ALL'INIZIO SULL'INTELLIGENZA  a cura di Enzo Del Greco

PREFAZIONE

Esprimere in una prosa adeguata quello che si pensa non è semplice l’apparato semantico a disposizione talora manca di significanti per significati ancora imprecisi.

Come dire qualcosa che percorre i tuoi pensieri e si aggrega in intuizioni incapaci di superare l’inerzia dello scritto?

L’espressione sintetica quanto più priva di ridondanza si tramuta in testo poetico, lo scritto che segue non ha pretesa poetica  ma solo di testo privo di ridondanza,una mappa semantica un poco più organizzata, in struttura sequenziale.

Qualche piccola concessione narcisistica vi è contenuta, non lo nego.

Ho nel cassettodella scrivania, a ricordarmi la modestia,il  Molière del “Misantropo”:

ORONTE

E voi? Ricorderete che c'è un patto tra noi.

Dite il vostro parere, ditelo apertamente.

ALCESTE

Signore, non è facile pronunciarsi in materia, perché quello che è in gioco, è la creatività.

Ma ricordo che un giorno, a un tale, uno di cui non faccio il nome e che scriveva versi, dissi che un onest'uomo mai, mai deve abbandonarsi a questa fissazione che hanno tutti di scrivere; che bisogna frenarsi, frenare questa smania, questa felicità di esprimere se stessi;

Perché il creare, il fare specchio di sé in un 'opera, non si sa come, spesso, fa di noi dei pagliacci.

 ORONTE

Questo, per dichiararmi, o per farmi capire, che sbaglio a coltivare... .

 ALCESTE

No, non ho detto questo.

Dicevo che lo scrivere senza emozioni vere, è un'azione funesta, che annienta chi la compie. È un errore che basta a screditare un Uomo, Perché ne mette in mostra solo la fatuità.

 ORONTE

Il mio sonetto, voi, lo giudicale brutto?

 ALCESTE

No, non ho detto questo; ma, per aprirgli gli occhi, lo dicevo a quel tale che la mania di scrivere può degradare, oggi, anche dei valentuomini.

 ORONTE

E io sarei di questi? Non So scrivere, io?

 ALCESTE

No, non ho detto questo. Lo chiedevo a quel tale: Voi, che bisogno avete di scrivere poesie ? E chi ve lo fa fare, di stampare dei libri?

 INTRODUZIONE

 E fu intelligenza

 

Erano le dimensioni superiori

a manifestarsi

nelle tre

le nostre

era l'energia uniforme

manifesto del non conosciuto

l'interazione

che fece dapprima

materia

in equilibrio indifferente

poi

fu il caos

fu entropia massima

Del non conosciuto

volontà creatrice

fu l'equilibrio

instabile

di energia aggregata

e fu materia

diversa

per esperimento

dal caso alla necessità

della  regola dinamica

di equilibrio

talora

stabile

omeostasi

e fu autopoiesi

di dimensioni aggregate

sistemi complessi

e concreto equilibrio

 fu il cervello

e i sensi trasduttori

al confine dell’ignoto

portano  squilibri

a capacità cibernetica

di controllo affinata

è pensiero

è necessità d'apprendere

per l'equilibrio

di variare mai stanco

di pensiero mai parco

e fu intelligenza

la coscienza dei problemi

la volontà di orientare

semplificare

in modelli

trovare relazioni

rapide

precise

impedite sovraoscillazioni

per stati interni

palesi

per stati interni

profondi

per effetti

per cause

per parametri

per stati

la memoria è la storia

e l’IO

è teleonomia

è

intelligenza

 

Non pongo questioni teologiche, lascio la scelta dell’inizio alla fede: religiosa, atea o agnostica.

 Salto milioni di anni ,miliardi di miliardi di esperimenti che hanno condotto l’aggregarsi della materia dal caso delle combinazioni alla selezione di quelle che funzionavano meglio all’interno di un sistema che aveva scoperto l’omeostasi[1] e divenne “vitale”.

Vitale perché iniziò la possibilità di un’esistenza separata di sistema omeostaticamente equilibrato sia internamente che verso l’esterno: aveva acquisito l’abilità di apprendere e quindi quella di adattarsi e svilupparsi in situazione che lo hanno perturbato e di riprodursi con struttura identica.

Apprendere diventa una necessità di conservare il patrimonio di organizzazione raggiunta, di struttura ricorsiva[2].

Apprendere significa avere capacità di adattarsi nelle situazioni in cui compaiono valori non previsti dalla situazione di equilibrio che immediatamente precedeva l’istante di questa comparsa.

Apprendere diventa necessità di  saper risolvere problemi, costruire modelli per applicarli alla definizione dei nuovi equilibri che interni riguardano il pensiero, esterni tutto ciò che riesce a ristabilire un funzionamento degli organi

Intelligenza è una caratteristica specifica di chi apprende per raggiungere il fine dell’equilibrio è la capacità, misurata dalla rapidità precisione stabilità con cui si raggiunge e si ristabilisce l’equilibrio dinamico perturbato dall’orientare cosciente del nostro essere indistinguibile corpo-mente nelle relazioni con il confine individuato e stabilito dal nostro stato presente.

 Intelligenza è capacità di immaginare disequilibri e praticarne le strade di soluzione e questa è creatività. Questa idea è  occasione per essere in disaccordo con Gardner  [3]

Che le manifestazioni di questa intelligenza possano secondo gli orientamenti dell’attenzione e motivazione    dell’essere più o meno valide dipende da una definizione arbitraria di confini per cui posso veder svanire in altre occasioni in cui determino confini più vasti la separazione delle “intelligenze multiple” matematica , logica e musicale.

Gardner ci propone un modello che risente nei suoi successi delle capacità, tutte in stile americano, di proporre un marketing delle idee tipo “Come farsi gli amici…” pragmaticamente fruibile senza troppi problemi malleabile abbastanza da far dire allo stesso Gardner che comunque ci sono pericoli nella sua applicazione di “fraintendimenti”[4]

Non credo nell’efficienza del modello delle intelligenze multiple perché l’intelligenza non è “composta” di abilità ma si manifesta nelle capacità di avere successo nel praticarne un tipo invece che un altro e condizionate si dalla genetica ma corrette dall’educazione

Stimolo dell’educazione è il percepire ,l’essere attenti, l’affinare le capacità di non essere in equilibrio e inventarsi immagini mentali che prevedano scenari di disequilibri ancora potenziali inventarsi le azioni da compiere per risolvere il problema in modo “creativo”

Stare in equilibrio, esorcizzando i vincoli che hanno permesso la creazione di quel particolare modello trasformandolo in credo crea l’ideologia, la cristallizzazione, i problemi si frantumano urtando e non penetrano la scorza, coriacea ma trasparente, che non fa vedere l’angusto del proprio vedere.

Garnder non esplicita i limiti insiti nel suo modello: Non intelligenze multiple: leggo dell’ottava e della nona…a quando  la decima e poi l’undicesima o....l’intelligenza sessuale potrei proporla a Gardner e troverebbe esperimenti per affermare che misurando le prestazioni in maniera oggettiva c’è chi ha più chi meno “intelligenza sessuale”.

Come tutti i modelli ha la validità se produce frutti[5] ma non è la verità possiamo tramutarlo in affermazione che esistono abilità che si manifestano dal punto di vista linguistico, logico-matematico, musicale, spaziale, cinestetico, intelligenze personali, naturalistica, esistenziale…

ma non che ciascuna sia una intelligenza esiste una unicità, il superamento dell’errore di Cartesio dovrebbe indicarci la via che conduce alla manifestazione di un cervello che siamo “noi” un tutt’uno con ogni nostro organo a mostrare corpo totale “intelligente”che forma confini a cui trasferire proprietà di interno ed esterno che talora sembrano evidenti ,la superficie del nostro corpo il globo terrestre...ma poi ci accorgiamo che l’estensione come modello è possibile e compare il modello GAIA e poi la relazione con l’universo e poi:

TUTTO DIPENDE DA TUTTO MA NON TUTTO SI PUO’ SPIEGARE intendendo come spiegazione un modello che permetta di mettere in relazione grandezze osservabili ( e nella scienza misurabili) nel rapporto causa-effetto rapporto che si complica notevolmente quando il nostro sistema comprende la necessità di descrivere stati interni che hanno la loro legge di transizione da essere definita.

Anche quando interpreto un discorso sono nella funzione di ristabilire un equilibrio se ho un modello flessibile di spiegazione per cui “in bocca al lupo” è un augurio,  non un invito alla disgrazia .

Cosa insegnare

Un vecchio adagio cinese dichiara:

 “Dona ad un povero un pesce lo sfamerai per un giorno, insegnagli a pescare sarà sfamato per ogni giorno della sua vita”.

Lo uso spesso con i ragazzi a cui insegno, è semplice da far interpretare ma è difficile rendere l’analogia “gnomica” così stretta con l’apprendere a scuola.

“...Professò l’amico mio fa il carpentiere e s’è fatto...” “Sarracino, amo il dialetto ma se puoi...” “Beh un mio amico lavora in cantiere e ha comprato la BMW e a scuola ha finito le medie...se pure!”

“Ma la scuola a che serve...valgono le raccomandazioni!” ”No...non più almeno nelle aziende te lo assicuro lo sapete che ho partecipato anche a colloqui di assunzione , all’azienda serve chi vale e chi vale sa e sa applicare quello che ha appreso” “Ma la scuola che t’insegna?”

Lo so mi stanno a sentire, penso mi rispettino ma quanto a fargli cambiare idea. Ogni tanto qualche piccolo successo e magari chi voleva lasciare per andare a lavorare per fare le cambiali della macchina e pagarsi la scuola privata continua ma non sono contento.

Voglio criticare con loro la scuola i compiti in classe “C’è qualcuno di voi che non ha mai copiato?” “Sempre professò...ci sta Guido che tiè nu c...” non finisce la frase ma tutti ridono e acconsentono i voti di Guido sono alla sua capacità di copiare senza essere scoperto...sembra un antenna ricevente riesce sempre, anche con italiano ad avere qualcosa da copiare, “E’ furbo...” Guido è sicuramente intelligente ma la scuola “non me tiè” ha ripetuto un anno e non si fa più “fregà”

” “Ma la scuola che t’insegna?” una bella domanda, e la trasformerei in “la scuola cosa deve insegnare?”

Prendo spunto dall’adagio cinese e lo trasformo chiedendo dapprima se hanno mai sentito parlare di Cognizione e Metacognizione

Come posso insegnare al povero a diventare pescatore?

Magari gli insegno a leggere (necessità di una istruzione anche minima che mi permetta di farlo) un manuale dettagliato del perfetto pescatore e lui potrebbe diventare in capitano Achab alla ricerca della balena bianca ma dopo l’avergli insegnato a leggere lo potrei lasciare solo con il manuale e potrebbe diventare perfetto anche senza ulteriori insegnamenti...Professore ha ragione imparare a leggere e scrivere è sicuramente utile ma poi? Qualunque nozione se fine a sé stessa ormai può essere appresa senza scuola, nella situazione migliore la scuola può agevolare l’acquisizione di contenuti ma in fondo le fonti da cui posso apprendere sono inesauribili attorno allo studente. Cosa insegnare?

Insegnare a riflettere sulle modalità di apprendere, se il pescatore riesce a capire che il coniglio può essere un diversivo alla sua dieta sana si ma noiosa ,ormai sono venti anni che mangia solo pesce,  si pone il problema

Se comincia a fare le associazioni pesce preda coniglio preda amo arma canna estensione del mio corpo e superamento della incapacità di avvicinarmi alla preda magari comincio a ragionare e invento il lancio del sasso potenziato poi dalla fionda...ragionando su come pesco ho trovato un ragionamento parallelo per diventare cacciatore

Questo dovremmo insegnare : come studiando le modalità di apprendere troviamo strategie che permettono di apprendere comportamenti che prima non erano miei e posso trasferire in ambiti e situazioni problematiche nuove.


[1] Capacità di un sistema di mantenere le variabili critiche entro limiti accettabili se sollecitato da disturbi.

Critiche sono quelle variabili che possono distruggere l’omeostasi come nel caso della cellula cancerogena che scopre il segreto dell’immortalità perché tende a replicarsi identica a sé stessa ma che autodistrugge l’organismo che la ospita alterando l’equilibrio dello scambio energetico assorbendo e metabolizzando per sé ogni trasformazione energetica che prima distribuiva ad ogni componente nella giusta quantità per mantenere la vita dell’organismo complesso

[2] Quando un sistema raggiunge la proprietà di essere vitale la sua stessa struttura si riconosce sia per i sistemi interni che lo compongono che per quello in cui è contenuto

[3] “…but it is important that intelligence not be conflated with other virtues, such as creativity, wisdom or morality.” Trad.”…ma è importante  che non si facciano confluire nell’intelligenza altre capacità come la creatività, saggezza o la moralità” da “A multiplicity of intelligences” di Howard Gardner in Exploring intelligence vol 9 n.4  SCIENTIFIC AMERICAN

[4] “Una molteplicità di intelligenze” di H.Gardner su Le scienze dossier n.ro 1 primavera 1999

[5] si deve comunque riconoscere l’utilità della riflessione che deriva dal suo modello