

|
Tokio
Ga
| Il
film del regista tedesco mette in risalto la differenza fra
la sua cultura e quella del maestro del cinema nipponico Yasujiro
Ozu.
Wenders arriva a Tokio, per un viaggio nella memoria, alla
ricerca di tutto ciò che possa ricordare il grande
maestro, morto povero e quasi “dimenticato” nel
1963, e, allo stesso tempo, per inquadrare con il proprio
obiettivo l’odierna realtà metropolitana.
Wenders, in questo caso, decide di rendere omaggio ad un regista
in possesso di una cultura e filosofia di concepire il cinema
e la vita diversa, ma non molto dalla sua.
Così
alle interviste con Chisu Ryu, l’attore principale dei
film di Ozu, e con Yuharu Atsuta, fedelissimo direttore della
fotografia dello scomparso, Wenders alterna inquadrature ardite
e allucinanti sequenze sulla vita della Tokio odierna. A tal
proposito durante lo scorrere della pellicola si nota inequivocabilmente
il cambiamento totale del tessuto urbano della città
che è già avvenuto in poco più di un
ventennio.
|
| |
| Regia: |
Wim
Wenders |
| Soggetto: |
|
| Sceneggiatura: |
Wim Wenders |
| Fotografia: |
Ed Lachman |
| Montaggio: |
Wim Wenders,
Solveig Dommartin, con la collaborazione di John Neuburger |
| Interpreti: |
Chishu
Ryu, Yuharu Atsuta, Werner Herzog |
| Musica: |
Dick Tracy,
Loorie Petitgand, Mèche mamecier, Chico Rojo Ortega |
| Produzione: |
Chris
Sievernich per Road Movies Filmproduktion GmbH (Berlino) |
| Origine: |
Germania |
| Anno: |
1986 |
| Durata: |
92 minuti |
| Altro: |
Suono
di Hartmut Eichgrün |
| |
| Il
regista e il film |
Nell'aprile
1983, durante la preparazione di Paris, Texas, Wenders si
reca a Tokyo per presenziare ad una rassegna sul cinema
tedesco. Il regista aveva già dimostrato l'interesse
per i lavori documentaristici, girando l'anno precedente
Reverse Angle - N.Y.C., March 1982 e Chambre 666. Decide
così, secondo quanto afferma Rauh, di portare con
sé una cinepresa e di chiedere al direttore della
fotografia Ed Lachman, che aveva curato le riprese di Nick's
Film, di accompagnarlo nel viaggio. In quindici giorni di
permanenza nella capitale giapponese prende forma il lavoro
documentario che viene chiamato Tokyo-ga (letteralmente:
"Viaggio a Tokyo") (Rauh, 1990 : 107). Il progetto
trae la sua origine da un grande amore di Wenders per le
opere cinematografiche del regista giapponese Yazujiro Ozu.
Oltre a questa comunanza di interesse per uno sguardo che
si soffermi sui dettagli apparentemente insignificanti,
Wenders si sente legato a Ozu perché anch'egli, come
sostiene D'Angelo, appartiene ad una società "fortemente
segnata dall'imperialismo culturale statunitense e, di conseguenza,
[sente] un'analoga vocazione ad affermare artisticamente
un'identità personale e non colonizzata." (D'Angelo,
1994 : 118).
Wenders ambisce a ricercare con la cinepresa le tracce di
Ozu e va ad intervistare i suoi più stretti collaboratori,
il suo attore preferito, Chishu Ryu, e l'operatore di quasi
tutti i suoi film, Yuharu Atsuta, che dopo la morte del
Maestro si è rifiutato di lavorare con altri registi
per non tradire la sua sacrale concezione del lavoro cinematografico.
Wenders e Lachman filmano inoltre una gran quantità
di materiale, immersi nell'atmosfera cittadina di Tokyo:
il traffico, la mania dei giapponesi per il golf, i giovani
nel parco, le copie in cera delle pietanze che vengono esposte
nelle vetrine dei ristoranti, i monitor televisivi negli
alberghi. Wenders sembra voler suggerire che nel paese di
Ozu non c'è più tempo per resuscitare le magie
del passato, che anche in Giappone è in atto la catastrofe
che ci porta ad essere dominati dalle invenzioni tecnologiche.
Il momento più toccante del film è proprio
l'intervista all'operatore Atsuta, durante la quale questi
si commuove mentre sta spiegando le modalità di preparazione
delle inquadrature di Ozu e mostra le reliquie degli attrezzi
che egli custodisce ancora e che venivano usati da Ozu durante
le riprese. Nel documentario appare anche Werner Herzog,
anch'egli invitato come Wenders dagli organizzatori della
rassegna sul cinema tedesco. Herzog spiega davanti alla
macchina da presa la sua ferma volontà di recuperare
nuovi sguardi e visioni lontano dalle luci della civiltà
moderna, mentre Wenders avverte l'esigenza di calarsi nella
moltitudine della folla giapponese, con l'unico intento
di scacciare il fantasma della solitudine.
|
|
 |
|
 |
|
 |
 |
|
|