalla furia di Totila. Nel 977 fu completamente abbattuta dai Saraceni.
E fu distrutto persino il suo nome. Risorse alla fine dell'XI secolo con i Normanni che la ribattezzarono col nome di Castelnuovo (o Casalnuovo).
Dal Trecento fu infeudata a vari signori, tra i quali, i più importanti furono i Bonifacio e gli Imperiali.
Nel 1789 fu ribattezzata con il suo originario nome messapico. A pochi chilometri da Manduria, sulla strada provinciale per San Pietro in Bevagna, in località "Li Castelli", si trova questa zona archeologica dove si possono ammirare le rovine di una cittadina messapica, con tutta probabilità anteriore alla stessa Manduria.
Ebbe la funzione di avamposto militare. Nella Biblioteca Comunale sono custoditi vasi, lucerne, sigilli, iscrizioni in lingua messapica e latina arcaica.


Il Fonte Pliniano, di epoca messapica, fu citato dallo scienziato e letterato romano Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) nella sua Naturalis Historia.
E' una caverna sotterranea larga 18 metri e alta 8, accessibile da un'ampia scala scavata nella roccia (20 gradini). In epoca protostorica era adibita a luogo di culto.
Al centro vi è una sorgente perenne, il cui livello è costante, cosa che suscitò l'interesse scientifico di Plinio.
Le Mura Messapiche, del V secolo prima di Cristo, sono in triplice cerchia. Sono state definite come le più belle e maestose della Puglia. Il circuito più esterno misurava probabilmente più di tre chilometri. La loro imponenza dimostra l'importanza militare dell'antica città messapica.

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MURO LECCESE

Sorse sul luogo di un ignoto centro messapico (IV-III sec. a.C.), del quale conserva notevoli avanzi di costruzioni megalitiche. Molte abitazioni del centro storico assorbirono precedenti edifici messapici. In epoca medievale, dopo essere stata assalita e distrutta dai Saraceni, fu chiamata Muro dai superstiti per la presenza degli antichi muraglioni messapici.
Il territorio presenta testimonianze preistoriche, come dimostrano le grotticelle-sepolcro sparse nelle campagne e i menhir, i misteriosi monoliti alti circa 3 metri e mezzo a forma di parallelepipedo infissi nel suolo verticalmente: una sorta di primitivi obelischi votivi innalzati alla divinità.
L'acropoli del precedente centro messapico doveva sorgere in cima alla collina che domina la periferia cittadina, nei pressi del convento dei Domenicani. Dagli scavi è stata portata alla luce la Porta Nord con gli incavi dove alloggiavano i battenti del portone d'ingresso, preceduti da due altri fori che indicano l'esistenza di una saracinesca tirata dall'alto. Vi sono anche tracce dei solchi dei carri sulle lastre di pietra della strada. Le mura sono costituite da tre cinte concentriche: la prima, più antica, è larga 5 metri, ed è fatta da una parte esterna di conci squadrati disposti a secco e da una parte interna di pietre; il riempimento è realizzato con terra e pietrame.
Una strada, larga 3 metri e mezzo, separa la seconda dalla terza cinta. Le tre cinte costituiscono una fortificazione larga complessivamente 16 metri. La terza cinta è quasi sicuramente di epoca romana.

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