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Paisà

Attraverso sei episodi distinti, ma collegati fra loro, il film (uno dei primi capolavori di Rossellini del Dopoguerra) rievoca l’avanzata delle truppe alleate in Italia, sanguinoso ma non unico teatro di conflitti della Seconda Guerra Mondiale.
Si inizia con un vibrante episodio dello sbarco in Sicilia degli americani cui fa seguito una scena (in una Napoli distrutta) di cui ne è protagonista un soldato di colore.
Il terzo episodio si svolge a Roma ed è sviscerato a carattere prettamente sentimentale. Il quarto rievoca le drammatiche giornate della liberazione di Firenze. Il quinto avviene nella riposante quiete di un piccolo ed accogliente convento sulla linea gotica, sconvolto dagli eventi.
L’ultimo esalta la coraggiosa opera dei valorosi partigiani Italiani nelle paludi della Valle Padana.
Film quasi commovente, con chiarissimi tratti a carattere drammatico; ottime le rappresentazioni dei singoli attori che danno luce ad una pellicola che va oltre il tema doloroso della guerra in generale. Essa vuole assumere il compito di portare lo spettatore a capire nel vero senso della parola, cosa abbia significato la guerra per gli Italiani di ogni ceto sociale dell’epoca: da partigiani a semplici abitanti della Sicilia, da un soldato di colore ai monaci del convento, tutto questo non senza alcuna difficoltà è opera di un maestro del cinema del Dopoguerra italiano Roberto Rossellini, che ha avuto il coraggio di trasmettere ancora una volta ad un suo film, il tipico realismo spietato che gli è sempre appartenuto.
Ed è proprio questa la chiave che apre la porta ai numerosi consensi pervenuti al regista per il suo film.
Molto coinvolgente è la scena del secondo episodio in cui è coinvolto un soldato nero, cui ruota attorno il tema subordinato dell’intercultura del film.

 

Regia:
Roberto Rossellini
Soggetto:
Victor Haines, Marcello Pagliero, Sergio Amidei, Federico Fellini, Roberto Rossellini, Vasco Pratolini, Klaus Mann.
Sceneggiatura:
Victor Haines, Marcello Pagliero, Sergio Amidei, Federico Fellini, Roberto Rossellini, Vasco Pratolini, Klaus Mann.
Dialoghi:
 
Fotografia:
Otello Martelli
Montaggio:
Eraldo da Roma
Interpreti:
primo episodio: Carmela Sazio (Carmela), Robert van Loon (Joe); secondo episodio: John Kitzmiller (il soldato negro), Alfonsino (lo scugnizzo); terzo episodio: Maria Michi (Francesca), Far Moore (Massimo); quarto episodio: Harriet White (Harriet, l’infermiera), Renzo Avanzo (Massimo); quinto episodio: Bill Tubbs (Bill Martin); sesto episodio: Dale Edmonds (Dale)
Musica:
Renzo Rossellini
Produzione:
Rosselini per OFI / Foreign Film Production Inc. / Capitani Film
Origine:
Italia
Anno:
1946
Durata:
126 min.
Altro:
 
 
Il regista e il film

Nato a Roma nel 1906, egli si avvicina al cinema verso la metà degli anni '30, realizzando sia come montatore che come regista alcuni cortometraggi per l'Istituto Luce, da "Daphne" (1936) a "Fantasia sottomarina" (1939) sino a "Il ruscello di Ripasottile" (1941).
Nel '38 collabora alla sceneggiatura di "Luciano Serra pilota" di Goffredo Alessandrini e nel '41 esordisce dietro la macchina da presa con "La nave bianca", segmento iniziale di una "trilogia della guerra" più tardi completata da "Un pilota ritorna" (1942) e da "L'uomo dalla croce" (1943).
Il 1945 è l'anno di "Roma città aperta", capo d'opera ed apripista del neorealismo italiano, seguito da altri due film d'eccezione quali "Paisà" (1946) e "Germania anno zero" (1947).
Dipoi, con "Stromboli terra di Dio" (1949) egli dà il via al suo sodalizio artistico con Ingrid Bergman, segnato da tematiche legate alla solitudine dell'individuo e da un linguaggio cinematografico innovatore e seminale; "Europa '51" (1951) e "Viaggio in Italia" (1954) saranno - successivamente allo splendido interludio di "Francesco, giullare di Dio" (1950) - le tappe successive di questo periglioso, affascinante percorso.
Dopo un periodo di crisi artistica e personale, caratterizzato da un lungo viaggio in India destinato a produrre materiale per l'omonimo film documentario del '58, egli dirigerà opere formalmente impeccabili ma non più che corrette quali "Il generale Della Rovere" (1959), "Era notte a Roma" (1960) e "Viva l'Italia" (1961), prima di dedicarsi interamente alla regia di lavori a carattere divulgativo e didattico pensati per la televisione: da "Età del ferro" (1964) agli "Atti degli Apostoli" (1968) fino a "Socrate" (1970), i prodotti di questa fase risultano però tutti di modesto interesse artistico, con l'eccezione de "La presa del potere di Luigi XIV" (1967), realizzato per la TV francese ed all'altezza delle cose sue migliori.
Tornato alfine al cinema, licenzia con "Anno uno" (1974) ed "Il Messia" (1976) due pellicole che affrontano tematiche già visitate in passato con ben altra forza e convinzione: poco dopo, il 3 giugno 1977, egli si spegne a Roma.