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Osserva i quattro esempi di alfabeto modello scelti dagli etruscologi, studiosi della storia e cultura degli etruschi. Uno dei quattro alfabeti si distingue dagli altri per una evidente caratteristica e ci dà la chiave per mettere in luce il primo elemento che distingue la lingua etrusca da altre lingue scritte, come l'italiano, il francese, l'inglese, ma anche il greco antico e il latino, che ebbero per molti secoli la più ampia diffusione nel bacino del Mediterraneo. Quale differenza significativa fra gli alfabeti modello? Osserva la provenienza degli alfabeti e confronta la tua ipotesi con altre. Conosci altre lingue con la stessa differenza?
Vorresti ascoltare il suono delle lettere dell'alfabeto estrusco? E il suono di qualche parola? E anche apprendere sei parole per fare un gioco con i tuoi compagni?
segni e significati
La scrittura che conosciamo è quella delle iscrizioni su oggetti, manufatti e edifici di forma e materiali diversi. Non ci sono pervenuti rotoli di papiro, pergamene, libri e codici manoscritti, libri su tavolette di terracotta, e neppure biblioteche come invece è accaduto in altre culture.
La lingua etrusca è giunta sino a noi attraverso le iscrizioni realizzate con le tecniche più varie: parole e frasi potevano essere scritte, incise, scolpite, graffite, impresse, stampigliate, coniate e fuse nei più diversi materiali:
Dalle iscrizioni dei reperti archeologici è stata ricavata una lista di circa 600 termini in lingua etrusca accompagnati da un significato certo o probabile.
Sono nomi di persona e di rapporti di parentela, nomi di figure mitologiche e divinità, nomi di 32 città molte delle quali ancora esistenti, nomi di cariche pubbliche e religiose, nomi di alcuni mesi dell'anno.
La lamina di piombo rappresenta un'iscrizione di 70 parole incise a spirale; scrittura dall'esterno verso l'interno e da destra verso sinistra. Il testo indica i tempi e i luoghi per fare offerte alle divinità.
Il patrimonio linguistico che ora conosciamo è importante se pensi che fino a circa 30 anni fa' era opinione diffusa (e i libri scolastici lo ripetevano...) che la lingua etrusca fosse un mistero indecifrabile, in quanto non si riusciva a stabilire una relazione fra il segno linguistico di una parola e il suo significato.
Si tratta di un patrimonio linguistico ricavato da reperti archeologici usati nel culto alle divinità e nella liturgia delle necropoli, ossia delle città dei morti.
E lo hanno anche per un altro motivo. Fai attenzione! La civiltà etrusca ci ha lasciato segni e indizi nelle necropoli ossia nelle città dei morti: architetture e tecniche di costruzione originali, dipinti ricchissimi di colore e pieni di vita, statue di bronzo e di argilla, gioielli d'oro realizzati con la tecnica finissima della granulazione, ceramica nera denominata bucchero, un alfabeto e una lingua che si scrivono da destra a sinistra.
le rune germaniche
Gli Etruschi, con i loro insediamenti diffusi dalla Campania alla Romagna, sono vissuti in stretto contatto commerciale anche con popoli settentrionali, ad esempio con i Veneti e i Reti (Trentino, Tirolo): vendevano manufatti in bronzo, oro, metalli, e insieme offrivano un .... alfabeto a popoli di tradizione orale e che non praticavano la scrittura. Tramite i Veneti e i Reti l'alfabeto etrusco si diffondeva come potente strumento innovativo fra popoli dell'Europa settentrionale, come i Germani che avevano una cultura orale, ma non avevano una lingua scritta.
Accadeva così che l'etrusco apriva la porta di altre culture e non apriva la propria lingua ad influssi esterni.
Diversa era invece la situazione per la lingua latina che apriva le porte alla lingua greca.
Anche oggi noi sperimentiamo lingue che sanno aprire le porte di altre culture e di altre lingue... L'inglese sembra avere il tocco magico di aprire tutte le porte! Conosci altri esempi?
La lingua è una realtà viva, di lunga durata, a volte un fiume che scorre sotterraneo! E anche quando è indicata come lingua di cultura (greco antico, latino, etrusco... ) in quanto non è parlata nella vita quotidiana, in realtà non è una lingua morta. |