Paul Blokker è impegnato da anni nella teorizzazione della modernità e le sue varietà e nello studio socio/storico delle società europee. Attualmente è coinvolto nel progetto di ricerca Recrafting the Past after Bitter Experiences: the Shadows of the Past(-s) over the Constitutionalization of Europe all'Iue, concentrandosi sulla diversità culturale, le varie percezioni ed attitudini riguardo la democrazia e il processo costituzionale in Europa.
Pochi giorni fa i capi di stato e di governo dei paesi dell'Unione Europea hanno firmato a Roma il Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa. Siamo ad un punto di arrivo o di partenza per una reale integrazione europea?
La Costituzione può essere interpretata in entrambi i modi. Si potrebbe considerarla un punto di arrivo per diversi motivi. E' il risultato di 16 mesi di trattative sulla Convenzione e da parte dei diversi governi nella Conferenza Intergovernativa.
Inoltre la Costituzione comprende tutto il processo di integrazione, codificato nei diversi Trattati, primi fra tutti il Trattato di Roma del 1957 e il Trattato di Maastricht sull'Unione Europea del 1992, con i successivi emendamenti, ad esempio il Trattato di Nizza del 2001. La firma della Costituzione rappresenta la conclusione di un lungo processo di integrazione e unificazione del continente, soprattutto in seguito all'allargamento a 25 paesi. Per di più, grazie alla Costituzione, l'integrazione europea non si concentra più soltanto sulla creazione di un mercato europeo, un processo di integrazione considerato spesso in modo negativo in quanto focalizzato sull'abolizione di leggi nazionali invece che sulla creazione di nuove politiche europee. Al contrario, la Costituzione può divenire l'espressione di un'integrazione politica che si eleva al di sopra di una semplice collaborazione intergovernativa, grazie anche all'inclusione della Carta dei Diritti Fondamentali nella Parte II.

Allo stesso tempo, la Costituzione rappresenta un punto di partenza significativo, in quanto ospita grandi speranze per l'Europa di domani. In senso istituzionale, allarga i settori soggetti al Voto a maggioranza qualificata e sottopone potenzialmente più materie di competenza nazionale a decisioni europee. Molto più significativo è il fatto che la Costituzione mira a includere i valori, i simboli e i perni dell'Europa del prossimo futuro. In questo senso, essa non soltanto fornisce un documento di consultazione o di riferimento, ma può anche essere il fulcro intorno al quale ruota ogni dibattito significativo e progressista su questioni cruciali, come l'essenza stessa del processo di integrazione, la cittadinanza europea, la diversità culturale, le forme della democrazia europea, e i confini dell'Europa stessa.
E' stato fatto abbastanza per coinvolgere i cittadini nel processo di costituzionalizzazione dell'Unione?
Per quanto riguarda il ruolo della popolazione nel processo costituzionale, bisogna distinguere fra due elementi importanti: il coinvolgimento dei cittadini nell'ideare e ratificare il documento della Costituzione, e il modo in cui la Costituzione riduce il cosiddetto deficit democratico. Nel primo caso, la Costituzione è perlopiù un documento intergovernativo e tecnocratico, per questo ha bisogno di una maggiore legittimazione popolare, che potrebbe arrivare dai referendum o dalle consultazioni dei parlamenti nazionali. Tuttavia, la mancata e tardiva influenza popolare potrebbe condurre a un voto negativo da parte di alcuni popoli europei, portando con se' il rischio di una bocciatura o di gravi danni per la legittimazione dell'Ue.
Per quanto riguarda il deficit democratico che da anni tormenta il progetto europeo, la Costituzione dovrebbe risolvere o almeno fornire strumenti adeguati per combattere in parte la mancanza di autodeterminazione collettiva e di democrazia diretta percepite dai popoli. Gli strumenti inclusi nella Carta Costituzionale però non sembrano sufficienti ai cittadini per garantire una loro partecipazione significativa nella politica europea.
I due elementi sono complementari perché puntano entrambi sul fatto che il 'popolo' europeo non ha finora mai avuto un grande ruolo nel processo di integrazione. Tutto questo può nutrire l'euroscetticismo e il populismo, come si è manifestato nelle ultime elezioni europee, sia nel nucleo storico dei 15 paesi che nei nuovi stati membri.
Quali sono i settori dove il percorso di integrazione ha dato, fino ad ora, risultati promettenti?
Sicuramente ci sono stati passi avanti a livello istituzionale e sovranazionale: il mercato unico, l'Euro, l'integrazione giuridica, la collaborazione nei campi della politica estera e della sicurezza. Buoni risultati si sono avuti anche al livello nazionale, regionale, in ambienti non-politici o ai margini della politica. Si sviluppano sempre più spesso varie forme di organizzazione e collaborazione fra cittadini di paesi diversi nell'istruzione e nella cultura, che contribuiscono così alla formazione di una sfera pubblica europea e rappresentano un sostegno all'integrazione politica.
La mia esperienza personale di ricercatore all'Istituto universitario europeo a San Domenico è un buon esempio, anche se sui generis. In un ambiente estremamente stimolante, ricercatori e professori di paesi diversi riflettono sul processo di integrazione, si scambiano idee, e collaborano producendo ricerche di alto livello. Ma anche in altri ambienti dell'istruzione e della cultura la collaborazione fra europei rappresenta l'avanguardia dell'integrazione, anche se coinvolge ancora un'élite, un gruppo di persone piuttosto piccolo, rispetto alla popolazione europea.
Pensa quindi che i programmi europei nell'ambito dell'istruzione e della cultura, come Leonardo, Socrates e Gioventù possano contribuire alla creazione dell'Europa dei Cittadini?
La Costituzione non stabilisce soltanto le regole, le norme e le procedure delle istituzioni europee e per di più non è semplicemente un contratto fra i demoi e le istituzioni politiche. La Costituzione è anche un punto di partenza, com'è stato detto prima, per riflettere sul futuro dell'Europa, un futuro che è ancora del tutto aperto. In questo senso, la Costituzione può essere percepita come base per una 'conversazione' o dibattito sull'avvenire dell'Europa, della democrazia e della cittadinanza. I vari programmi e progetti agiscono indubbiamente da stimolo per far nascere negli individui e nei collettivi una riflessione ed un dialogo su come potrebbe e dovrebbe essere l'Europa del futuro. Socrates, Leonardo e Gioventù non soltanto contribuiscono a far conoscere a tanti individui il significato reale dell'essere europei, ma con le loro attività di mobilità delle persone, disseminano anche una più vasta conoscenza delle diverse culture, delle lingue straniere e stimolano potenzialmente la partecipazione attiva da parte dei cittadini alle questioni europee. In senso più generale, questi elementi potrebbero aiutare a superare tradizioni 'chiuse' come il nazionalismo esclusivista, la xenofobia, e gli atteggiamenti poco solidali nei confronti dell'Altro.
Tuttavia, bisogna ribadire che la Costituzione fornisce ai cittadini pochi strumenti efficaci per partecipare in un modo diretto e democratico (come ad esempio la poco convincente "Citizens' initiative"). Purtroppo nelle istituzioni europee domina soprattutto una percezione elitaria della democrazia. Proprio per questo i vari programmi pan-Europei nell'ambito dell'istruzione e della cultura potrebbero contribuire a far divenire i cittadini non soltanto più coscienti, ma anche più critici.
di Elena Maddalena, Agenzia Nazionale Socrates Italia
Link:
http://europa.eu.int/futurum tutti gli strumenti informativi predisposti dalal Commissione europea sulla Costituzione, come video, brochure, schede tematiche, presentazioni PowerPoint, ecc.
http://www.constitution-europeenne.info/ sito informativo a cura della Foundation Robert Schuman (in francese)