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1976-2006: Trent'anni di cooperazione europea nell'istruzione

Oggi gli studenti hanno la possibilità di compiere parte dei propri studi in un altro paese europeo e nel farlo esercitano una quinta libertà: la libera circolazione delle idee. L'esposizione diretta ad altre culture e ad altre lingue aiuta a superare i pregiudzi, a sviluppare l'apertura mentale e a creare cittadini europei consapevoli. Ma è stato solo vent'anni dopo il Trattato di Roma che questa libertà ha iniziato a prendere corpo.

È appena uscita, per i tipi delle Pubblicazioni Ufficiali delle Comunità europee, questa Storia della cooperazione europea in ambito istruzione e formazione professionale. Ne è autrice Luce Pepin, per dieci anni capo dell’Unità europea della Rete Eurydice, oggi impegnata a sostenere all’interno della Commissione il cammino verso gli Obiettivi 2010, nel contesto dell’ormai noto ai nostri lettori processo di Lisbona. Accanto a lei, nella ricostruzione degli eventi, personaggi che di questa storia sono stati i protagonisti: Hywel Jones, Domenico Lenarduzzi, Carlo Frediani, Angelique Verli, Alan Smith, André Kichberger, Raymond Georis, Lesley Wilson, spinti verso la realizzazione dell’opera da David O’Sullivan, segretario generale della Commissione dal 2001 al 2005 e dal precedente Direttore Generale dell’Istruzione e cultura, Nikolaus Van der Pas.

Immagine tratta dall'archivio DIA di IndireIl lavoro è stato presentato ai Ministri dell’Istruzione dell’Unione, riuniti in sede di Consiglio, il 23 febbraio 2006, celebrando così il 30esimo anniversario del Primo programma comunitario in materia d'Istruzione (febbraio 1976). La prima versione disponibile di questo lavoro è in francese, seguiranno a breve quelle inglese e tedesca*. Purtroppo non sembra prevista una versione in altre lingue; peccato, perché una sua più ampia diffusione aiuterebbe a capire il presente di un difficile e faticoso percorso verso l’unione dei popoli europei ed a trovare, con umiltà, una strada di possibili soluzioni.

Il volume ha infatti un sottotitolo da considerare chiave di lettura del testo ed anche, a mio parere, dei tempi non facili che l’Unione europea sta vivendo. Il sottotitolo è: Come si costruisce l’Europa - Un esempio. Più chiaramente, come scrive Van der Pas nell'introduzione: "Questo libro parla di un’avventura: di come progressivamente si è costruita l’Europa dell’istruzione e della formazione. Facendo questo descrive, attraverso un esempio, come, concretamente, si costruisce l’Europa".

Il lavoro segue una metodologia cronologica, descrivendo molto puntualmente, con un ricco apparato di note, le varie tappe che hanno portato a considerare l’istruzione e la formazione al centro - in francese dicono au coeur - della strategia economica e sociale dell’Unione per il 2010. Non in questa sede possiamo ricordare i piccoli e grandi successi di coloro che hanno creduto nel contributo che l’istruzione può dare alla costruzione di un'Europa dei popoli e che per essa si sono impegnati. Il nostro intento, per ora, è solo quello di invitare i tanti frequentatori del nostro sito alla lettura del volume, convinti che le molte scoperte che si possono fare nel testo possono dare o rafforzare il senso profondo delle attività di cooperazione nelle quali le nostre scuole sono coinvolte. Perché, come scrive nel suo contributo D. Lenarduzzi: "È importante constatare come l’educazione, che inizialmente non era una dimensione naturale della costruzione della Comunità, ha potuto svilupparsi al punto tale da diventare un modello di cooperazione comunitaria, fondato essenzialmente sulla mobilitazione e il coinvolgimento della grande maggioranza dei responsabili dei processi educativi e di tutti i diversi attori".

Immagine tratta dall'archivio DIA di IndireLeggendo il lavoro di Luce Pepin ho ancora sentito il sapore delle emozioni e della soddisfazione provata per i piccoli e grandi cambiamenti che abbiamo vissuto ed ai quali abbiamo dato il nostro contributo attraverso la partecipazione dell’allora BDP alle varie iniziative, prima di tutto attraverso Eurydice, la rete d’informazione sull'istruzione in Europa, una volta riservata ai responsabili della politica e dell’amministrazione in materia, della quale facciamo parte fin dal lontano 1985 in rappresentanza del nostro paese.

Penso al lancio difficile, nella seconda metà degli anni '80, dei primi programmi come Comett, Erasmus, Petra, Lingua: senza base giuridica né budget, fra mille resistenze da parte di molti stati membri, che vedevano in questi un’ingerenza nei loro sistemi, ma che nel tempo si sono imposti, con successo, sul terreno, testimoniando ed interpretando il desiderio di cooperazione fra coloro che potevano parteciparvi.
Penso al Trattato di Maastricht, quando finalmente si dette, con l’art. 149, legittimità alla cooperazione, pur nel rispetto delle autonomie sui sistemi. Mi viene in mente l’uscita, nel 1993, del Libro Bianco di J. Delors su "Crescita, competitività e occupazione", nel quale si metteva in evidenza il ruolo essenziale dell’educazione, o del successivo Libro Bianco "Insegnare ed apprendere – verso la società conoscitiva". Tutti sassi importanti in uno stagno di diffidenza e resistenza. E finalmente nel ’95 la raccolta delle esperienze nei due grandi contenitori: Socrates e Leonardo, rinnovati nel 2001, con Grundtvig, la nuova azione rivolta agli adulti con la quale la prospettiva dell’educazione per tutta la vita assume una dimensione concreta.

Mi piace concludere citando un brano della testimonianza di H.C.Jones: "L’affascinante storia degli sviluppi della cooperazione comunitaria in materia di educazione raccontata in questo lavoro ci fa capire chiaramente che l’evoluzione dell’Unione europea si è affidata alla comunità dei popoli piuttosto che ad un progetto di natura puramente economica. Mette in evidenza il ruolo centrale dell’educazione e della formazione nella realizzazione dell’intero potenziale dell’Unione e dei suoi popoli. L’educazione è il perno fra le politiche economiche e sociali, fra competitività e coesione sociale; è la forza motrice dell’innovazione del cambiamento sociale. L’educazione è il miglior modo per esplorare la ricchezza che rappresenta la diversità europea e per sviluppare un sentimento d’appartenenza all’Europa come dimensione essenziale dell’identità di ciascun individuo. Sono sempre stato intimamente convinto che l’Unione non si farà senza la partecipazione attiva dei sistemi educativi."

Il nuovo millennio sembra avere recepito le speranze, i suggerimenti. Il Consiglio dei Ministri - a Lisbona nel 2000 - nel definire le proprie strategie, conferma istruzione e formazione al centro della crescita dell’Europa della conoscenza e mobilita tutte le forze coinvolte verso obiettivi forti: l’Unione deve fondarsi su un’economia della conoscenza quanto più competitiva possibile. 2007-2013: sarà lo spazio per i nuovi programmi che nella loro elaborazione sembrano avere recepito esperienze ed idee.

Nonostante i segnali politici ed economici che ci vengono da più parti, come le difficoltà di avere un nuovo trattato o le crisi economiche di tutti, la storia della cooperazione europea in materia d'istruzione ci aiuta a continuare a coltivare le nostre speranze di far crescere le nuove generazioni nel senso di appartenenza ad un'Europa insieme, come dice un titolo dei nostri progetti Comenius: "Crescere in Europa, comprendere le nostre diversità, celebrare la nostra unità"

 

Fiora Imberciadori, Coordinatore Agenzia Socrates Italia

 

 


*La versione francese del libro è attualmente in vendita (Euro 35) sul sito dell'Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee. La versione inglese sarà disponibile in aprile/maggio 2006. Una versione tedesca è in programma per la fine dell'anno.


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