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sulla progettazione didattica interculturale
a cura di Giovanna Campani

Qual è il rapporto tra educazione interculturale ed educazione anti-razzista?

Il lavoro della pedagogia interculturale consiste nella riflessione su stereotipi e pregiudizi.

Vi sono quindi dei nessi evidenti. Se si può stabilire una differenza tra il contesto europeo e quello nord-americano (differenza che potremmo anche dire storica) in riferimento agli sviluppi della pedagogia anti-razzista degli anni sessanta, questa va riscontrata nel fatto che negli Stati Uniti, la pedagogia anti-razzista è più "militante", in quanto cerca di rispondere a processi di discriminazione che sono in atto, per via del razzismo di cui sono vittime alcuni gruppi. Riflettere su "Black Athena" o sulle "Voelkerwanderungen" è senz'altro meno immediato che fare un progetto di riflessione sui processi di discriminazione attuati nei confronti degli immigrati o di alcune minoranze. La comprensione del fenomeno del razzismo resta comunque un punto centrale dell'educazione interculturale, in particolare oggi. Il razzismo ha una storia, un'origine ed ha avuto una copertura politica nei regimi fascista e nazista che hanno fatto del razzismo la loro ideologia ufficiale. Riflettere su questi temi è particolarmente importante in un paese come l'Italia, incapace, a detta dei grandi filosofi e studiosi europei, come per esempio Glucksmann, di fare i conti con il fascismo. Questo permette anche di riflettere sul rapporto tra sistemi educativi autoritari ed educazione alla democrazia. Le grandi democrazie si proteggono dalle posizioni anti-democratiche - appunto fasciste e razziste - anche con un sistema di leggi che puniscono l'incitazione all'odio razziale.

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