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An Irish Coffee



di Maria Rita De Filippo
Istituto Comprensivo “D. Lentini” - Lauria – PZ


Corso: "An intensive course for non-native teachers of English
Dublin, Ireland

La comunicazione dell’Agenzia Nazionale Socrates che il nostro gruppo avrebbe avuto la sovvenzione Comenius 2.2 per la formazione in servizio presso l’Emerald Cultural Institute di Dublino ci riempì di gioia e di orgoglio.
Avevamo lavorato un anno intero a quel progetto controllando innumerevoli volte che fosse tutto a posto. Quella è stata l’unica volta nella nostra carriera d’insegnanti che abbiamo aspettato settembre con ansia. L’estate passò in un momento!
Finalmente ci ritrovammo il giorno della partenza, emozionate, all’aeroporto di Fiumicino: Antonietta Ametrano, M.Franca Cantisani, M.Rita De Filippo, Francesca De Rango, Mirella De Rosa, M.Giuseppina Flora, Anna M. Vetromile, Elena Vocca.
Otto docenti di lingua inglese provenienti da quattro scuole di due paesi diversi ma vicini: Lagonegro e Lauria.

Il nostro era ed è un gruppo già collaudato, non nuovo a queste esperienze e da tempo impegnato nella diffusione e propagazione della lingua inglese in una delle aree più povere dell’Italia meridionale.
Compito duro e impegnativo tuttavia anche ricco di soddisfazioni e di successi come essere riusciti ad andare insieme in Irlanda, Paese sempre sognato e raccontato ai nostri alunni attraverso Wilde e Joyce, la “countryside”, i pubs, la costa e tanto altro ancora.


Lunedì 6 Settembre, primo giorno di scuola.

Felici di trovarci con colleghi provenienti da tutto il mondo e consapevoli che si trattava di un’occasione unica e forse irripetibile ma preoccupate di non fare “bella figura”, di non essere all’altezza della situazione.
Eppure, in quelle due meravigliose settimane non abbiamo vissuto un solo momento di disagio.
I nostri teachers hanno usato le metodologie più efficaci e innovative per l’insegnamento/apprendimento della lingua inglese divertendoci e coinvolgendoci ad ogni ora di lezione.
Se si sbagliava qualcosa, l’errore non era mai rilevato sul momento e mai corretto direttamente e questa è stata la prima cosa che abbiamo messo in pratica con i nostri alunni al ritorno in Italia.

La scuola, perfettamente organizzata, ci fece trovare il programma per le due settimane nelle nostre cartelline di colore... verde. E cominciammo a prendere confidenza con i nostri teachers.
In particolare, Maura, la bella e giovane docente che ha trascorso più ore con noi e che era anche la nostra preferita.
Ogni mattina c’erano attività diverse e attraenti quali: drama, board games, role plays, listenings e readings, songs, rymes, drawings, movies, Internet, … un vero spasso!

Il pomeriggio si svolgevano soprattutto attività di tipo culturale: orientation per la splendida e civilissima Dublino, visite guidate, spettacoli teatrali, shopping.

E la sera, dopo cena, pubs, pubs, e ancora pubs! Forse i più belli del mondo, con musica popolare dal vivo e affollati da rudi, orgogliosi ma gentili Dublinesi.

L’Irish coffee è un piacere che non ha prezzo!


La scuola si preoccupò anche di organizzarci il primo week-end: destinazione Isola di Aran.
L’oceano Atlantico in tempesta faceva venire i brividi e … la nausea.
Tutti noi apprezzammo e invocammo Shakespeare e il suo … qualunque porto nella tempesta.
Arrivate sull’isola le gambe non ci reggevano ma durò poco.

Fummo, poi, sopraffatte dalla magia e dalla bellezza del posto: la campagna verde smeraldo, i cottages con il tetto in paglia, i muretti in pietra a secco, le onde che s’infrangevano rabbiose sulla scogliera, il silenzio rotto solo dalle grida degli uccelli e dal vento dell’Ovest, i vecchi marinai con la pelle del viso indurita, quasi immobile ma con gli occhi vivaci e guizzanti, dai modi bruschi e sbrigativi tuttavia accoglienti e rispettosi.

E sulla via del ritorno le fantasticherie, i pensieri arditi: “chissà, poter rimanere qui per sempre … far perdere le proprie tracce …”


Il 18 settembre, giorno del ritorno in Italia, purtroppo era arrivato.
Questa volta all’aeroporto di Dublino i nostri visi erano tutti malinconici e tristi. Saremmo rimaste volentieri qualche altro giorno ma, naturalmente, non era possibile. Ci confortava sapere che avevamo appreso tante cose in più e che ora eravamo desiderose di sperimentarle sul campo, con i nostri ragazzi, nella nostra realtà.

Non era un’impresa facile
, ci attendevano classi numerose, locali inadatti, strumenti multimediali poveri e obsoleti, monte ore destinato alla lingua inglese a dir poco ridicolo.
Eppure, i nostri alunni a settembre capirono che qualcosa era cambiato. Le lezioni erano diventate più interattive e coinvolgenti, drammatizzazioni, games, group works, softwares e CDroms sostituivano e sostituiscono sempre più spesso il libro di testo.
Il metodo è diventato a pieno diritto quello comunicativo e l’insegnamento della grammatica deduttivo. Situazioni reali vengono simulate in classe con gran divertimento dei ragazzi che di volta in volta si trovano proiettati virtualmente in aeroporti, supermercati, negozi.

E ogni tanto qualcuno di loro dice: “com’è bella l’ora d’Inglese!”
In quel momento, il nostro pensiero va a Dublino, all’Emerald Cultural Institute, ai colleghi stranieri con cui siamo rimasti in contatto, alle famiglie che ci hanno ospitato e siamo grate all’Agenzia Socrates e ai nostri dirigenti per averci dato questa opportunità sperando di poterne avere ancora altre.



 


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