Il 1° febbraio scorso è stato pubblicato il Libro Bianco su una Politica Europea di Comunicazione, il terzo importante passo della Commissione europea verso un rapporto più diretto con i cittadini, che fa seguito al Piano d’Azione per la comunicazione del luglio 2005 e al Piano D per la democrazia, il dialogo e il dibattito dell’ottobre dello stesso anno.
Ma perché tutti questi documenti? Si tratta di tappe successive di un processo: il Piano d’azione illustrava infatti le azioni che la Commissione avrebbe dovuto intraprendere per operare una riforma delle sue attività di comunicazione, con azioni immediate da intraprendere subito, il Piano D gettava le basi di un dibattito ad ampio raggio sull’Unione europea – a che serve, dove sta andando e cosa dovrebbe fare - mentre il Libro Bianco torna a concentrarsi sulla comunicazione tra i cittadini e i responsabili delle politiche dell’UE, occupandosi anche di quanto può essere fatto a lungo termine, negli anni e nei decenni successivi a venire.
I Libri bianchi della Commissione sono documenti che contengono proposte di azione dell’UE. In linea generale, essi fanno seguito a un processo di consultazione promosso da un Libro verde, come per il famoso Libro Bianco sull’istruzione e la formazione curato da Edith Cresson nel 1995. In questo caso specifico - politica di comunicazione - non c’è stato bisogno di un libro verde dal momento che è lo stesso libro bianco ad avviare il processo di consultazione e a proporre idee per azioni che possano essere svolte insieme dai diversi operatori del settore.
Lo scopo principale del Libro Bianco è di mobilitare tutti gli attori chiave – istituzioni ed enti europei, stati membri, autorità locali e regionali, partiti politici e società civile – al fine di creare un senso comune di impegno e partecipazione.
In esso vengono proposte cinque aree in cui intraprendere azioni comuni:
Il coinvolgimento delle realtà locali è un fattore chiave per aumentare la percezione dell’influenza e della stretta interconnessione tra le decisioni prese a livello centrale - a Bruxelles - e la vita di tutti i giorni nei singoli Stati. La realtà economica di un paese o di una regione, ad esempio, è parte integrante di una più ampia comunità economica, quella europea, appunto. Parallelamente, lo sviluppo dei trasporti non può avvenire a prescindere dalla più ampia rete dei trasporti continentale.
Questi sono sicuramente settori importanti, dove il risvolto diretto è più immediato. Ma l’Unione europea fa anche molto altro, e talvolta le sue azioni destano critiche ed ostilità: migliorare la comunicazione vuol dire dunque anche ampliare le consultazioni – peraltro da sempre messe in atto - prima di prendere decisioni, aprendo nuovi canali di contatto diretto tra le istituzioni e i cittadini e, una volta intrapresa l’azione, trasmettere con chiarezza le motivazioni, per creare una maggiore sintonia.
La collaborazione con i media, secondo Margot Wallström, responsabile della Comunicazione presso la Commissione, deve essere potenziata e non consistere semplicemente nell’inoltro di comunicati stampa, ma, possibilmente suscitare uno spontaneo interessamento dei media, per giungere a fornire una copertura piena, continuativa e corretta degli affari europei. A tal fine, le istituzioni europee vengono sollecitate a fornire ai media notizie dettagliate e argomentate, ed a creare partnership con le reti e gli operatori dell’informazione.
Inoltre è previsto un potenziamento del servizio di Europa via satellite il servizio che fornisce, via satellite e Internet, ai giornalisti la copertura delle attività europee. Benché EbS (Europe by Satellite) sia già piuttosto apprezzato, l’impegno è a mettere a disposizione materiale più articolato e ancora più curato, con più storie, un’informazione più bilanciata e immagini più vive.
Nel Libro Bianco si parla anche della creazione di una “sfera pubblica europea”: i luoghi dove discutere di politica e di questioni di attualità, tenersi aggiornati ed esercitare i propri diritti politici. A livello nazionale, l’informazione su questi temi la si riceve normalmente a scuola o dai media, e la discussione avviene principalmente tra amici, colleghi o nelle associazioni, mentre i diritti politici vengono esercitati tramite il voto. Quello che manca, e di cui si auspica la creazione, è un equivalente a livello europeo.
Infine, l’educazione trova posto anche nel nuovo Libro Bianco, con una menzione speciale per i programmi come Socrates e Leonardo da Vinci. Se infatti l’istruzione rimane materia di competenza dei singoli Stati, questi programmi offrono nuove opportunità di apprendimento agli studenti di tutta Europa. Altri programmi, poi, cercano di colmare il “divario digitale” offrendo a più persone la possibilità di aggiornarsi tecnologicamente. Inoltre, il Libro Bianco avanza un suggerimento concreto, e cioè la creazione di uno European Teachers’ College, un Collegio europeo dei docenti – eventualmente sotto forma di una rete che colleghi gli istituti di istruzione esistenti in tutta l’Unione, in modo che gli insegnanti possano apprendere l’uno dall’altro ed elaborare strumenti comuni per l’insegnamento di discipline europee. Gli insegnanti sono caldamente invitati a dire la loro su questo tema.
La Commissione invita tutti i cittadini ad esprimere la propria opinione e a partecipare al dibattito in forma elettronica, collegandosi al sito Internet plurilingue appositamente creato o inviando il proprio contributo a mezzo postale a:
Consultazione sul libro bianco
Commissione europea
Direzione Generale Comunicazione
B-1049 Bruxelles
Belgio
La consultazione durerà fino alla fine di luglio, dopodiché la Commissione fornirà il feedback e elaborerà, insieme con gli operatori del settore, dei piani d’azione.
di Lorenza Venturi, Agenzia Socrates Italia