Osserva i quattro esempi di alfabeto modello scelti dagli etruscologi, studiosi della storia e cultura degli etruschi.
Uno dei quattro alfabeti si distingue dagli altri per una evidente caratteristica e ci dà la chiave per mettere in luce il primo elemento che distingue la lingua etrusca da altre lingue scritte, come l'italiano, il francese, l'inglese, ma anche il greco antico e il latino, che ebbero per molti secoli la più ampia diffusione nel bacino del Mediterraneo.

Quale differenza significativa fra gli alfabeti modello?
Osserva la provenienza degli alfabeti e confronta la tua ipotesi con altre.

Conosci altre lingue con la stessa differenza?


alfabeti modello etruschi

Vorresti ascoltare il suono delle lettere dell'alfabeto estrusco? E il suono di qualche parola? E anche apprendere sei parole per fare un gioco con i tuoi compagni?


Nel laboratorio potrai sperimentarlo, meglio se alla fine di questo percorso, quando sarai più ricco di strumenti e di attrezzi.


I modelli di alfabeto sono trascritti da reperti archeologici: e questa è un'altra caratteristica della lingua etrusca.
Vediamo perché.

segni e significati

La scrittura che conosciamo è quella delle iscrizioni su oggetti, manufatti e edifici di forma e materiali diversi. Non ci sono pervenuti rotoli di papiro, pergamene, libri e codici manoscritti, libri su tavolette di terracotta, e neppure biblioteche come invece è accaduto in altre culture.

La lingua etrusca è giunta sino a noi attraverso le iscrizioni realizzate con le tecniche più varie: parole e frasi potevano essere scritte, incise, scolpite, graffite, impresse, stampigliate, coniate e fuse nei più diversi materiali:

  • scolpite su pietra (edifici funebri, stele funerarie, sarcofagi, urne cinerarie, cippi di confine...)
  • incise su piombo, bronzo, argento e oro (lamine, coppe, statuette, specchi......)
  • graffite o incise su ceramica, bucchero (ceramica nera), e avorio (vasi, anfore, tavolette, suppellettili ....)
  • dipinte su ceramica, pareti, vasellame, bende (vasi e suppellettili, tombe, rivestimenti architettonici,mummia di Zagabria ...)
  • stampigliate o incise su terracotta (anfore e suppellettili, tegole ....)
  • coniate su monete
  • fuse nel bronzo di statue

Dalle iscrizioni dei reperti archeologici è stata ricavata una lista di circa 600 termini in lingua etrusca accompagnati da un significato certo o probabile.

Sono nomi di persona e di rapporti di parentela, nomi di figure mitologiche e divinità, nomi di 32 città molte delle quali ancora esistenti, nomi di cariche pubbliche e religiose, nomi di alcuni mesi dell'anno.
E ancora: numerali, ossia numeri scritti senza usare le cifre, e quindi con lo stesso loro nome: 6=sei   3=tre
Riguardano il possesso di beni, regole per le offerte votive, cerimonie e ricorrenze rituali.
La lingua etrusca a noi pervenuta è articolata: comprende nomi, aggettivi e pronomi, verbi e locuzioni. Descrive la realtà nei suoi aspetti liturgici ossia relativi a cerimonie sacre, esprime sentimenti e stati d'animo. Dà voce alle cose, quasi animandole! lamina in piombo con testo scritto in etrusco
riproduzione grafica della laminetta di piombo proveniente da Magliano (Grosseto - Italia), V sec. a.C. (Firenze - Museo Archeologico)

La lamina di piombo rappresenta un'iscrizione di 70 parole incise a spirale; scrittura dall'esterno verso l'interno e da destra verso sinistra. Il testo indica i tempi e i luoghi per fare offerte alle divinità.
Leggi alcuni esempi di testi etruschi tradotti in una lingua moderna a partire da iscrizioni etrusche

Il patrimonio linguistico che ora conosciamo è importante se pensi che fino a circa 30 anni fa' era opinione diffusa (e i libri scolastici lo ripetevano...) che la lingua etrusca fosse un mistero indecifrabile, in quanto non si riusciva a stabilire una relazione fra il segno linguistico di una parola e il suo significato.
Misterioso non era il segno, ma il significato!
Come vedi la ricerca degli etruscologi ha fatto molti progressi e gli alunni debbono saperlo!

Si tratta di un patrimonio linguistico ricavato da reperti archeologici usati nel culto alle divinità e nella liturgia delle necropoli, ossia delle città dei morti.
Per capirci meglio: prova ad immaginare che cosa accadrebbe se noi volessimo scoprire una lingua utilizzando le iscrizioni di lapidi, i necrologi, i riti funebri, gli oggetti delle tombe...... Da questo punto di vista le nostre conoscenze della lingua etrusca hanno un limite invalicabile.

E lo hanno anche per un altro motivo. Fai attenzione! La civiltà etrusca ci ha lasciato segni e indizi nelle necropoli ossia nelle città dei morti: architetture e tecniche di costruzione originali, dipinti ricchissimi di colore e pieni di vita, statue di bronzo e di argilla, gioielli d'oro realizzati con la tecnica finissima della granulazione, ceramica nera denominata bucchero, un alfabeto e una lingua che si scrivono da destra a sinistra.
A noi non sono tuttavia pervenuti segni e indizi di poemi, di canti o di racconti, di opere letterarie.
La civiltà etrusca ci ha fatto pervenire una lingua senza letteratura.
A tuo parere questo fatto è una regola o una eccezione?
Conosci civiltà che si sviluppano parallelamente a quella etrusca?
Hanno una lingua e una letteratura?

le rune germaniche

lettere dell'alfabeto runico dei popoli germanici
C'è ancora una scoperta sorprendente da fare!
A destra vedi l'alfabeto runico.
Gli alunni svedesi, norvegesi, danesi, islandesi, tedeschi e inglesi saranno certo incuriositi! Fra gli etruscologi, attenti alle somiglianze fra segni di lingue diverse, vi sono studiosi che formulano questa ipotesi: le rune germaniche, o alfabeto runico, derivano dall'alfabeto etrusco. Esso documenta per segni e indizi la diffusione dell'etrusco nell'Europa settentrionale. E come ciò può essere accaduto?

Gli Etruschi, con i loro insediamenti diffusi dalla Campania alla Romagna, sono vissuti in stretto contatto commerciale anche con popoli settentrionali, ad esempio con i Veneti e i Reti (Trentino, Tirolo): vendevano manufatti in bronzo, oro, metalli, e insieme offrivano un .... alfabeto a popoli di tradizione orale e che non praticavano la scrittura. Tramite i Veneti e i Reti l'alfabeto etrusco si diffondeva come potente strumento innovativo fra popoli dell'Europa settentrionale, come i Germani che avevano una cultura orale, ma non avevano una lingua scritta.

Accadeva così che l'etrusco apriva la porta di altre culture e non apriva la propria lingua ad influssi esterni.

Diversa era invece la situazione per la lingua latina che apriva le porte alla lingua greca.

Anche oggi noi sperimentiamo lingue che sanno aprire le porte di altre culture e di altre lingue... L'inglese sembra avere il tocco magico di aprire tutte le porte! Conosci altri esempi?

La lingua è una realtà viva, di lunga durata, a volte un fiume che scorre sotterraneo! E anche quando è indicata come lingua di cultura (greco antico, latino, etrusco... ) in quanto non è parlata nella vita quotidiana, in realtà non è una lingua morta.
Le caratteristiche dell'etrusco, una vera e propria isola linguistica impenetrabile in un mare linguistico aperto, porta interrogativi agli etruscologi: da dove venivano gli Etruschi?
Nel bacino del Mediterraneo si diffondevano il greco (VIII secolo prima di Cristo) e poi il latino (V secolo prima di Cristo), lingue classificate come indoeuropee, mentre l'etrusco e il fenicio sono classificate come lingue non indoeuropee. L'origine, la provenienza e l'identità di un popolo sono collegati alla sua cultura e anche sulla sua lingua. Questa differenza, questo essere un'isola linguistica costituisce un problema: riguarda il passato e il presente.
Anche oggi abbiamo isole linguistiche in Europa: l'isola della lingua basca, della lingua ungherese, della lingua finnica.... E forse nuove isole potrebbero nascere.