Da oltre trent’anni alla Commissione europea, Alice Copette si è occupata a lungo dei programmi europei in materia di formazione professionale (Petra prima, Leonardo da Vinci in seguito). Tra i suoi incarichi merita essere menzionata la lunga esperienza in materia di gestione delle risorse umane e nel campo dell’economia sociale.
Sig.ra Copette, perché ultimamente si parla tanto di valorizzazione nei programmi europei d'istruzione e formazione - Socrates e Leonardo in primis, ma anche in tutti gli altri programmi della DG Istruzione e Cultura come Cultura 2000, Gioventù e Cittadinanza - e che cosa si vuole intendere esattamente con questo termine?
Nel corso degli ultimi quattro/cinque anni l’attenzione della Commissione europea, e anche della Direzione Generale Istruzione e Cultura, si è sempre più orientata alla qualità e all’impatto che i programmi e i progetti europei hanno sui sistemi d’istruzione e formazione e sulle prassi a livello nazionale e regionale, e quindi indirettamente anche sulla vita dei cittadini europei. È estremamente importante che gli investimenti effettuati ogni anno attraverso le migliaia di progetti europei possano dare vita a dei risultati di qualità, duraturi nel tempo e capaci effettivamente di apportare un miglioramento in termini d'innovazione all’interno dei nostri sistemi. Ebbene, la valorizzazione ha proprio questo obiettivo: da una parte diffondere, rendere più visibili e facilmente accessibili i risultati dei progetti europei in materia d'istruzione e dall’altra favorirne il loro trasferimento e utilizzo da parte di un’utenza più vasta, facilitandone allo stesso tempo la messa a sistema.
Quando parlo di risultati mi riferisco a diverse tipologie che, come ben sapete, variano a seconda dei nostri programmi: esperienze, pratiche, metodologie, forme di cooperazione internazionale ma anche prodotti più tangibili. Attenzione: spesso si confonde la valorizzazione con la semplice attività d’informazione e comunicazione. La valorizzazione va al di là di questo; essa va anche al di là della semplice informazione e diffusione dei risultati (elemento comunque essenziale): la valorizzazione mira all’utilizzo dei risultati, alla loro "perenizzazione". Dovrebbe essere naturale che i risultati ottenuti grazie a dei progetti europei non restino relegati agli archivi di chi li ha realizzati, ma vengano trasferiti e condivisi con altri potenziali "utilizzatori": ebbene, la realtà è purtroppo ben diversa. Con qualche eccezione, la vita della maggior parte dei progetti europei termina con la fine del loro finanziamento: la ricchezza rappresentata dai risultati è spesso dimenticata e si preferisce ben spesso "reinventare la ruota" piuttosto che capitalizzare su quanto di buono già esiste - sprecando così tempo e denaro.
Per fortuna, anche all’interno delle politiche europee di istruzione e formazione, cultura, gioventù, si sta ora rafforzando la consapevolezza di quanto sia importante valorizzare i risultati. I nuovi programmi europei in materia hanno tradotto questa consapevolezza in misure e azioni specifiche a sostegno della valorizzazione, previste a partire dal 2007.
La DG EAC, dunque, ritiene che sia importante puntare su una maggiore diffusione dei risultati per ottenere quel trasferimento a sistema delle buone prassi che è alla base del metodo di coordinamento aperto, secondo il quale, pur lasciando agli Stati membri la sovranità in materia d'istruzione, si vuole ottenere una progressiva convergenza dei sistemi d'istruzione verso le finalità principali dell'Unione. Ma come è possibile questo in pratica, e quali ruoli possono avere la Commissione e le Agenzie nazionali in questo processo?
Sono d’accordo con la similarità tra il processo di valorizzazione e il metodo di coordinamento aperto. In entrambi i casi, si tratta di un processo di cooperazione, di scambio e di condivisione mirato all’arricchimento della conoscenza e al raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di Lisbona. Il processo di valorizzazione all’interno dei programmi europei in materia di istruzione e cultura avviene a vari livelli e coinvolge vari attori: i coordinatori ed i partner dei progetti in primo luogo, che hanno secondo me un obbligo direi quasi "morale" di valorizzare il frutto del proprio lavoro; ma anche strutture intermediarie che possono fungere da ponte verso un livello più ampio, quello regionale, nazionale o settoriale. Le agenzie nazionali hanno in questo senso un ruolo importantissimo da svolgere: non solo in termini di accompagnamento e sensibilizzazione dei progetti; ma anche e soprattutto come promotori di azioni di valorizzazione a livello nazionale. Penso in particolare ai vari eventi che spesso le agenzie nazionali organizzano per presentare i risultati dei progetti ai potenziali utilizzatori (i responsabili nelle scuole, università, nelle imprese, i decisori politici, ecc.). Penso anche agli investimenti fatti negli ultimi anni a livello nazionale per sviluppare sistemi informatici di accesso ai risultati, come ad esempio lo European Shared Treasure
. Le competenze delle agenzie nazionali in materia di valorizzazione saranno perciò ampliate in vista della nuova generazione di programmi, che come sapete sarà ancor più decentralizzata rispetto all’attuale. Di conseguenza, anche i mezzi a disposizione della valorizzazione dovranno essere rafforzati.
La Commissione europea sostiene la valorizzazione dei risultati su un piano invece più "europeo": cito, a titolo d’esempio alcuni dei nostri "cantieri", come l’evento europeo di valorizzazione previsto per novembre 2006 sul tema del dialogo interculturale, oppure l’ambizioso progetto di realizzazione di una piattaforma elettronica per l’accesso a tutti i risultati dei nostri programmi. Come vedete, ciascuno è chiamato, nei limiti delle proprie capacità e competenze, a contribuire a questo processo che deve essere condiviso dai vari attori impegnati nei nostri programmi.
Il nuovo programma Lifelong Learning, che raccoglie l'eredità di Socrates e Leonardo, prevede, a fianco delle quattro azioni base - Comenius, Erasmus, Leonardo e Grundtvig - un programma cosiddetto "trasversale" con quattro attività principali, di cui una sarà, appunto "una maggiore attività di diffusione e valorizzazione dei risultati". Ci può illustrare meglio come funzionerà questo aspetto e quale sarà il suo impatto sui futuri progetti di cooperazione in materia di apprendimento permanente?
Per quanto riguarda il nuovo programma di apprendimento permanente, la valorizzazione sarà presente in due modi:
Ciò significa innanzi tutto che ogni nuovo progetto presentato all’interno di una qualsiasi delle azioni di base dovrà prevedere all’interno del suo piano di lavoro delle attività di valorizzazione specifiche (grandi o piccole che esse siano, ciò dipenderà evidentemente dalla natura dei progetti stessi). Tali attività andranno pianificate "ex-ante": cioè fin dall’inizio del progetto. La valorizzazione va infatti preparata ed integrata nei progetti fin dall’inizio: attendere la fine di un progetto per preoccuparsi del futuro dei suoi risultati è irresponsabile e non più accettabile perché è uno spreco di risorse.
La misura di valorizzazione trasversale invece sosterrà "progetti multilaterali" per il trasferimento delle buone pratiche a livello europeo con l’obiettivo di creare delle "infrastrutture" stabili a sostegno della valorizzazione (in tal senso il ruolo delle reti europee sarà primordiale per la valorizzazione). La misura trasversale potrà infine finanziare studi e analisi di bisogni, think-tanks e osservatori della domanda. La valorizzazione infatti considera l’analisi dei bisogni (la domanda) l’elemento chiave di un progetto: un risultato ha possibilità di successo e di perenizzazione solamente se incontra la domanda, se ha un suo "mercato" potenziale ed è concepito fin dall’inizio per rispondere a bisogni ben precisi.
Purtroppo non è ancora chiaro quale sarà l’ammonto finale destinato alla misura trasversale. Mi auguro che questa misura innovativa finalizzata ad incrementare l’impatto di programmi e a sostenere la messa a sistema delle migliori pratiche esistenti, non subisca tagli importanti perché questo sarebbe un vero passo in dietro rispetto all’enorme lavoro realizzato finora.
Spesso però si ha l'impressione, leggendo le indicazioni della Commissione al riguardo della valorizzazione dei risultati dei progetti, che queste misure siano tarate su progetti condotti in larga scala, come possono essere le reti Comenius o Erasmus, o i progetti delle azioni centralizzate Lingua e Minerva, o ancora i progetti pilota Leonardo, che beneficiano di budget di centinaia di migliaia di Euro. Cosa ci si può aspettare, concretamente, in termini di valorizzazione, da un partenariato Comenius 1 o Grundtvig 2, che con 1500-2000 Euro all'anno deve già coprire tutta la mole di lavoro derivante dalla progettazione, realizzazione e rendicontazione delle attività? Può un progetto tra istituti scolastici essere così innovativo da meritare di essere "trasferito a sistema"? E, in caso affermativo, quali sono gli strumenti messi a disposizione dalla Commissione e quali i consigli concreti che si possono dare ai conduttori di queste attività?
Non è che ogni “micro” progetto debba essere sistematizzato. Come dicevo prima, la valorizzazione è la diffusione e il trasferimento dei risultati non solo verso i sistemi ma anche verso le pratiche e nuovi utenti in generale. Quello che un piccolo partenariato Comenius 1 o Grundtvig 2 realizza in termini di esperienze e risultati, può essere estremamente interessante e utile per altri progetti. Ecco perché è importante diffondere il lavoro svolto e di pensare a renderlo duraturo nel tempo, ovviamente impiegando mezzi adeguati, a seconda delle capacità e possibilità dei partner e senza puntare troppo in alto. Quando si parla di valorizzazione bisogna essere realisti: non ci si può certo attendere da tutti i progetti lo stesso impatto e lo stesso sforzo di valorizzazione. Ai piccoli partenariati, che però spesso realizzano progetti veramente meritevoli, consiglio di cercare delle "soluzioni esterne" per valorizzare i propri risultati: appoggiarsi ad esempio a reti esistenti, a strutture più grandi, a partner privati, magari specializzati in materia di comunicazione e diffusione, a strutture intermedia durante o dopo il progetto. Anche le agenzie nazionali dovrebbero (e in molti casi già lo fanno) sostenere attività complementari di valorizzazione finalizzate certo non al singolo piccolo progetto, ma ad esempio ad un insieme di "micro-progetti" di uno stesso programma che lavorano su un tema specifico. In tal modo le possibilità di impatto saranno maggiori senza gravare ulteriormente sulla mole di lavoro dei piccoli partenariati.
Per chi volesse saperne di più: eac-unite-c3@cec.eu.int; http://europa.eu.int/comm/dgs/education_culture/valorisation/index_en.html
