CLIL: appunti sullo stato dell'arte in Italia
Le esperienze scolastiche a favore del bilinguismo nascono in Italia all'inizio degli anni '90 con la caratteristica di essere circoscritte alle scuole secondarie, principalmente non statali.
Il Liceo Linguistico Europeo, istituito come corso sperimentale dalla Direzione Generale Scuole Non Statali nel 1992/93, ha coinvolto circa 100 scuole, prevedendo negli ultimi tre anni l'insegnamento di una o più materie di vari ambiti attraverso una lingua veicolare.
La sperimentazione del Liceo Classico Europeo nasce a partire dal 1992 in 17 Licei Classici statali. Si differenzia dalle altre scuole statali in quanto è un collegio residenziale in cui gli studenti possono fare esperienza della vita in comunità. A partire dal secondo anno una materia del curricolo, che è organizzato secondo una struttura modulare, è insegnata in lingua straniera.
Per il Liceo Linguistico Europeo e il Liceo Classico Europeo è stato difficile trovare insegnanti qualificati sia nella lingua straniera sia nella disciplina specifica; per questo motivo la scelta della materia da insegnarsi in un'altra lingua è stata a volte casuale.
Sempre a partire dal 1992 sono state avviate sperimentazioni di "classi internazionali" in vari Licei Scientifici: erano previste sia nel biennio sia nel triennio ore di storia-geografia in lingua straniera con il supporto di un insegnante madrelingua a fianco del docente titolare italiano.
Infine, dal settembre 1998 alcuni Istituti Magistrali hanno potuto sperimentare un nuovo indirizzo di studi denominato "Liceo della Comunicazione": negli ultimi tre anni di corso veniva offerto l'apprendimento di una materia in una lingua straniera.
Nuovi scenari si sono aperti alle scuole di ogni ordine e grado con il DPR 275/99, che, garantendo l'autonomia alle scuole, ha offerto la possibilità di sperimentare nuovi contenuti e nuove metodologie didattiche. In particolare l'art. 4, comma 3, afferma che "nell'ambito della autonomia didattica possono essere programmati... percorsi formativi che coinvolgono più discipline e attività nonché insegnamenti in lingua straniera..." .
All'inizio del 2000 numerosi Istituti Tecnici e Professionali, alcune scuole medie ed elementari in varie regioni d'Italia iniziano ad avviare "piccoli" percorsi CLIL anche grazie al Progetto Lingue 2000, finanziato dalla Legge 440/97, che offriva risorse per sperimentare moduli CLIL della durata di 20 ore in inglese, francese, tedesco e spagnolo.
Al termine del Progetto Lingue 2000, nel 2003, il panorama vede una conoscenza diffusa in tutte le regioni dell'approccio CLIL, praticato in tutti i gradi scolastici. Sicuramente più dinamiche appaiono le Scuole Secondarie di Secondo grado ove sono state messe in atto varie tipologie di offerta, così riassumibili:
* Organizzazione di progetti a livello di singole scuole. Esperienze organizzate in base a risorse "interne", che vedono una diffusione in tutta la nazione: Sicilia, Puglia, Marche, Lazio, Emilia Romagna, Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia-Giulia risultano le regioni più attive nei progetti organizzati autonomamente.
* Organizzazione di reti. Ad esempio la Rete CLIC di Udine che comprende vari istituti della città. Grazie a contributi di sponsor (banche, fondazioni, consorzi, ecc.) vengono organizzate attività di formazione quali conferenze di sensibilizzazione, seminari di studio e di valutazione. La rete ha coordinato le richieste dei finanziamenti Socrates-Lingua B, riuscendo ad ottenere per molti docenti la mobilità per i corsi all'estero.
* Organizzazione di progetti da parte di Uffici Scolastici Regionali oppure da IRRE. Ad esempio:
Nuove prospettive sono state aperte dalla recente approvazione del Decreto Legislativo 226 del 17 ottobre 2005, che ha messo a fuoco una scelta "istituzionale" per il CLIL. Nel Liceo Linguistico vengono previsti sia l'insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua inglese a partire dal terzo anno, sia l'insegnamento di una disciplina non linguistica nella seconda lingua comunitaria a partire dalla classe quarta (cfr. Art. 7 del citato decreto). Nel quinto anno di tutti i Licei viene previsto l'insegnamento, in lingua inglese, di una disciplina non linguistica compresa nell'orario obbligatorio a scelta dello studente (cfr. Art. 2, comma 3 del citato decreto).
La scelta di rendere obbligatorio un approccio didattico sinora attivato nelle scuole su base volontaria può giocare un duplice effetto: quello di "normalizzare" esperienze già avviate, ma anche quello di attivare meccanismi di rifiuto da parte di docenti che non si sentono preparati per questa nuova modalità di insegnamento. Una risposta alle perplessità dei docenti è sicuramente l' offerta di percorsi formativi che garantiscano le competenze linguistiche e metodologico-didattiche necessarie per insegnare una materia in lingua straniera sia a livello di formazione iniziale sia a livello di formazione in servizio. Ciò richiede un alto impegno a livello istituzionale e forti azioni programmatorie: condizioni essenziali per creare il futuro docente "europeo".