
Dall'ottobre 2003 il Comune di Venezia e le scuole veneziane aderenti alla "Rete Irene" (*) sono impegnate nella realizzazione di ATLANTE (*), un progetto Comenius 2.1 incentrato sull’ideazione e la sperimentazione di un modello innovativo di educazione ai diritti umani, in una logica interdisciplinare che coinvolge alunni ed insegnanti dalla scuola dell'infanzia al termine della scuola superiore.
Com’è nata l’idea del Progetto?
L’idea è maturata durante il corso “Costruiamo un progetto europeo per le nostre scuole” promosso dal Comune di Venezia, Itinerari Educativi. Vi parteciparono molti coordinatori di progetti europei in via di attuazione, principalmente Comenius 1. La tematica rilevante emersa nel corso "Come insegnare agli alunni i Diritti umani, insegnare loro a proteggerli e non violarli, educare al rispetto di se stessi e degli altri, educare all’autostima ed alla responsabilità collettiva" e l’urgenza di attivarci in merito, in quanto educatori, ci portarono a pensare alla costruzione di una rete di scuole nel nostro territorio. Sottoscrissero l’accordo sei scuole veneziane di diverso ordine e grado (dalla scuola dell’infanzia alla scuola superiore di secondo grado) e nacque così la Rete Irene. In quanto ideatrice e promotrice del progetto, la Rete divenne l’istituzione capofila ed individuò nell’Istituto Barbarigo Sarpi la sede legale. Le sei scuole hanno attivato all’interno gruppi di lavoro, in contatto con istituzioni, associazioni non governative, enti locali attivi sul territorio.

Con quali obiettivi specifici?
Il progetto, coordinato dalla Rete Irene, è stato sviluppato da un ampio partenariato internazionale di cui fanno parte in totale 13 organizzazioni, scuole, università italiane ed estere. Un partenariato così ampio e ben organizzato è stato il frutto di precedenti esperienze di cooperazione all’interno del Programma Socrates o di altri progetti nazionali o europei?
Sicuramente! Abbiamo contattato scuole, istituzioni. Organizzazioni con cui avevamo collaborato ed attuato altri progetti Socrates. Siamo stati fortunati a trovare partner interessati al progetto in Bulgaria, Grecia, Irlanda e Spagna.
Come si è svolta la cooperazione e qual è stato il valore aggiunto di un partenariato così esteso?
Il forte legame di amicizia e collaborazione, la condivisione di intenti, una buona organizzazione, un continuo e regolare scambio di informazione, precise e chiare consegne di lavoro, l'esatta definizione di ruoli e di tempi, hanno caratterizzato il rapporto di cooperazione per tutta la durata del progetto. I meeting internazionali, distribuiti ad hoc nei due anni e sempre coincidenti con la stesura definitiva degli output, hanno creato coesione in un gruppo così ampio, portatore di esperienze utili proprio perché diverse. Diversità è ricchezza.
Quale metodologia è stata applicata per arrivare a definire un curriculum europeo sull’educazione ai diritti umani?
Ricerca azione (Learning by Doing) co-operative learning.
La metodologia suggerita dal progetto mette i bisogni degli alunni al primo posto, facendo in modo che essi siano gli artefici del loro apprendimento, soprattutto e attraverso il contatto con la realtà. Teoria e pratica debbono accompagnare il processo formativo di ogni discente.
Quali sono gli aspetti più innovativi del progetto?
Il lavoro in partnenariato con scuole, università e centri di formazione insegnanti ha portato alla produzione di output che crediamo possano costituire il punto di partenza per un effettivo insegnamento dei Diritti Umani nella scuola e che, migliorati da altri colleghi, possano effettivamente rispondere ai bisogni della società del terzo millennio.
Tra questi, i risultati più significativi sono rappresentati da:
- la creazione di un prototipo di curriculum verticale
- la realizzazione di un prototipo di INSET, un corso di formazione per insegnanti in servizio (In-Service Training for teachers)
- la produzione di materiali e percorsi didattici progettati come guida per gli insegnanti in Europa
La qualità nella gestione del progetto emerge dalla precisa implementazione di ogni fase dalla preparazione, alla realizzazione, al post-processing. Quali attività hanno caratterizzato le diverse fasi del processo?
Quattro step successivi hanno scandito l'intera durata del progetto permettendo a tutti i partner di lavorare secondo una schedulazione precisa e di apportare il loro prezioso contributo nelle diverse fasi.
Fase 1° PREPARAZIONE
La prima fase del progetto è stata dedicata all'analisi e allo studio di materiali sui Diritti umani, utili sia alla formazione degli insegnanti che degli alunni ed al fondamentale scambio di esperienze fra scuole partner, sulla tematica dei diritti umani.
Un questionario d'indagine sui pregiudizi e sull'atteggiamento degli alunni nei confronti dei diritti umani, somministrato in tutte le scuole partner, ha rappresentato un importante punto di partenza per evidenziare le tematiche più urgenti su cui riflettere.
Infine, l'apertura del sito internazionale dedicato al progetto Atlante (*) è stata funzionale fin dall'inizio per l'inserimento e la condivisione della documentazione raccolta e per offrire la possibilità di consultazione a tutti gli insegnanti ed operatori interessati.
Fase 2° PRODUZIONE
Fase 3° TESTING
Una serie di workshop nelle scuole partner ha permesso di testare e di perfezionare il prototipo di INSET messo a punto.
Fase 4° DISSEMINAZIONE
L'ultima fase del progetto è stata dedicata alla disseminazione dei risultati, attuata attraverso vari canali, a partire dall'organizzazione di sette seminari nei paesi partner, a Sofia, Siviglia, Aranjuez e Oradea e tre città dell'Emilia Romagna, Bologna, Parma e Forlì, che hanno coinvolto scuole in altre province. A conclusione del progetto, la produzione di un CD-ROM che approfondisce tutti gli aspetti del progetto ci ha dato l'opportunità di condividere il lavoro di due anni con i colleghi d'Europa.
Infine, il Convegno conclusivo a Venezia, dove 70 insegnanti provenienti da paesi Europei hanno potuto conoscere il progetto, presentato in tutte le sue fasi da tutti i partner.
Dalla documentazione sul sito del progetto stesso risulta un’attenzione costante alla valutazione del processo e del suo impatto sulle istituzioni partecipanti. Com’è stata strutturata? C’è stata una valutazione interna o esterna?
C’è stato un costante feedback fra i gruppi di lavoro nelle scuole ed i loro rappresentanti nella rete e nel partenariato europeo durante tutte le fasi (con sperimentazione di alcune parti di percorsi pratici in alcune classi)
La valutazione interna è stata effettuata dall’ IRRE Emilia Romagna, ente di formazione e ricerca accreditato presso il MIUR. La valutazione esterna è stata affidata ad esperti in campo giuridico, metodologico-didattico e filosofico di spagna romania ed italia.
Gli obiettivi originari sono stati raggiunti?
Con nostra grande sorpresa e soddisfazione, SÍ
Qual’è stato l’impatto delle attività sulle scuole, sugli insegnanti e sugli alunni che in 5 paesi diversi hanno partecipato all’esperienza?
Buono il coinvolgimento degli insegnanti in numerose scuole, sia nella nostra regione, in Emilia Romagna, sia nei paesi partner. Ai seminari di disseminazione in Europa ed al convegno finale hanno partecipato insegnanti di scuole non aderenti alla rete ed i corsi INSET hanno visto la partecipazione in media di 15/20 insegnanti di scuole europee, a Venezia ed a Verona.
Già molte scuole hanno inserito nel loro piano annuale alcuni percorsi DU che sperimenteranno nelle classi.
E quali saranno gli sviluppi futuri del curriculum europeo sull’educazione ai diritti umani?
Ci auguriamo che anche il nostro lavoro possa contribuire alla definizione di un curriculo europeo sui Diritti Umani che prepari i giovani ad affrontare le sfide del cambiamento con consapevolezza, impegno e determinazione, cooperazione.
Fra i principali output del progetto l’organizzazione di due corsi Comenius 2.2 /Gruntvig (inseriti nel catalogo):
- il primo a Cordova nel settembre 2004 dedicato al tema delle libertà fondamentali;
- il secondo, dedicato agli aspetti legati ai diritti sociali nell'era della globalizzazione ha avuto luogo dal 22 al 26 novembre scorso, a corollario del convegno internazionale che ha concluso il progetto. Una settimana di formazione sull'Educazione ai Diritti Umani, alla quale hanno partecipato 70 insegnanti in rappresentanza di 11 diversi paesi europei, tra i quali 20 italiani, 19 rumeni, 12 spagnoli e gli altri provenienti da Cipro, Francia, Grecia, Lituania, Norvegia, Portogallo, Slovenia e Turchia. Cosa hanno rappresentato i due corsi?
I corsi Comenius/Grundvig, considerati un follow-up di Atlante, hanno rappresentato un momento importante del percorso di formazione. I temi trattati hanno visto la tematica dei diritti umani inseriti in un’ottica piu ampia ed evidenziato le problematiche educative piu urgenti che la scuola deve affrontare. Provvedere alla formazione degli insegnanti e garantire loro una formazione continua significa migliorare la qualità dell’insegnamento. Se la formazione avviene, come nel nostro caso, in ambito internazionale, la ricaduta è maggiore poiché entra in gioco il fattore relazionale: amicizia, contatti per lavori futuri, scambi di idee ed esperienze, accettazione delle opinioni degli altri.
Il Programma del corso, che ha segnato la conclusione del progetto a novembre 2005, era stato concepito in modo da affrontare un ampio spettro di argomenti correlati ai diritti umani di seconda e terza generazione (Welfare, sviluppo umano, ambiente, pace, minoranze) con contributi pluri e interdisciplinari di tipo giuridico, sociologico, economico, filosofico e pedagogico. Tutti i materiali didattici sono stati forniti in inglese ed i più importanti sono stati tradotti in italiano, spagnolo e rumeno.
Il Convegno conclusivo del 25 novembre scorso a Venezia è stato occasione di riflessione e momento importante per la disseminazione dei risultati a livello locale, nazionale ed europeo, così come l’ampia documentazione ed i materiali didattici messi a disposizione sul sito.
La conclusione del progetto ha influenzato la pianificazione futura?
Sì, i buoni risultati ottenuti ci spingono a pensare che il progetto possa continuare, arricchito di nuovi contributi frutto delle sperimentazioni in corso nelle scuole. È già prevista una continuità nel rapporto di cooperazione stabilito con le istituzioni partner: per valorizzare i risultati del progetto si sta pensando alla costituzione di una rete europea preposta alla formazione continua sui temi dei diritti umani.
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A cura di Valentina Riboldi