All’Agenzia Socrates Italia sono pervenute in questi giorni circa cinquanta candidature per organizzare visite di studio Arion 2006/2007. È un dato che merita più di qualche riflessione perché doppio rispetto a quello già elevato degli anni scorsi. Va premesso che la Commissione europea invita i singoli Paesi, sulla base del principio della reciprocità, a presentare un numero di proposte di formazione pari al 10% delle borse individuali Arion concesse. Ciò significa che l’Italia avrebbe dovuto presentarne in catalogo una ventina. Invece, come detto, si è andati ben oltre le aspettative.
È stato dunque premiato lo sforzo dell’Agenzia per far emergere e valorizzare, attraverso una attività di formazione/informazione costante e capillare, le numerose, vivaci realtà locali cui non manca la voglia di progettare e di confrontarsi sull’affascinante terreno della cooperazione europea.
Tuttavia il fatto in sé desta meraviglia perché la gestione di una visita di studio Arion è materia complessa e impegna a fondo, e a lungo, le energie degli organizzatori i quali non possono contare se non su supporti logistici ed economici autonomamente individuati. Stimolati dall’ampiezza della partecipazione, abbiamo voluto approfondire l’argomento e ne sono emerse indicazioni interessanti.
In primo luogo, buona parte dei formulari ci è stata trasmessa dagli istituti secondari di secondo grado i cui organi collegiali vanno acquisendo il significato autentico della collaborazione transnazionale che non si esaurisce nella semplice partecipazione, ma è anche impegno nell’accogliere. Inoltre, confermando la situazione riscontrata in altre azioni del programma Socrates, si fa definitivamente giustizia della vulgata che vorrebbe un Mezzogiorno disimpegnato o passivo rispetto alle iniziative di respiro europeo. Basta considerare il fatto che più della metà delle candidature è pervenuta da Sicilia, Calabria, Puglia e Campania.
Ancora, le tematiche educative indicate sono apparse ben rispondenti alle attese di una scuola europea in fase di rapido mutamento. Si pensi ad esempio ai problemi, attualissimi, relativi all’apprendimento/insegnamento delle materie scientifiche, all’alternanza scuola-lavoro, alle politiche di orientamento.
Elementi molto positivi, come si vede. Ma c’era da risolvere il problema del numero elevato delle candidature, anche per evitare che la molteplicità dell’offerta italiana disperdesse i partecipanti stranieri in minuscoli gruppi di interesse o, peggio, determinasse la cancellazione di talune visite. Del resto, la stessa Commissione europea si è espressa in tal senso.
E come potare a cuor leggero una pianta così rigogliosa di propositi, tutti, sulla carta, qualitativamente validi? La soluzione del problema è stata demandata al Ministero dell’Istruzione che ha operato saggiamente, iniziando con l’accettare non più di un progetto per ciascun istituto proponente. Una scelta necessaria che pure ha penalizzato coloro i quali, sulla base di un’intelaiatura operativa ben consolidata, intendevano assumersi la non semplice responsabilità di una conduzione plurima.
Più in generale, la selezione è stata operata in funzione dell’aderenza delle tematiche agli obiettivi di Lisbona e alle priorità generali indicate da Bruxelles, tenuto conto anche del principio di un’equilibrata rappresentanza regionale.
Per concludere, e senza voler forzare il significato delle precedenti osservazioni, Arion si mostra azione viva e vitale. A trent’anni dalla nascita essa è indubbiamente nella fase della piena maturità e tutto lascia pensare che continuerà a svolgere un compito di rilievo anche nell’ormai prossimo Programma integrato.
Vanni Ferrari, Agenzia Socrates Italia