L'Accademia della Crusca e Dante

Le Pale dantesche

Seguendo una consuetudine diffusa tra le Accademie del Cinque e Seicento, i Cruscanti scelsero un ambito semantico al quale tutti gli aspetti esteriori della loro Accademia avrebbero fatto riferimento: ogni elemento doveva avere attinenza a «materia di crusca», cioè alla coltivazione del grano e alla lavorazione e all’impiego dei suoi derivati; così scelsero come emblema il frullone, cioè lo strumento usato dai mugnai per separare la crusca dalla farina.
Allo stesso tema faceva riferimento anche il nome accademico che ogni nuovo membro si sceglieva. Insieme a un’immagine e a un motto, il nome costituiva l’“impresa” che, dipinta su una pala da fornaio, precisava l’“intenzione” e l’attitudine dell’accademico rispetto al progetto complessivo dell’Accademia. I motti erano tratti dalla Commedia di Dante e soprattutto dal Canzoniere di Petrarca, e talvolta anche da altri autori come Giovanni della Casa, il Tasso, l’Ariosto. Separata dal contesto originale, l’espressione scelta acquistava un nuovo significato in una complessa relazione concettuale con la parte iconica.
Nell’Accademia della Crusca si conservano tuttora 152 pale realizzate dalla fondazione fino alla seconda metà del secolo XVIII; nell’Archivio storico sono inoltre reperibili testimonianze e disegni di altre pale, non eseguite o perdute. La tradizione è stata ripresa in anni recenti da alcuni Accademici.

Le 39 Pale con motti danteschi