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In Europa il tempo volge al bello, almeno nella prospettiva giovanile

L’istituto di rilevazione Eurobarometro svolge periodicamente, per incarico della Commissione, indagini sui tanti aspetti e problemi che agitano l’altalenante convivenza fra i cittadini dell’Unione. Un recente sondaggio ha inteso fotografare il sentire sovranazionale dei giovani europei. Il breve contributo che segue si propone di commentarne alcune voci e di rapportarle a quanto la nostra Agenzia, tramite le azioni di cooperazione Socrates, conosce della situazione giovanile.

Negli ultimi anni si sono moltiplicate gli studi sulla realtà giovanile all’interno dell’Unione che, presentando ancor oggi una debole coesione socio-culturale, avverte l’esigenza di comprenderne, anche per meglio finalizzare le politiche comunitarie, aspettative e orientamenti.

In tal senso, Eurobarometro, per conto della Commissione europea, ha condotto un’ampia ricerca, i cui esiti costituiranno il punto di partenza di un imminente convegno sui giovani: una settimana di riflessione dedicata alle attese e ai problemi di coloro che devono offrire un contributo decisivo per il rafforzamento dell’identità comunitaria.

L’indagine distingue gli juniores in due fasce di età e in due categorie, quelli che vivono nei Paesi che da tempo rientrano nell’Unione e coloro che risiedono negli Stati che solo di recente ne sono entrati a far parte; e, per consentire un utile confronto generazionale, ha interessato anche un campione significativo di seniores. Essa può essere definita come un caleidoscopio di immagini riflesse di idee e di stati d’animo plurinazionali aventi per oggetto l’essere e il futuro del Vecchio Continente. Mi propongo semplicemente di esprimere talune considerazioni di carattere generale e mi pare di poter osservare che l’insieme delle risposte fornite a domande specifiche aiuti a capire quale visione abbiano i giovani di una realtà, quella europea, i cui paradigmi politici e valoriali restano problematici.

Per i giovani europei l'UE significa soprattutto libertà di viaggiare, studiare e lavorare in un altro Paese dell'UnioneÈ positivo il fatto che non traspare un atteggiamento rinunciatario e si intuisce che va diffondendosi, per dirla con Paolo Pombeni, commentatore politico e docente di storia dell’Europa presso l’ateneo bolognese, il senso di partecipazione al lentissimo lavoro di edificazione di una comunità sovranazionale; un impegno che implica assunzione di responsabilità e scelte personali dotate di significato.

Aggiungo che le risposte fornite, se non denotano un autentico entusiasmo, mostrano comunque un genuino interesse nel costruire insieme il futuro. Più di due secoli or sono, Immanuel Kant, in riferimento alla necessità di un’assidua vigilanza critica nel campo del sapere e dell’agire, si era domandato se e in quale misura fosse lecito sperare; penso che i nostri concittadini di età compresa fra quindici e ventiquattro anni ritengano illusorio abbandonarsi alla semplice utopia, ma più realisticamente tendano verso quel miglioramento comunitario che la storia prepara soltanto attraverso l'opera di ciascuno.

Pure, essi vogliono contare di più. Non a caso, rivestono un notevole interesse le risposte fornite ai tre argomenti precipui del sondaggio:

  • le aspettative,
  • l’impegno per la cittadinanza attiva e consapevole,
  • la necessità di tener conto degli obiettivi di Lisbona.

Il quesito iniziale si articola in tre segmenti ulteriori, il primo dei quali ha per oggetto gli spazi che i giovani, all’interno dell’Unione, possono sfruttare per motivi di studio o di lavoro. I relativi dati sono del tutto positivi.

Anche il concetto di democrazia diffusa incontra un notevole consenso, ma la formulazione della domanda sembra in qualche modo precondizionare la risposta. Rispetto agli impegni concreti che l’Unione dovrebbe assumere, gli juniores fanno riferimento ad una strategia di ampio respiro politico che sia in grado di contrastare la disoccupazione e la marginalità sociale e di svolgere una più incisiva azione di mantenimento della pace e della sicurezza. Tuttavia, a riprova del fatto che si è ancora lontani dal concetto di patria comune (recentissimi episodi di stampo colbertista ed utilitaristico lo testimoniano), la maggioranza di quelli che vivono nell’Europa occidentale paventa il trasferimento di attività produttive oltre i propri confini nazionali.

Solo 4 su 10 giovani sentono che la loro opinione è tenuta in considerazione in EuropaPer quanto attiene alla seconda richiesta, più della metà degli interpellati è dell’avviso che la propria voce non sia tenuta nella giusta considerazione. Un’ulteriore zona d’ombra è rappresentata dall’atteggiamento di disimpegno rispetto allo svolgersi della vita politica dell’Unione, fors’anche per la sua modesta capacità operativa che non dovrebbe disperdersi nella gestione di questioni minute e spesso insignificanti, ma adoperarsi per risolvere autentici e gravosi problemi di interesse generale. In tal modo, il credito acquisito sarebbe spendibile in funzione del rafforzamento del potenziale europeo dei giovani che si alimenta e trae beneficio non da suggestioni ed espressioni retoriche ma da fatti e soluzioni concreti.
Precisando ulteriormente, si induce che essi trovano più soddisfacente ampliare il loro sentimento transnazionale tramite quelle forme di aggregazione suggerite dallo spirito del tempo e da quello della propria età; è evidente il riferimento ai vari tipi di associazionismo contemporaneo.

L’ultimo item li interroga su taluni obiettivi prefissati a Lisbona e riferiti in maniera specifica alla crescita complessiva dell’Unione che dovrebbe diventare - hoc erat in votis - una potenza economica di grandezza primaria. I giovani credono in questa ipotesi, gli adulti sono più realisticamente prudenti.

Non ho una riflessione di sintesi da proporre, ma gli elementi del sondaggio, pur con i limiti intrinseci ad una siffatta modalità di rilevazione, confermano le consolidate percezioni di cui la nostra Agenzia dispone. Dai progetti di cooperazione che in questi anni ci sono pervenuti e dai molteplici contatti con gli insegnanti, avviati anche nei seminari di formazione da noi svolti nell’ultimo quinquennio, è possibile indurre che gli studenti italiani, e non solo loro, abbiano inteso la mobilità scolastica di taglio europeo sia come un laboratorio di cooperazione democratica sia come una preziosa occasione per meglio acquisire il significato della cittadinanza comune.

Alcuni pensatori contemporanei, ad esempio Von Foerster, Maturana e Morin, particolarmente interessati alla epistemologia della complessità educativa, sono dell’avviso che la centralità del soggetto che apprende non è soltanto un valore ma rappresenta l’essenza stessa dell’imparare perché pone il discente come protagonista del suo processo di crescita. Tale considerazione riguarda, a mio parere, tutti quei giovani che partecipano in maniera attiva a progetti di collaborazione, modificando in tal modo se stessi in chiave transnazionale.

Concludo: le immagini della attuale condizione giovanile sono spesso negative, ma la convergenza tra i dati dell’indagine condotta da Eurobarometro e quanto da noi avvertito in loco induce a pensare che la piena unità di popoli tra loro solidali non sia una meta ideale, ma un traguardo raggiungibile purché essa sia meglio condivisa e fatta propria dalle nuove generazioni.  

di Roberto Antonucci, Agenzia Socrates Italia   

 



L'indagine citata, “Youth takes the floor” Young Europeans’ concerns and expectations as to the development of the European Union, è disponibile in inglese e francese sul sito di Eurobarometro.

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