Gli otto punti chiave proposti dagli esperti della Commissione Europea per rilanciare il programma di lavoro 2010 e aventi per oggetto il potenziamento dei processi di istruzione e di formazione, indispensabili per tutti, ma particolarmente per quanti sono a rischio di emarginazione sociale, hanno suscitato un notevole interesse anche nel nostro Paese e sono meritevoli di qualche approfondimento.
The eight key competences identified include:
1. Communication in the mother tongue;
2. Communication in foreign languages;
3. Basic competences in maths, science and technology;
4. Digital competence;
5. Learning to learn;
6. Interpersonal, intercultural and social competences, and civic competence;
7. Entrepreneurship
8. Cultural expression.
These are underpinned by basic skills, and include ‘horizontal components’ such as critical thinking, creativity, the European dimension, and active citizenship. Taken together, they contribute to achieving personal fulfilment, active participation and improve a person’s employability.
Mi limito ad alcune rapide note di commento, osservando ab initio che si tratta di fattori educativi evidentemente interagenti dai quali il rinnovamento scolastico europeo non può in alcun modo prescindere e che connotano, peraltro, quella spinta propulsiva in atto nel nostro sistema formativo. Come non pensare, ad esempio, all’importanza dell’acquisizione di competenze approfondite nel settore scientifico e tecnologico? Basta riprendere le conclusioni dell’ultima indagine Pisa, Programme for International Student Assessment, che assegnava all’Italia una posizione di coda nella relativa graduatoria internazionale.
Né è ancora possibile giustificarsi con il riferimento all’ipoteca neoidealistica che confinava la scienza in un ruolo marginale, considerandola un insieme di schemi pratici il cui valore teorico e concettuale era minimo. Acquisita l’indubbia valenza costruttiva delle discipline scientifiche, la riflessione va intesa in senso più ampio perché non può che riguardare taluni inquietanti e drammatici aspetti della società odierna quali la disoccupazione, la riqualificazione professionale e il processo di integrazione dei tanti che nel nostro Paese cercano asilo e lavoro. Analoghe sono le considerazioni sulle competenze informatiche il mancato possesso delle quali, sia in re sia in prospettiva, costituisce un limite spesso insormontabile per la ricerca di un’occupazione.
La metodologia del ragionare e dell’apprendere occupa un posto di rilievo pedagogico nella nostra scuola, che spesso lamenta la mancanza di un seria impostazione di studio nei propri allievi. Si tratta di un problema complesso poiché l’insegnante, pur consapevole del fatto che l’intervento didattico è condizionato dai livelli individuali di apprendimento, deve adoperarsi affinché i propri alunni raggiungano in maniera ottimale i traguardi prefissati per i singoli ordini di scuola.
Si comprende dunque la necessità di una bussola che guidi e orienti gli studenti nei diversi ambiti del conoscere e dell’agire. In proposito, mi sembra che l’importanza attribuita a livello europeo al learning to learn vada oltre il frequentare la scuola, rappresentando un buon viatico per affrontare poi in maniera consapevole l’inserimento nel mondo del lavoro.
Un altro argomento di scottante attualità concerne l’acquisizione dell’attitudine imprenditoriale; si tratta di un’esigenza che, in linea con lo spirito del tempo, vuole sospingere i giovani, al termine di un determinato percorso di studi, ad avviare e gestire in prima persona un progetto di vita che possa anche includere attività economiche. A tal fine, occorre predisporre un più efficace collegamento fra le strutture scolastiche, le imprese e le associazioni industriali e artigianali, ma più in generale è necessario favorire nei giovani un abito mentale flessibile e adattabile al cambiamento epocale, denso di incognite e di rischi, ma pur sempre ricco di occasioni di crescita e di valorizzazione individuale.
Talune perplessità desta il concetto di “espressione culturale” il cui significato non è facilmente determinabile. Mi piace supporre che esso indichi la cultura in senso generale, ossia il potenziale intellettuale e civile di un determinato popolo, da sviluppare in sé e in dimensione europea. In tal senso si tratta davvero di un principio chiave e del tutto condivisibile.
Nessun dubbio sugli elementi trasversali, ciascuno dei quali è pienamente valido. Il pensiero critico, che è autonomia di giudizio e rifiuto del dogmatismo aprioristico; quello creativo inteso in funzione di antidoto rispetto a paradigmi umani poco appaganti; infine, la cittadinanza attiva come acquisizione di valori utilizzabili e praticabili e presa di posizione sui problemi che hanno per oggetto il bene comune.
Concludo: gli otto punti fondamentali e i collanti trasversali ad essi connessi definiscono l’essere della scuola europea, ma certamente caratterizzano il dover essere della stessa, un traguardo da raggiungere o forse una meta ideale cui tendere.
di Roberto Antonucci, Agenzia Socrates Italia