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Le scelte pedagogiche
e didattiche del nostro istituto, da parecchi anni ormai e da tempi
non sospetti soprattutto, sono state sorrette da finalitá interculturali
forti, le quali, talvolta molto faticosamente, ci hanno consentito di
governare conflitti, di anticipare trasformazioni istituzionali e di
sperimentare dal basso, traendo esperienza e senso a diversi livelli.
Modello esportabile? Crediamo di sí.
Ed è per questo che intendiamo porgere esperienze didattiche
concrete, maturate in una pratica quotidiana che ha il pregio di consentire
tesaurizzazione perché fortemente legata a bisogni e risposte
reali, che non ammettono rimandi e procrastinazioni.
Allievi da tutte le parti del mondo, ignari della lingua italiana, arrivano
in ogni momento dell’anno scolastico con il diritto sacrosanto
di essere inseriti in un contesto educativo che li accolga a pari dignitá
in mezzo agli altri.
Come conoscerli tutti questi adolescenti tra gli 11 e 15 anni, italiani
doc oppure immigrati di seconda generazione che parlano ormai l’Italiano
persino con sciolta inflessione romanesca?
Come dare la risposta efficace e tempestiva a ciascuno, come consentire
scambio, socialitá, moralitá, affettivitá, istruzione,
condizioni indispensabili per imparare... il mestiere di diventare grandi?
Dove risiedono i desideri, le aspirazioni, i sogni di questi ragazzi
che, a differenza di noi che attraverso Salgari e Verne combinavamo
elementi avventurosi in eventi capaci di liberarci dalla fantasia dell’infanzia,
devono fare, invece, drasticamente i conti con le avventure di una realtá
molto poco letteraria, senza i necessari rituali di passaggio?
Le risposte che tentiamo di dare a questi interrogativi si evincono
dalla nostra proposta educativa e dalla pratica didattica che porgiamo
ne “Le ragioni dell’altro”, senza alcuna presunzione
esaustiva, ma con una certezza: laddove finalmente, lingue e linguaggi
si incontrano in prospettive attuali e plurali, le culture degli altri
diventano il meraviglioso serbatoio dei nostri futuri pensieri.
R. Garau
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