La mia prima volta
di Stella Circhirillo
Istituto Comprensivo "Ettore Fieramosca" di Capua - CE
"Le jeu Theatral dans l'enseignement du francais" Francia
Una esperienza teatrale era proprio quella che mi mancava!
Ognuno ha un sogno nel cassetto, ma questo non lo avevo nemmeno considerato, tanto era impossibile; invece si è avverato facendomi scoprire delle qualità da "animale da palcoscenico" che forse alla mia età è troppo tardi per perfezionare.
Insomma, ho frequentato uno stage sul lavoro teatrale, come approccio alternativo all'insegnamento della lingua francese, sicura di tornarmene a casa con pile di testi teatrali per l'infanzia, e manuali sulla loro applicazione in classe. Invece è stata una rivelazione: niente libri, niente cattedra né banchi, e né autori da mandar giù a memoria. Ognuna di noi allieve (13 in tutto) si è inserita spontaneamente nel gruppo, trovando il proprio posto nel cerchio formatosi anche con la presenza del professore e lì, in quel libero spazio senza paletti e senza confini, ha portato il suo bagaglio professionale, il suo patrimonio culturale, il suo pezzo di folklore, rendendo gli incontri quotidiani ricchi di suggestione e di allegria.
Noi allieve-insegnanti provenivamo dai più svariati paesi (io soltanto italiana, due inglesi, una olandese, due tedesche, una austriaca, una californiana, una libanese, una russa, due rumene, una francese), ma abbiamo trovato fra noi una intesa spontanea, un'analogia di richiami che ci ha fatto sentire davvero figlie del mondo globale. Il nostro professore, intelligente ed intuitivo, ha colto subito il feeling che ci legava, come un invisibile nastro che volteggia nell'aria, e ha dato libero spazio alla nostra creatività e al nostro impulso emozionale, consentendoci di animare le esperienze significative, ironiche o tragiche, della nostra vita di insegnanti.
Ciascuna ha rievocato e recitato brani del proprio vissuto, integrandoli e mescolandoli con quelli delle colleghe, suscitando talvolta ilarità, dolore, emozioni, suggestione. Sulla scia della nostra totale partecipazione e dell'interesse che queste storie suscitavano in lui, il professore ha deciso di costruire un lavoro teatrale estemporaneo, mettendo insieme come in un puzzle le nostre piccole performances, ed invitandoci a recitare in un vero teatro con tanto di pubblico in ascolto. Ne è venuta fuori una pièce surreale, stile teatro moderno, dove ciascuno ha proiettato la propria interiorità e la propria capacità recitativa. L'abbiamo intitolata "Treize, pour porter bonheur". Non so quanto sia piaciuta al pubblico in sala, so soltanto che, alla fine della rappresentazione, è arrivato uno scroscio di applausi così fragoroso e così lungo che è riuscito a spezzare come per incanto tutta la tensione e l'emozione di noi, novelle attrici. Ringrazio l'Agenzia Nazionale Socrates, la mia Scuola e il Cavilam di Vichy per avermi dato una chance così inattesa e così forte. Mai la dimenticherò.