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Quale impatto ha Grundtvig sull'educazione degli adulti in Europa e in Italia?

L'azione Grundtvig entra nel suo quarto anno di vita e ha permesso lo sviluppo di molti progetti di cooperazione transnazionale per l'educazione permanente. In un'intervista a Giuseppe Ronsisvalle, professore presso l'Università di Catania e membro della Commissione italiana di valutazione dei progetti Grundtvig e del gruppo di lavoro Grundtvig alla Commissione Europea parliamo delle implicazioni a livello nazionale ed europeo dei progetti Grundtvig.

L’azione Grundtvig entra nel suo 4 anno di vita, il numero di partenariati di apprendimento e di progetti centralizzati è cresciuto progressivamente. Questo, professor Ronsisvalle, può essere letto come un segnale positivo per l’educazione permanente in Europa?

 

 

L’Educazione Permanente è già una realtà in molti paesi europei. Ha profonde radici nella tradizione e nella società di quasi tutti i paesi del nord Europa, che sono stati i veri promotori dell’Azione Grundtvig. La domanda e l’offerta di Educazione Permanente nei paesi mediterranei è ancora largamente insufficiente a causa di un non completo coinvolgimento di tutti i possibili providers istituzionali. Scuole e università hanno ancora un livello di coinvolgimento insufficiente e soprattutto non sempre trovano strategie definite in molte regioni del paese. È carente specialmente l’attività di ricerca di metodologie adeguate all’istruzione degli adulti e la valutazione delle reali esigenze formative a livello nazionale, regionale e locale.

 

 

Pensa che i progetti Grundtvig possano incidere davvero nello sviluppo di nuovi metodi e/o approcci al LLL ed avere un reale riflesso sulle abitudini e sulle esperienze dei soggetti coinvolti?

 

L’azione Grundtvig, dopo questa fase pionieristica, dovrebbe a mio avviso essere sempre più finalizzata allo sviluppo di strutture permanenti di istruzione continua, capaci di operare su base regionale in sinergia con tutti i soggetti istituzionali operanti nel territorio. Lo scambio di Buone Pratiche con altri paesi europei è fondamentale, ma da solo non sufficiente a creare la cultura del LLL. È fondamentale sviluppare in tutti gli operatori e nei singoli cittadini la capacità di comprendere e svolgere il proprio ruolo nel sistema dell’apprendimento (creazione delle Learning Regions).

 

 

Le sembra sufficiente il coinvolgimento dei discenti adulti nello sviluppo dei progetti?

 

Questo è il punto più difficile da valutare. Nessuno sa se e come il lavoro svolto ha effettivamente avuto un impatto sulle istituzioni coinvolte e se è utilizzabile appieno per la crescita culturale dei discenti. L’ultima riunione presso la Commissione europeea del Working Group Grundtvig del 21-22 novembre scorso ha evidenziato la necessità di definire indicatori di processo, basati sulla qualità e sull’evidenza degli effetti formativi. La crescita culturale, l’effetto sull'accresciuta capacità di mantenere/trovare lavoro, l’impatto per lo sviluppo di una cittadinanza attiva e sulla coesione sociale devono essere valutabili per potere giudicare l’efficacia delle iniziative formative.

 

 

Oltre a Erasmus, che è già molto diffuso e conosciuto a livello accademico, pensa possa essere auspicabile una maggiore collaborazione fra l’Università e le opportunità offerte dall’azione Grundtvig?

 

Assolutamente. In questo senso un apporto rilevante potrebbe essere fornito dalla collaborazione con la Rete Nazionale di Coordinamento interuniversitario per la Formazione Continua. Quest’organo si propone, in analogia con le Reti analoghe già esistenti in tutti i Paesi dell’UE, di collaborare attivamente nella definizione delle strategie e le politiche di Formazione degli Adulti e di Aggiornamento Ricorrente dei laureati.

 

In conclusione possiamo dire che manca ancora un dibattito ampio e diffuso sul tema del LLL. Lo sviluppo della Società dell’Apprendimento e della Conoscenza richiederebbe maggiore attenzione e crescente impegno economico e di ricerca, nell’interesse generale del Paese, per mantenere  o accrescere la sua competitività in settori avanzati, i soli in grado di mantenere lo standard economico dell’Italia ai livelli attuali. Gli obiettivi posti dal Consiglio di Lisbona nel 2000, per una economia europea sempre più competitiva a livello planetario sin dal 2010, vedranno il Paese sempre più in ritardo rispetto ai partner europei e quindi attori marginali.

 

di Elena Maddalena, Agenzia Nazionale Socrates Italia


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