L’analisi dei progressi viene effettuata sulla base di 29 indicatori ed è centrata sui cinque benchmark adottati per il 2010 e considerati cruciali per il raggiungimento di un livello accettabile del sistema educativo e formativo europeo, tale da renderlo competitivo con quello di paesi come gli USA, il Giappone, la Cina.
I 5 benchmark riguardano:
1) Abbandono scolastico:
non più del 10% di giovani fra i 18 e i 24 anni devono essere costretti ad
abbandonare gli studi
2) Innalzamento del livello di
istruzione: l’85% di giovani fra i 20 e i 24 anni deve aver conseguito
un titolo di studio di scuola secondaria superiore
3) Acquisizione delle competenze di base: diminuzione
del 20% dei giovani minori di 15 anni con scarse abilità di
lettura-scrittura
4) Apprendimento lungo tutto l’arco della
vita: necessario almeno il 12,5% di adulti in
formazione
5) Laureati in materie scientifiche: 15% in
più, con una contemporanea riduzione dello sbilanciamento fra il numero di
laureati uomini e il numero di laureate donne.

Questi i principali risultati evidenziati dal rapporto in riferimento ai
5 benchmark.
Abbandono scolastico
Anche se c’è stato un miglioramento
nella percentuale degli abbandoni precoci, la media europea, ferma al 14,9 %, è
considerata ancora troppo alta, soprattutto per gli squilibri nei progressi fra
i diversi stati. La raccomandazione che emerge dal rapporto è di accelerare i
progressi continui degli ultimi anni.
In termini di cifre, fra gli stati con
le percentuali di abbandono scolastico più basse troviamo la Polonia (5,5%), la
Slovacchia (5,8%) e la Repubblica Ceca (6,4%) e molti altri dei nuovi stati
membri. L’Italia è molto lontana da questi dati - e anche dalla media europea -
ed è ferma ad un 21,9% (comunque migliore del 25,3% registrato nel 2000).
Innalzamento del livello di istruzione
Questo benchmark
viene considerato strettamente correlato con quello riguardante la
partecipazione all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, essendo
indispensabile aver raggiunto il livello di istruzione secondaria superiore per
poter accedere alle opportunità formative offerte dal life long learning.
Attualmente la media UE è del 77,3% (era il 76,3% nel 2000), quindi sono
necessari ancora sforzi considerevoli per poter raggiungere quell’85% richiesto
per il 2010, dovendo passare dall’attuale media annuale dell’0,2%
all’1,5%.
Fra gli stati che hanno già raggiunto - e in alcuni casi superato -
il traguardo dell’85% troviamo la Slovacchia (91,5%), la Repubblica Ceca (90,3%)
e la Polonia (90%). L’Italia si colloca fra i 9 stati membri che sono ancora al
di sotto della percentuale richiesta essendo ferma al 72,9% (ma era al 68,8% nel
2000).
Acquisizione delle competenze di base
La diminuzione del
20% nel numero di alunni con basse abilità di lettura-scrittura, significa
passare da dato di partenza del 19,4% (2000) a un 15,5% (200.000 in meno, in
cifre assolute) nel 2010. L’analisi di questo benchmark, basata sui risultati
dell’indagine OCSE PISA 2003, indica che nessun progresso è stato fatto dal 2000
al 2003, ed anzi in alcuni casi c’è stato un peggioramento che si traduce in una
media UE scesa al 19,8%.
Gli stati migliori sotto questo punto di vista sono
la Finlandia (passata dal 7 al 5,7%) e l’Irlanda (stabile all’11%). L’Italia
purtroppo, insieme a stati come Grecia, Lussemburgo, Slovacchia, Germania,
Portogallo e Spagna, registra un aumento nella percentuale di alunni con basse
abilità di lettura-scrittura, essendo passata dal 18,9% (2000) al 23,9%
(2003).
Apprendimento lungo tutto l’arco della
vita
Per quanto riguarda questo benchmark, nel 2005 la media UE ha
raggiunto il 10,8% (era del 7,9% nel 2000). I progressi fatti fanno quindi ben
sperare in un raggiungimento dell’obiettivo del 12,5% entro il 2010. Il rapporto
tuttavia ricorda come ulteriori miglioramenti possono essere raggiunti in certe
aree, per esempio nel ridurre le disuguaglianze nella partecipazione fra i
diversi gruppi della popolazione, disuguaglianze basate su fattori
socio-economici, sociali, anagrafici e di genere.
Per quello che riguarda i
singoli stati, i maggiori progressi si registrano in Svezia (dal 21,6 al 34,7%)
e in Gran Bretagna (dal 21 al 29,1%). L’Italia, che comunque - rispetto a paesi
in cui l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita è considerato da sempre
parte integrante del sistema di istruzione e formazione - sconta un ritardo di
molti decenni, registra un aumento dello 0,8% (dal 5,5 al 6,2%).
Laureati in materie scientifiche
In questo settore la UE
supera già in cifre assolute sia gli USA che il Giappone, tuttavia non riesce a
far fruttare questo vantaggio, avendo ancora un numero inferiore di laureati che
lavorano nel settore della ricerca (sia in termini di cifre assolute che
relative) rispetto ai due colossi mondiali. Il rapporto quindi raccomanda di
sviluppare e rendere attraente il mercato del lavoro nel campo della ricerca per
poter trattenere i propri laureati ed attrarre quelli dei paesi extraeuropei.
La percentuale di laureati in materie scientifiche è cresciuta del 16% fra
il 2000 e il 2003, rispetto all’obiettivo del 15% per il 2010. Fra i paesi con
il tasso di crescita più consistente (più del 10% all’anno fra il 2000 e il
2003) troviamo anche l’Italia (12,8% di media, 18,2% nel 2003).
Molta strada
invece resta ancora da fare per ridurre il divario fra donne e uomini, altro
obiettivo del benchmark, essendo la percentuale di donne laureate in discipline
scientifiche ferma a un 31,1% a livello europeo (ma è del 35,7% in Italia). Gli
stati più “virtuosi” da questo punto di vista si rivelano l’Estonia (42,5%),
Cipro (42%) e il Portogallo (41,5%).
Il testo integrale del rapporto e i dati completi su cui è basato sono disponibili sul sito della Commissione europea, alla pagina Education and Training, Diverse Systems, Shared Goals
di Francesca Sbordoni, Agenzia Socrates Italia