L’Ufficio di Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione Europea svolge una preziosa funzione di raccordo fra Roma e le istituzioni comunitarie. È possibile spiegare al vasto pubblico dei nostri lettori la molteplicità delle attività in cui esso è impegnato, con particolare riferimento al dipartimento Istruzione, Formazione Professionale e Gioventù?
Come è ormai noto a tutti, il governo dell’Unione Europea è assicurato dalla Commissione, l’istituzione che esercita il potere esecutivo; chi emana le leggi comunitarie (che hanno il nome di Regolamenti, Direttive, Decisioni) è invece il Consiglio, l’altra istituzione che, insieme al Parlamento, detiene il potere legislativo e che è costituita dai Ministri degli Stati membri competenti per ciascuna specifica materia.
La Rappresentanza Diplomatica Permanente di un Paese presso l’Unione Europea rappresenta il proprio Governo ed i propri Ministri nei confronti dell’Unione Europea. Ciò vuol dire che coloro che svolgono la loro attività in una Rappresentanza Diplomatica Permanente assicurano che il proprio Paese - all’interno dei Gruppi di lavoro specifici per la preparazione dei Consigli Ministri e nei rapporti sia ufficiali sia informali con la Commissione ed il Parlamento - possa esprimere la sua opinione, esercitare, se del caso, il diritto di voto, avanzare le sue proposte, difendere i propri interessi nazionali.
Nei settori dell’Istruzione di ogni ordine e grado compresa l’Università, della Formazione Professionale e della Gioventù, la Rappresentanza Permanente insieme ai Ministeri competenti è attualmente impegnata nell’esame della struttura della nuova generazione di Programmi comunitari destinati ai giovani ed a quanti sono impegnati nella formazione.
La proposta presentata dalla Commissione Europea ed attualmente all’esame dei Governi comporta un cambiamento rilevante nella strategia complessiva della “politica” in campo educativo e formativo e costituirà per la prossima generazione di studenti - dal 2007 al 2013 - e per tutti coloro che operano nei sistemi formativi lo strumento per accrescere la mobilità all’interno dell’Europa, per affinare la conoscenza delle lingue, per aumentare le opportunità di ingresso nel mercato del lavoro e le occasioni di occupazione.
Il Programma globale Socrates ha assunto una dimensione qualitativa e quantitativa sempre più rilevante. Quali le prospettive per la sua terza fase di svolgimento? Il documento di lavoro predisposto dalla CE per il periodo 2007-2013, pur in linea di continuità con i precedenti programmi di cooperazione transnazionale, introduce numerosi cambiamenti in buona parte collegabili agli obiettivi concreti che l’Unione si prefigge di raggiungere. Come Agenzia italiana vorremmo conoscere le riflessioni in merito da parte di un esperto che opera in un contesto decisionale ampio e qualificato.
Il nuovo “Programma integrato nel campo dell’istruzione permanente” si propone di aumentare in modo notevole gli investimenti per l’istruzione da parte dell’U.E.
La proposta della Commissione, appoggiata dal Parlamento Europeo, è di moltiplicare lo stanziamento nel settennio di più del 300% rispetto a quello degli attuali Programmi Socrate e Leonardo e di circa il 50% lo stanziamento del Programma Gioventù attualmente in funzione.

Anche se non si dovesse giungere ad una soglia così elevata alla fine del negoziato appena iniziato, questa proposta rappresenta pur tuttavia un incremento significativamente elevato, che peserà nella decisione definitiva.
Da un lato si suggerisce ai Governi degli Stati membri di investire di più e, soprattutto, in modo più razionale ed innovativo nella formazione, dall’altro si decentrerà a livello di Agenzie Nazionali in modo più significativo e concreto la gestione delle azioni e la scelta delle priorità, pur nel quadro di obiettivi comuni condivisi a livello di Consiglio dell’U.E.
I Ministri hanno già stabilito quali sono le priorità per i prossimi anni: lottare contro l’abbandono precoce degli studi e rendere l’apprendimento più motivato, migliorare l’insegnamento delle materie scientifiche e tecniche, ampliare l’offerta formativa per tutte le età anche al di fuori della scuola tradizionale, incrementare lo studio delle lingue straniere comunitarie, aprire la scuola al mondo esterno ed alla collaborazione col mondo produttivo, accrescere la mobilità finalizzata degli studenti e dei docenti… [vedi anche "L'Europa dell'istruzione verso il 2010", Bolletino dell'informazione internazionale, tra le Pubblicazioni a cura dell'Agenzia Socrates]. 
E’ mia impressione che da questo negoziato in atto sui nuovi Programmi la cooperazione europea in campo educativo ne uscirà molto rafforzata, anche perché gli stessi Capi di stato e di Governo, dal 2000 in poi, hanno sempre affermato la centralità delle politiche formative per lo sviluppo complessivo dell’Unione, dando mandato ai Ministri dell’Istruzione di proporre strategie e programmi adatti a far sì che l’Europa diventi presto la realtà socio-politica basata sulla conoscenza più sviluppata del mondo e più attraente per studenti e ricercatori di tutto il globo.
Uno fra gli obiettivi del Programma Socrates e del suo futuro sviluppo concerne il senso di appartenenza alla cittadinanza europea, da promuovere soprattutto nei giovani, come consapevolezza di far parte, pur nel rispetto della propria identità nazionale, della più vasta “casa comune”. Quali le Sue osservazioni su questo fondamentale percorso pedagogico?
Lo sviluppo del senso di appartenenza all’Unione Europea, come concetto di una comune “cittadinanza europea” è uno dei principali obiettivi dell’azione comunitaria.
Tale concetto, ribadito nella nuova Costituzione Europea, trova legittimazione soprattutto nell’ambito del nuovo Programma “Gioventù in azione” ove il concetto di cittadinanza è visto come sviluppo della partecipazione attiva e responsabile dei giovani alla vita democratica della società.
Ma anche nel futuro programma per l’Istruzione e la Formazione il concetto di cittadinanza è ispiratore di tutta una serie di iniziative ed azioni. La Commissione si propone anche di lanciare un nuovo Programma sulla Cittadinanza attiva, che sarà basato proprio sulla partecipazione responsabile alla vita democratica nella società civile.
Il motto “Uniti nella diversità” più di ogni altro rappresenta e dimostra la volontà di costituire, pur nel rispetto delle specificità nazionali e locali, una comune casa europea. La nuova Commissione Europea ha infatti significativamente affermato di voler sviluppare nei prossimi anni, parallelamente alla cooperazione comunitaria in campo educativo, una nuova politica di multilinguismo a garanzia della necessità di preservare la dimensione multiculturale della partecipazione all’Unione Europea.