Quanto sto accingendomi a scrivere, non vuole essere una cronaca della Visita Arion che si è svolta a Roma, presso l’IRRE del Lazio, nel periodo 26-30 marzo 2007.
Il mio contributo ha la natura di una riflessione che non intendo tenere rilegata all’interno dei miei pensieri, ma che vorrei condividere con la comunità che ha vissuto l’esperienza della visita di cui sopra, con l’unico obiettivo di arricchirmi degli eventuali contributi e osservazioni che i miei colleghi vorranno offrire.
Da molti anni le strade dell’Europa sono continuamente percorse da innumerevoli schiere di strani personaggi, che qualcuno identifica come appartenenti ad una antica “setta” comunemente conosciuta come la comunità docente.
Orbene durante il lungo peregrinare alla ricerca delle comuni origini, gli appartenenti alla comunità docente hanno scoperto ed individuato, che le presupposte differenze, distanze, diversità, difficoltà comunicative e peculiarità appartenenti alle singole culture nazionali, si annullavano, o meglio si presentavano in forma molto blanda rispetto a quanto soventemente veniva e viene veicolato a tutt’oggi dai più variegati attori della vasta comunità educativa all’interno di tutti i paesi della UE.
Il lungo cammino che ha coinvolto i rappresentanti più sensibili della scuola europea, ha prodotto in essi (a parere di chi scrive) una consapevolezza, ed una sola:
chi si dedica, per scelta consapevole, a questa “missione”, non concede cittadinanza all’interno della propria architettura etica, morale, culturale, ad elementi portatori di culture isolazioniste, xenofobiche, razziste ecc.
Abbiamo scoperto, nel lungo confronto, che la scuola, nelle sue linee portanti è la stessa ad ogni latitudine e longitudine.
I nostri ragazzi e le nostre ragazze pensano, amano, soffrono, sperano e maledicono i loro professori allo stesso modo, e allo stesso modo ci amano, nel momento in cui siamo in grado di ascoltarli e di amarli a nostra volta.
Come simili sono i problemi che caratterizzano il nostro lavoro quotidiano: salari bassi organizzazioni a volte poco efficienti, una società che antepone il mercato alla cultura, scarsità di finanziamenti alla scuola da parte dei singoli governi ecc.
A volte ci è sembrato che il mondo della scuola vivesse all’interno di un piano dimensionale e temporale diverso rispetto alla realtà ospitante.
Quanto detto non è avulso dalla realtà dinamica e frenetica della “globalizzazione” che ormai caratterizza il vivere quotidiano di tutti, in particolar modo all’interno dell’antico spazio europeo.
In questo “antico” spazio La Scuola non può che essere ciò che è, ovverosia guardiano della conoscenza del sapere “antico” nella consapevolezza che solo attraverso la conoscenza abbiamo la possibilità di costruire il futuro. La scuola non può preoccuparsi del presente, La Scuola può solo proteggere ed espandere il sapere con l’obiettivo di costruire il futuro.
Ciò spesso ci rende estranei alla frenesia degli obiettivi del “presente” determinando così la produzione di variegate accuse di inefficienza di scarsa “produttività” e quant’altro viene in mente a chi sa solo vivere un effimero presente, senza avere la consapevolezza che il nostro agire è giustificato solo dalla nostra capacità di costruire un futuro, vivibile, per chi ci ha dato in prestito il presente.
A questo punto tutti potrebbero chiedersi qual'è il rapporto tra quanto scritto “dal Dinallo” con la visita Arion in questione. La “filosofia di Arion” tende ancora oggi a facilitare la conoscenza delle differenze dei “diversi” Sistemi Educativi presenti nella UE.
Noi sappiamo che le differenze la dove emergono sono minime, la “filosofia di Arion” oggi dovrebbe perseguire l’obiettivo di limare le “piccole” differenze, veicolando la cultura della comune appartenenza. Non possiamo e dobbiamo più essere vettori di “diversità” anche quando questa si presenta in date realtà organizzative,metodologiche-didattiche.
La scuola europea possiede un comune DNA: è su questo che Arion deve operare, è questo il valore aggiunto che deve sostenere la “filosofia di Arion” all’interno della nuova programmazione LLP.
Non credo che sia ancora oggi rispondente agli obiettivi di integrazione, intesa come condivisione di comuni obiettivi, la presentazione del proprio sistema educativo, per la semplice ragione che questa prassi ospita in se la cultura della diversità. Ma noi operiamo in uno spazio culturale dove le radici sono comuni, dove spesso le grammatiche sono condivise, unitamente alle filosofie che hanno accompagnato l’evoluzione del pensiero e sostenuto la costruzione delle odierne società.
Apriamo le visite Arion con la presentazione del sistema educativo europeo, ponendo l’accento sui nodi di attenzione per far convergere le energie degli attori coinvolti su quali strategie adottare per meglio rispondere all’obiettivo che tutti noi ”gente di scuola” condividiamo, ovverosia la costruzione di un futuro spendibile per i nostri ragazzi all’interno di un sistema educativo europeo, poiché esso già lo è, dobbiamo solo affermarlo con maggiore consapevolezza.
Questa piccola riflessione, ha trovato piacevoli momenti di condivisione, all’interno di altrettante piacevoli conversazioni intrattenute con i colleghi che hanno partecipato alla visita Arion, organizzata dall’IRRE del Lazio attraverso l’encomiabile regia della collega Adelaide Iula Perilli, che ringrazio, per avermi dato la possibilità di contribuire allo sviluppo della cultura europea in materia di istruzione-educazione.
Roma 4 aprile 2007