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Quando si dice lifelong learning



di Pierangelo Sozzi
ITIS Armellini - Roma


Justice - Joint unifying strategies for teaching of intercultural education
Grecia
 

Per la seconda volta mi è stata offerta l'opportunità di condividere le attività del Comenius 2.2 (Formazione in Servizio) in relazione a tematiche come quelle dell'Educazione multiculturale che, con il passare degli anni, almeno personalmente, percepisco come questioni centrali all'interno dell'offerta educativa di tutte le scuole di ogni ordine e grado. Il bilancio delle due esperienze è nettamente positivo, perciò nelle considerazioni che seguono, salvo diversa precisazione, mi riferisco ad entrambe.

La prima volta è accaduto a Scarborough cittadina inglese sul mare nei pressi di York (GB) nel maggio 2000 (un corso dal titolo: Intercultural Education: The Meeting of Majority and Minority Cultures in Contemporary Europe: Europe as a Paradigm). Quella più recente l'ho vissuta esattamente un anno fa, ottobre 2003, ad Atene, (titolo del corso: Justice - Joint unifying strategies for teaching of intercultural education).
Per dettagli su questa seconda attività cfr.: http://it.pedf.cuni.cz/justice/index.htm

Queste esperienze vanno innanzi tutto inquadrate nel contesto di apertura ai progetti europei che la scuola romana dove insegno ha intrapreso con entusiasmo (almeno iniziale) da una decina di anni. Non posso che essere grato a quel piccolo gruppo di colleghi che su questa strada ha intravisto il superamento del "provincialismo" che caratterizza gran parte del sistema educativo di questo Paese. Oggi, quando incontro docenti completamente estranei, per sfortuna o per pigrizia, alla dimensione europea dell'educazione mi considero un superfortunato e non posso negare di provare una certa pena nei loro confronti. Da sottolineare che proprio questi momenti sono particolarmente stimolanti per chi si prefigge di migliorare le proprie competenze in una seconda lingua (nel mio caso l'inglese). Aspirare a risultati significativi nella scuola senza fare nostro l'ormai noto concetto di lifelong learning mi sembra impossibile.

Colleghi di almeno una decina di Paesi diversi hanno partecipato con il sottoscritto ai due meeting in questione, sia nell'uno che nell'altro, in un gruppo compreso tra le venticinque e le trenta persone. Tutto sommato un piccolo gruppo dove, già a partire dal secondo giorno, sembrava di conoscersi da sempre. E' questa, dal mio punto di vista, una delle dinamiche più strane e più gratificanti di questi corsi, probabilmente collegate al fatto della forte motivazione radicata in quasi tutti i richiedenti.
Il sentirsi immediatamente a proprio agio ha un alto potere disinibente e rende possibile comunicazioni efficaci anche in presenza di competenze linguistiche non sempre superlative. Il fatto di aver previsto, da parte degli organizzatori, momenti ricreativi comuni ha ulteriormente stimolato il clima di cordialità già richiamato.

Per quanto riguarda le tematiche oggetto di attenzione nei due corsi (quelle del dialogo tra culture sempre più eterogenee che un po' tutti i paesi europei devono fronteggiare) va ribadito che sono state sviluppate con grande professionalità da parte degli organizzatori (esperti e animatori) e con grande carica emotiva da parte di tutti i partecipanti. Nell'ambito della scuola, il terreno che ci riguardava più da vicino, sono sicuramente molti gli aspetti che ci accomunano, pur riscontrando che, la dove le dinamiche migratorie sono maturate in anticipo, anche le risposte che le istituzioni hanno elaborato mostrano un livello di efficienza superiore.

Tra tanto entusiasmo anche qualche piccolo rammarico: per una serie di ragioni, solo in parte imputabili ai partecipanti, nei mesi successivi l'attività a suo tempo programmata durante il corso si è concretizzata solo in parte. Insomma, i contatti tra i partecipanti e quelli tra i partecipanti e gli organizzatori dovevano evolversi secondo modalità più in sintonia con le aspettative suscitate durante la settimana di convivenza. Un certo rammarico inoltre per la non piena valorizzazione dell'esperienza nell'ambito dell'Istituto scolastico di appartenenza. Eccezion fatta per quella minoranza di insegnanti più sensibile alla dimensione europea dell'educazione, per il resto queste preziose occasioni per ascoltare, valutare e forse allargare i propri orizzonti culturali non suscitano l'interesse che si meriterebbero.

E' comunque fuori discussione che per la disciplina della quale mi occupo, la Religione, gli stimoli raccolti sono stati preziosi. Pur restando la collocazione di tale materia non priva di problematicità nel contesto dell'offerta formativa all'interno delle scuola pubblica italiana, si fa sempre più manifesta l'idea di una sua sostanziale trasformazione: da approccio di tipo confessionale ad approccio scientificamente più corretto al fenomeno religioso tout court.



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